IL REPORT

Consolidamento Tlc, Scope Ratings controcorrente: “Improbabile in Europa”

La società spariglia le carte rispetto alle analisi più diffuse: “Nessuna sinergia transfrontaliera, il capex è stabile e non giustifica l’M&A”. E avverte: “Molto attivi i fondi di investimento, ma Kkr-Tim è un’eccezione”

24 Feb 2022

Patrizia Licata

giornalista

Scope Ratings-capex teco-Francia

Non ci sono spazi per il consolidamento delle telco in Europa: con un capex che si manterrà probabilmente stabile nel 2022 , nonostante gli investimenti nelle reti 5G, e un contesto fiscale e monetario per ora favorevole, l’M&A non interessa gli operatori . Lo scrive in un report la società di analisi europea Scope Ratings (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO).

L’outlook creditizio del settore resta “stabile e ciò esclude fusioni e acquisizioni di larga scala e finanziate col debito”.  Nonostante alcuni casi recenti (Vodafone in Italia protagonista del blitz di Iliad conclusosi per ora in un nulla di fatto; i rumors su una possibile offerta di Orange per un operatore in Spagna; e la lunga vicenda Kkr-Telecom Italia) che per molti analisti sono il segnale di movimenti sul mercato, Scope Ratings è convinta che si tratti di tentativi isolati e che né le telco europee né i fondi di investimento e nemmeno i regolatori abbiano grande interesse a operazioni di ampia scala.

M&A in Europa: avrebbe senso solo su scala nazionale

L’M&A resterà una “non priorità” per le telco europee perché non ci sono sinergie transfrontaliere da ricavare da operazioni del genere. “Messa in modo semplice un minuto di traffico mobile prodotto in Germania offre zero vantaggi per un operatore di rete mobile in Italia”. 

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A livello nazionale le acquisizioni avrebbero più senso ma c’è “l’ostilità” della Commissione europea al consolidamento sul mercato mobile perché il numero degli operatori presenti su ciascun mercato (tre o quattro al massimo) è già considerato basso ai fini di una sana concorrenza.

L’unica operazione di consolidamento che appare possibile è quella tra un operatore fisso e uno mobile nello stesso paese, come dimostrato dal recente annuncio dell’acquisizione da parte di Orange Belgium dell’operatore del cavo Voo. Ma, nota Scope Ratings, dopo dieci anni di operazioni di mercato, in Europa restano pochi operatori indipendenti di rete fissa o del cavo.

La scalata dei fondi sulle telco? Improbabile

Quanto all’intervento di investitori del mondo finanziario nel settore delle telecomunicazioni, Scope Ratings ritiene un’eccezione il caso del fondo Kkr e Telecom Italia. Secondo la società di analisi gli investitori sono diventati molto attivi nell’industria telecom per quanto riguarda il segmento dell’infrastruttura, che le torri e le reti in fibra, che forniscono stabilità e visibilità sui flussi di cassa.

“Ci aspettiamo qualche altro nuovo accordo in questa nicchia”, si legge nel report. “Ma è improbabile che gli investitori finanziari si avventurino fino ad acquisire un intero operatore di rete nonostante le speculazioni che circondano Telecom Italia. Anzi, il trend è il contrario: chi possiede gli operatori tende a toglierli dai listini – Altice Europe, Iliad sono ottimi esempi – in seguito a anni di prestazioni deludenti in Borsa perché la crescita egli utili non ha soddisfatto le attese generate dall’Ipo”.

Di conseguenza, basse valutazioni dei titoli e, più di recente, l’aumento dei tassi di interesse sono un deterrente per gli investitori finanziari nei confronti di grossi investimenti nel settore. I grandi operatori europei delle telecomunicazioni come Bt, Deutsche Telekom, Orange e Telefonica, argomenta Scoper Ratings, sono ancora considerati asset nazionali strategici e non possono essere “obiettivo naturale” di fondi di investimento esteri.

Gli investimenti in fibra pesano più del 5G

Scope Ratings scrive anche che nel 2022 gli investimenti nel 5G proseguiranno ma non metteranno sotto pressione i conti delle telco europee. Dopotutto, si legge, “gli investimenti in 5G stanno semplicemente sostituendo i precedenti investimenti nelle reti 2G e 3G, mentre il capex relativo al 4G è in calo nonostante la rapida crescita del traffico sulle reti mobili”.

È invece l’investimento in reti fisse che fa crescere il capex per le telco europee. Scope Ratings fa l’esempio della Francia (anche se il quadro cambia da Paese a Paese): la spesa di capitale nel business mobile è rimasta stabile a circa 2,6 miliardi di euro negli ultimi quindici anni nonostante il traffico dati mobile si sia moltiplicato per 60mila volte e il numero di operatori mobili sia aumentato da tre a quattro con l’ingresso in Francia di Iliad nel 2012. Il 90% della crescita del capex è legata al fisso, ovvero agli investimenti delle telco francesi per passare dalle reti in rame alla fibra e, in particolare, alla fibra al cento per cento, ovvero l’Ftth. È qui che le telco europee stanno continuando a investire, soprattutto nei Paesi dove l’Ftth non è ancora capillare (la media Ue è del 24% di reti full-fiber a fine 2020).

Le telco diventeranno più digitali nel 2022

L’industria delle telecomunicazioni ha dimostrato durante la fase critica della pandemia da Covid-19 di essere quasi immune al ciclo economico e capace di proteggere in modo eccezionale i suoi margini di profitto, afferma ancora Scope Ratings. Nel 2022 le attività di ristrutturazione saranno spinte da due fattori: la necessità di migliorare l’efficienza per contrastare la crescente pressione sui costi; e il desiderio di cogliere i benefici della digitalizzazione, in particolare con l’automazione di un numero maggiore di processi, tra cui procurement e servizi clienti.

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