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SCENARI

Tim-Open Fiber, riflettori sulla newco delle reti

Politica e sindacati favorevoli a un’unione degli asset strategici. E anche per gli analisti appare la strada maestra

06 Apr 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

575 milioni di euro: a tanto ammonterebbe l’investimento di Cassa depositi e prestiti in Tim per aggiudicarsi una quota all’incirca del 5% di qui al 13 aprile, deadline per poter avere voce in capitolo all’assemblea del 24 aprile chiamata a deliberare anche sull’ingresso dei 6 nuovi consiglieri proposti dal fondo Elliott.

Ma al di là della spesa, l’entrata in scena di Cdp rappresenta il segnale più forte e concreto di ciò che si annuncia da anni: la creazione di una newco delle reti. Il progetto di scorporo in casa Tim è stato notificato all’Agcom e dunque si procede nella roadmap verso la cosiddetta Netco, “creatura” che sarà controllata al 100% da Tim e disporrà di asset e personale dedicato.

Ma soprattutto l’entità separata potrà fare da volàno a quel progetto agognato da molti di una società delle reti in cui far confluire gli asset-Paese. Se fino a un paio di anni fa nella newco si asupicava l’ingresso di attori quali Vodafone e Wind, ora è su Open Fiber che si sono accesi i riflettori. Arrivare a una forma di accordo o di integrazione, che eviti la duplicazione di infrastrutture e consenta di accelerare la costruzione della rete di nuova generazione è un tema all’ordine del giorno da mesi. L’integrazione, ca va san dire, è quella fra le reti di Tim e gli asset di Open Fiber. E l’entrata in scena di Cdp può rappresentare la base forte di partenza. Da non sottovalutare il ruolo di Bernabè: il neo eletto vice presidente di Tim non solo non considera “ostile” – nei confronti di Vivendi – l’ingresso di Cdp nel capitale di Tim – “Cdp deciderà ciò che vuole. In assemblea si contano i voti, vediamo che succederà”, ha dichiarato ai giornalisti a margine del workshop “The European House Ambrosetti” – ma è da sempre stato fautore dello scorporo.

Una liaison fra Tim e Open Fiber avrebbe fra l’altro, almeno sulla carta, il via libera della politica ed anche dei sindacati: “E’ necessario ricondurre a sintesi unitaria, nell’ambito di Tim, l’esperienza di Open Fiber, per evitare l’inutile spreco di una duplicazione della rete di nuova generazione”, si legge nella nota congiunta a firma dei segretari generali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, Fabrizio Solari, Vito Vitale e Salvo Ugliarolo. “Il via libera del consiglio di Cassa Depositi Prestiti all’ingresso diretto nel capitale di Telecom, con un ruolo di garante dell’interesse nazionale e dell’integrità dell’impresa, rappresenta una prima buona notizia e potrebbe costituire il presupposto per una ritrovata stabilità della governance di Tim con risorse adeguate a sviluppare i processi digitali e di innovazione preziosi per il Paese. Siamo molto interessati a questo progetto che, se sarà tale, non potrà che vederci impegnati per la sua piena realizzazione”, affermano i sindacati.

Anche per molti analisti ed esperti il matrimonio sarebbe auspicabile: “Secondo noi è un elemento molto importante per la prospettiva di piena valorizzazione della rete fissa di Tim”, sottolineano gli analisti di Equita interpellati dall’agenzia Radiocor. “Ci sembra prematuro ipotizzare le tecnicalità che porteranno Cdp nella società della rete (e noi preferiremmo un percorso graduale che passasse dall’Ipo della rete), ma condividiamo l’idea che questo possa essere il punto di arrivo”.

Last but not least l’ingresso di Cdp in Tim è stato accolto più che positivamente dai mercati: il titolo Tim ha registrato un rialzo del 5,5% a 0,8416 euro. Consistenti gli scambi con 201 milioni di azioni passate di mano, ieri erano 162 milioni.

Dopo le prime reazioni a caldo, non sono mancate anche oggi le esternazioni da parte dei politici: “La vicenda Tim-Cdp caratterizzerà inevitabilmente l’inizio di questa legislatura. Qualsiasi decisione verrà presa in futuro dovrà essere improntata alla massima trasparenza”, ha sottolineato Francesco Boccia, deputato Pd. Da parte sua il senatore di Fi Maurizio Gasparri, sottolinea che “c’è da guardare con grande attenzione a ciò che sta accadendo sulla rete e ciò richiederebbe una guida politica che, rispettosa delle imprese private, sapesse dare un indirizzo all’uso di una risorsa di cui lo Stato non può disinteressarsi. Puntiamo i fari su questa vicenda che ha rilevanza strategica per il Paese”.

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