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L'OPERAZIONE

T-Mobile-Sprint, la Fcc dà il via libera alla fusione. Ma c’è l’incognita legale

Dopo l’approvazione da parte del Dipartimento di Giustizia, il deal ha l’ok dell’Authority grazie al voto decisivo del chairman Repubblicano Ajit Pai. Ma 13 Stati Usa hanno fatto causa per bloccare l’operazione temendo danni all’innovazione e ai consumatori

17 Ott 2019

Patrizia Licata

giornalista

La Federal Communications Commission ha approvato la fusione tra i due operatori mobili americani T-Mobile Us e Sprint. L’operazione da 26,5 miliardi di dollari aveva suscitato lo scetticismo del regolatore perché restringe il mercato mobile da quattro a tre player. Ma il dipartimento di Giustizia ha dato l’ok in estate imponendo dei “rimedi” e ora è arrivato anche il via libera dell’ente federale che vigila sulle comunicazioni. Netta, tuttavia, la spaccatura nei voti dei commissari lungo le linee dei partiti: hanno approvato i due Repubblicani e si sono opposti i due Democratici. Decisivo il sì del presidente della Fcc, Ajit Pai, molto vicino a Donald Trump.

I “rimedi” per salvare la concorrenza

La fusione tra il terzo e il quarto maggiore operatore di rete mobile degli stati Uniti è stato proposto da T-Mobile ad aprile 2018. Il dipartimento di Giustizia Usa aveva dato il via libera a luglio imponendo come condizione la vendita del business delle prepagate di Sprint, rappresentato dal marchio Boost Mobile, alla società della Tv via satellite Dish Network. La nuova telco mobile dovrà anche fornire a Dish accesso alle sue 20.000 torri mobili e altre infrastrutture.

Secondo il dipartimento di Giustizia, grazie ai “rimedi” imposti per aprire il mercato mobile a Dish Network, il merger migliora la concorrenza e rende più veloce il lancio del 5G combinando i due player più “deboli” (rispetto ai giganti Verizon e At&t) per creare un player più forte. I termini del deal soddisfano anche Dish, che con gli asset ceduti da Sprint e T-Mobile diventa il nuovo numero quattro del mercato mobile americano e ha a disposizione lo spettro ridondante dei due big.

Procuratori generali in causa per bloccare il deal

Anche dopo l’approvazione della fusione tra Sprint e T-Mobile da parte delle autorità federali, resta pendente la causa intentata dai procuratori generali di 13 stati Usa guidati dall’attorney general dello stato di New York e da quello della California. La causa contro Sprint e la capogruppo Softbank e contro T-Mobile e la capogruppo Deutsche Telekom sostiene che il deal non può andare avanti perché danneggia i consumatori: porterà all’aumento dei prezzi finali. Il dibattimento in aula è previsto per il 9 dicembre.

La causa a livello statale, depositata già a giugno, mira a ottenere dal tribunale una sentenza che ordini lo stop alla fusione tra Sprint e T-Mobile che, secondo i procuratori generali, minaccia la concorrenza di mercato e farà aumentare le tariffe della telefonia mobile.

Le condizioni imposte dal dipartimento di Giustizia rendono più difficile per i procuratori generali statali vincere in tribunale e ribaltare il deal, ma la missione dei 13 Stati non è impossibile: secondo gli esperti possono bloccare il deal se dimostrano che la vendita degli asset a Dish non andrà a buon fine come previsto.

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