Apple nel mirino dell'Ue: accordi sottobanco con le case discografiche? - CorCom

IL CASO

Apple nel mirino dell’Ue: accordi sottobanco con le case discografiche?

In vista del lancio del nuovo servizio di streaming la Commissione vuole capire la politica commerciale dell’azienda e se stia cercando di limitare i servizi concorrenti gratuiti come Spotify

02 Apr 2015

Patrizia Licata

Apple finisce di nuovo nel mirino dell’Unione europea, stavolta per questioni di antitrust. Il Financial Times afferma, in base a fonti confidenziali, che la Commissione europea si sta muovendo nei confronti dell’azienda di Cupertino per capire meglio la natura del suo nuovo servizio di streaming musicale e i suoi rapporti con le etichette discografiche e le società della musica digitale.

La Commissione Ue avrebbe inviato alle case discografiche dei questionari per conoscere quali tipi di accordi sono stati stipulati con Apple e se questi potrebbero cercare di limitare, in modo sleale, i servizi concorrenti gratuiti e finanziati dalla pubblicità. Tale richiesta di informazioni è solo un primo passo verso l’apertura di un’inchiesta e non significa necessariamente una successiva e più approfondita indagine formale dell’Antitrust, ma se la Commissione troverà che Apple ha adottato comportamenti scorretti potrebbe chiederle una correzione di tali comportamenti e anche imporle delle multe.

Per ora né Apple ne la Commissione Ue hanno commentato la notizia pubblicata dal Ft.

Quando la Commissione si muove con un’indagine di questo genere, mandando questionari alle aziende interessate, di solito è perché ha ricevuto delle denunce (probabilmente da qualche rivale dello streaming online che teme comportamenti anti-concorrenziali di Apple); il timore è che l’azienda della Mela possa abusare della forza che le deriva dalle sue dimensioni, dalla posizione dominante, dalle capillari relazioni e dall’influenza del marchio per convincere le etichette ad abbandonare servizi rivali come Spotify, il cui business è basato sugli accordi di licensing con le aziende della musica, a favore dello streaming targato Apple. Si tratterebbe insomma di evitare un caso simile a quello degli e-book: come noto, Apple è stata multata per 450 milioni di dollari l’anno scorso per essersi accordata con cinque editori per tenere alti i prezzi dei libri in formato elettronico.

Apple, che ha acquistato Beats Music per 3 miliardi di dollari proprio per entrare nel settore dello streaming, dovrebbe lanciare il suo nuovo servizio musicale in estate, mettendosi in diretta concorrenza con aziende come Spotify, Deezer e Google. Secondo le prime indiscrezioni, il servizio di Apple offrirà musica senza limiti al prezzo di 10 dollari al mese: non ci sarà la possibilità di provare il servizio gratuitamente come accade per esempio per Spotify, che ha una versione “base” senza costi per l’utente sostenuta solo dalla pubblicità. Invece, intenzione di Apple sarebbe di unire in un unico pacchetto lo streaming di musica con l’esistente applicazione per il download iTunes. Jimmy Iovine, fondatore di Beats insieme alla star dell’hip-hop Dr Dre, ha sempre criticato apertamente i servisi musicali gratuiti, sostenendo che non remunerano adeguatamente la musica registrata. Iovine è alla guida della nuova iniziativa di Apple e si sta occupando delle trattative con le etichette discografiche.