L'EDITORIALE

Polo strategico nazionale fra ricorsi e polemiche, cui prodest?

L’Italia in vantaggio su molti Paesi Ue sul fronte del cloud pubblico ma come di consueto scattano le battaglie a colpi di carte bollate. Un modus operandi che implica conseguenze in termini di costi e, spesso e volentieri, di perdite di tempo. Già tre i pronuciamenti del Tar del Lazio che non hanno avuto alcun impatto sull’operatività. Ma bisognerà rispondere ai rilievi sulle modifiche non consentite. La Pubblica amministrazione si farà carico di eventuali problematiche future? Per la risposta c’è tempo

Pubblicato il 14 Mar 2023

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Infrastruttura cardine della missione 1 del Pnrr, il Polo Strategico nazionale – pilastro portante della strategia Cloud Italia – è finito fra i dossier oggetto di contenzioso. Un classico italiano che incarna perfettamente un modus operandi che gli investitori, in particolare quelli esteri, considerano fra i principali ostacoli all’attrattività del nostro Paese. Non c’è gara, appalto o contratto che sia che non finisca oggetto di battaglie a colpi di carte bollate che spesso si concludono in nulla di fatto ma caro costano in termini di tempi, costi e immagine. Questione che si aggiunge a quella delle lungaggini burocratiche, una tempesta perfetta che continua a rallentare la crescita e la competitività.

Guerre fra competitor

Ieri il Tar del Lazio ha decretato inammissibile l’offerta presentata dal Raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Tim (in campo Sogei, Leonardo e Cdp) a seguito del ricorso presentato da Fastweb e Aruba, le due aziende che si erano aggiudicate in via provvisoria l’appalto ma poi battute dal quartetto il cui progetto era stato decretato come il migliore nella fase di selezione iniziale e che grazie al rilancio frutto dell’esercizio del diritto di prelazione è riuscito a portare a casa la gara per 2,8 miliardi, la stessa cifra proposta dai competitor con gli aggiustamenti del caso di tipo tecnico e sul fronte della governance.  Un’aggiudicazione che ha scatenato polemiche e mal di pancia da parte di una serie di soggetti a partire dal duo Fastweb-Aruba passato immediatamente all’azione con la richiesta di annullamento della gara e di sospensiva.

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Ad agosto 2022 il Tar del Lazio ha rigettato la richiesta di sospensiva rimandando la partita all’udienza di merito di ottobre che si è tradotta nel via libera alla richiesta alla stazione appaltante di produrre la documentazione e all’accesso agli atti. La sentenza di ieri ha decretato che l’offerta del raggruppamento guidato da Tim “ha introdotto una modifica non consentita rispetto a quanto prescritto dalla lex specialis della procedura e avrebbe dovuto, pertanto, essere esclusa dalla gara”. E riguardo alla collocazione dei data center in zone a sismicità non inferiore a 3 (le ricorrenti sostenevano che tale condizione non sarebbe osservata dall’offerta del Rti Tim, in quanto uno dei quattro data center dovrebbe essere realizzato a Pomezia, comune classificato a sismicità 2B), il Tar ha ritenuto offerta “incompatibile con quanto prescritto dalla disciplina di gara” e in quanto tale “avrebbe dovuto essere reputata inammissibile ed esclusa”.

Nessun impatto sull’operatività ma bisognerà rispondere ai rilievi

Detto questo nessuno stop all’operatività ma la sentenza del Tar ha comunque rilevato modifiche non consentite. Le ipotesi a questo punto sono due: la pubblica amministrazione potrebbe lasciar correre prendendosi la responsabilità di eventuali problemi futuri oppure potrebbe chiedere a Tim di andare a sanare la situazione. Una cosa è certa: si andrà avanti con i controricorsi e con le udienze in una saga che durerà anni, come di consueto. Il tutto mentre il Paese cerca di recuperare il ritardo sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione e di andare avanti sulla migrazione al cloud, fondamentale per mettere le PA al passo con l’innovazione e soprattutto dell’erogazione di servizi innovativi a imprese e cittadini. Cui prodest dunque? E come finirà? Ne sapremo di più quando si pronuncerà il Consiglio di Stato e comunque solo al finale di partita. Per ora è tutto.

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