IL PRESSING

Alphabet, gli investitori chiedono tagli. Licenziamenti in vista?

Tci Fund Management che ha una quota da 6 miliardi di dollari nella casa madre di Google denuncia stipendi troppo alti, staff sovradimensionato e perdite record nella divisione Waymo: “Serve disciplina sui costi”

16 Nov 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Anche per Alphabet potrebbe aprirsi una stagione di licenziamenti: la capogruppo di Google non ha per ora fatto alcun annuncio su possibili tagli del personale, ma a spingerla in questa direzione è un investitore attivista, Tci Fund Management.

Il fondo insiste che il colosso di Mountain View deve ridurre i costi riducendo i dipendenti, anche per tamponare le perdite della divisione dei software per la guida autonoma Waymo. Alphabet, afferma Tci Fund Management, deve adeguare la sua struttura a un periodo di crescita rallentata: “L’azienda ha troppi dipendenti e il costo per dipendente è troppo alto”. Nei giorni scorsi Meta e Twitter hanno annunciato drastiche misure di riduzione del personale.

Stipendi troppo alti nel contesto di crisi

Il fondo Tci è un investitore di Alphabet dal 2017 con una quota che vale 6 miliardi di dollari, secondo quanto riferisce Reuters. Tci afferma che Alphabet dà ai suoi dipendenti stipendi tra i più alti nella Silicon Valley e ha accresciuto il personale del 20% ogni anno dal 2017. Oggi lo staff della capogruppo di Google è il doppio di quello che era cinque anni fa, un costo che l’investitore ritiene insostenibile visto l’attuale contesto macroeconomico.

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Dopo l’acquisizione da parte di Elon Musk, Twitter dimezzerà la sua forza lavoro, mandando via circa 3.700 persone. Meta, a sua volta, licenzierà circa il 13% del personale, pari a 11.000 persone: Mark Zuckerberg ha detto di aver sbagliato le stime sulla crescita dopo la pandemia e di pagare oggi il prezzo della crisi economica, del calo dell’advertising e dell’aumento della concorrenza. Infine Amazon, per ora solo secondo indiscrezioni dei media Usa, starebbe valutando il taglio di circa 10.000 posti di lavoro, il più grande di sempre.

Waymo deve ridurre le perdite

Alphabet, che come Meta risente dell’impatto della crisi sulla pubblicità, si è per ora limitata a indicare che dimezzerà le nuove assunzioni, mentre alla scorsa Code Conference di Los Angeles il ceo Sundar Pichai ha lasciato intendere che potrebbero arrivare dei tagli al personale per rendere il gruppo più efficiente.

Ma all’investitore attivista Tci non basta: “Occorre disciplina sui costi ora che la crescita dei ricavi rallenta”, si legge nella lettera del fondo al Cda e al top management di Alphabet. “La crescita dei costi superiore alla crescita dei ricavi è un segno di cattiva disciplina finanziaria”.  

Tci ha anche chiesto alla casa madre di Google di rendere pubblici gli obiettivi sui margini operativi e di ridurre le perdite nelle attività della divisione Other Bets, che include Waymo e altri progetti speciali. In particolare, gli investimenti in Waymo non sarebbero giustificati e andrebbero “drasticamente” ridotti. Secondo Tci la divisione che sviluppa tecnologia per l’auto autonoma ha generato 3 miliardi di dollari di ricavi ma anche 20 miliardi di perdite operative complessive e tale cifra andrebbe rapidamente ridotta del 50%.

Il crollo dei titoli delle Big tech

I titoli dei cinque maggiori colossi tecnologici Usa hanno perso un totale di 700 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato dal 25 al 38 ottobre per effetto delle deludenti notizie comunicate nei report finanziari. Wall Street ha punito le big tech con un’ondata di vendite.

Amazon è la più impattata: dal 25 al 28 ottobre ha perso 228 miliardi di dollari, di cui quasi 130 miliardi all’apertura dei mercati di venerdì, dopo la pubblicazione della sua trimestrale. Anche Microsoft, Alphabet e Meta hanno visto le loro azioni crollare sulla scia dei report finanziari, rispettivamente lasciando sul tappeto 179 miliardi, 152 miliardi e 102 miliardi di dollari.

Apple è l’unica del gruppo ad aver fornito risultati in linea con le attese degli investitori e la perdita è di “soli” 39 miliardi.

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