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PRIMO PIANO

Tim, scorporo rete e governance: tutto rimandato a gennaio

Il cda avvia l’istruttoria sulla richiesta di convocazione dell’assemblea da parte di Vivendi. La decisione nel merito nel prossimo board in agenda il 14 gennaio

21 Dic 2018

Federica Meta

Giornalista

Il dossier sulla governance di Tim rimandato al 2019. Il cda si è riunito oggi solo per avviare l’istruttoria sulla richiesta di convocazione dell’assemblea pervenuta da Vivendi. “Preso atto della regolarità formale della domanda, il Consiglio di Amministrazione tornerà a riunirsi il giorno 14 gennaio 2019 per deliberare in merito”, si legge nella nota della compagnia.

Vivendi ha chiesto di convocare un’assemblea “il prima possibile” per nominare i revisori e revocare 5 consiglieri eletti eletti lo scorso maggio in quota Elliott: Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini e Paola Giannotti de Ponti e il presidente Fulvio Conti.

I francesi hanno già individuato la nuova cinquina: si tratta di Flavia Mazzarella, Gabriele Galateri di Genola, Rob van der Valk, Francesco Vatalaro e Franco Bernabè.

“I gravi problemi di governance, i fallimenti e queste nuove tattiche per sprecare tempo al fine di ritardare l’inevitabile, sono opera dei membri del consiglio di amministrazione sostenuti da Elliott e indeboliranno gravemente l’azienda, sia finanziariamente che dal punto di vista sociale – ha detto un portavoce di Vivendi riferendosi all’esito dell’odierno cda di Tim – Inoltre riteniamo che i membri del Cda sostenuti da Elliott siano responsabili per l’andamento negativo del titolo, -40% dal 4 maggio”.

I primi mesi del 2019 saranno dunque cruciali, considerato che in primavera si terrà l’assemblea dei soci. In vista dell’assise Elliott sta già affilando le armi e ha avviato il proxy fight ovvero la raccolta delle deleghe. Il fondo Usa sarebbe intenzionato a salire in Tim, portando la sua partecipazione dall’attuale 8,8% al 10%. Oltre che sul Elliott gli occhi sono puntati anche su Cdp che potrebbe incrementare la sua quota dal 5% al 10%.

Il dossier più importante è quello della rete: Vivendi non intende “liberarsene” anche se al momento non sono chiari i progetti in merito tenendo conto della concorrenza di Open Fiber e quindi di una duplicazione delle infrastrutture che inevitabilmente va a impattare sulla tenuta del business. L’indagine di mercato di Agcom offrirà una base di ragionamento importante ma le valutazioni finali resteranno comunque all’azienda, che certamente si muove in un contesto molto delicato considerando che il governo, con un emendamento alla manovra fiscale, ha creato le condizioni “tecniche” per un’eventuale fusione degli asset di rete Tim-Open Fiber ma soprattutto ha dato la linea “politica”.

Intanto Agcom ha aperto la consultazione sull’analisi coordinata di accesso alla rete fissa ai sensi dell’articolo 50/ter del Codice delle Comunicazioni che riguarda anche lo scorporo della rete Tim.

“In relazione alla valutazione del progetto di separazione legale volontaria di Tim e del suo impatto sugli obblighi regolamentari posti in capo alla stessa, in particolare sotto il profilo della non discriminazione e dell’equivalence, l’Autorità sottopone al mercato il progetto di separazione pervenuto da Tim, richiedendo commenti sulla proposta”, si legge nella nota dell’Authority emessa a seguito del Consiglio, relatori il Presidente Angelo Marcello Cardani e il Commissario Antonio Nicita. “Una particolare attenzione è posta, nel documento di consultazione, al tema dello switch-off volontario dal rame alla fibra (detto anche decommissioning), in aree che raggiungono una significativa copertura della rete in fibra” Da un lato l’Autorità mette in consultazione la proposta presentata da Tim dall’altro semplifica il quadro regolamentare e riduce le tempistiche del processo di sostituzione della sezione di rete primaria in rame (che va dagli armadi stradali fino alla centrale locale) con connessioni in fibra ottica. “Tale sostituzione tecnologica permetterà di rendere più efficienti i costi di gestione della rete di Tim, riducendo il numero di centrali locali dislocate sul territorio italiano.Tale processo stimolerà inoltre la migrazione dei consumatori di tutti gli operatori verso servizi a banda ultralarga, migliorando qualità dell’accesso e capacità di connessione”.

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