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LA DIRETTIVA

Copyright, Google chiede aiuto agli editori: “Alzate la voce contro la direttiva Ue”

BigG chiede ai giornali parte della sua iniziativa Digital News di opporsi alla regola che impone licenze per condividere snippet. La replica degli editori: “Vergognoso, ci usa per fare lobby per i suoi interessi”

27 Giu 2018

Patrizia Licata

giornalista

Contro la riforma europea del copyright e quella che ormai è stata ribattezzata link tax Google prova a chiamare a raccolta la stessa industria messa in crisi dalle costanti violazioni del diritto d’autore online e dalla perdita di valore dell’informazione professionale e accreditata a favore di un accesso all’informazione veloce e sempre gratuito. Il colosso americano sta incoraggiando i gruppi editoriali che partecipano alla sua Digital News Initiative a fare lobby contro le modifiche della legge europea sul copyright (ancora non definitivamente approvata dall’Europarlamento nella versione “severa” che tanto fa discutere) con l’unico risultato, per ora, di aver scatenato le proteste degli editori.

Google ha da sempre una posizione critica verso la nuova direttiva Ue sul copyright – con dalla sua i paladini dell’Internet “aperto e democratico”, compreso il suo creatore Tim Berners Lee – perché ostacolerebbe la libera circolazione delle informazioni. Così ieri da Mountain View è arrivata un’email agli editori del DNI Working Group — visionata dal Financial Times — che suggerisce di rivolgersi ai membri dell’Europarlamento e far sentire la propria voce. Madhav Chinnappa, director of strategic relations di Google, scrive che non c’è tempo da perdere e fornisce il link all’elenco degli eurodeputati. “Se anche per voi è una questione vitale, per favore, considerate la possibilità di contattarli”.

Gli editori hanno uno stretto legame con Google all’interno dell’iniziativa sulle Digital News, che dà sostegno al giornalismo anche con un fondo da 150 milioni di euro per l’innovazione editoriale. Ma per Jason Kint, chief executive di Digital Content Next, il messaggio di Google è “vergognoso”. Il colosso americano si è spinto troppo oltre e sta usando “un gruppo che ha messo insieme con il preciso obiettivo di aiutare l’industria editoriale come veicolo per fare lobby per i suoi interessi e confondere il mercato”, ha dichiarato Kint.

Il pacchetto di misure sul diritto d’autore, nella versione in discussione all’Europarlamento, obbliga i colossi di Internet e le piattaforme social – tra cui Google, Facebook e Twitter – a ottenere una licenza per mostrare anche estratti dei contenuti editoriali, i cosiddetti “snippet”. Google ha detto al FT che l’email è stata spedita agli editori come risposta a una richiesta di informazioni sulla direttiva europea sul copyright ed è in linea con lo spirito del DNI Working Group, che è di scambiare punti di vista e migliorare la collaborazione tra l’industria e Google.

Angela Mills Wade, executive director dello European Publishers’ Council, ritiene che Google cerchi solo di preservare lo status quo, un ecosistema per l’editoria online “che Google ha creato” e “in cui viene fatto apparire del tutto accettabile che ogni azienda entri e si serva a piacimento dei contenuti editoriali prodotti da altri“. Helen Smith, executive chair di Impala, lobby dell’industria musicale favorevole alle nuove regole sul diritto d’autore, ha detto che Google opera una “palese manipolazione dei media” come parte di una “vasta campagna di disinformazione sul nuovo schema per il copyright tramite la quale ogni giorno bersaglia  il Parlamento europeo con valanghe di false accuse facendo credere che le nuove regole creeranno filtri all’upload e distruggeranno Internet”.

Ieri in Italia le dichiarazioni del ministro del Lavoro e Sviluppo economico Luigi Di Maio in merito alla riforma europea del diritto d’autore, con la minaccia di non recepire la direttiva Ue sul copyright nel caso il testo approvato dal Parlamento Ue fosse il medesimo licenziato dalla commissione giuridica, ha provocato una levata di scudi da parte delle aziende di settore, da quelle della cultura fino alle collecting society. Siae, Aie e Confindustria Cultura hanno chiesto un incontro urgente con Di Maio che ha definito il provvedimento un “bavaglio alla Rete”.

“Abbiamo letto con profondo stupore e preoccupazione le dichiarazioni del ministro Di Maio – ha detto il presidente di Confindustria Cultura, Marco Polillo –  Se fossero confermate, e ci auguriamo vivamente di no, si tratterebbe di un attacco al cuore dell’industria italiana dei contenuti culturali e più in generale alla tutela della proprietà intellettuale, su cui l’Italia è da sempre paladina e convinta sostenitrice, avendo firmato numerosi Trattati Internazionali in materia. Opporsi alla Direttiva Ue sul copyright significa stare dalla parte delle multinazionali del web, gli Ott che, grazie anche alla loro pressante lobby, hanno costruito un impero e monopoli sull’utilizzo improprio di contenuti altrui”.

Dello stesso avviso il presidente Siae, Filippo Sugar: “L’industria creativa e culturale italiana è una delle più importanti risorse del nostro Paese. Il value gap è il divario tra quanto viene generato dai contenuti creativi in rete e quanto viene restituito a chi ha creato quei contenuti. I principali beneficiari del value gap sono gli intermediari tecnici, tutte aziende non italiane. La proposta di direttiva indica come strada maestra la collaborazione tra piattaforme, titolari dei diritti e società degli autori ed editori, insieme a una maggiore trasparenza per il riconoscimento delle opere e informazioni puntuali sulle utilizzazioni.

Il presidente dell’Aie (Associazione Italiana Editori), Riccardo Franco Levi, ha dichiarato: “Non possiamo credere che un governo del cambiamento possa essere contrario all’innovazione anche in questa materia. Ci sembra contraddittorio conservare uno status quo che favorisce le grandi imprese del web a scapito degli autori e degli editori del nostro paese. Il diritto d’autore è un diritto fondamentale per le persone, è la base della libertà degli autori e della loro indipendenza economica dai potenti. E lo è anche per gli editori e per le centinaia di migliaia di persone che lavorano nelle industrie creative nel nostro Paese. Pensare che ciò non debba valere sul web non è molto diverso dal pensare che i ragazzi che consegnano cibo su un motorino non debbano avere diritti né un’assicurazione contro gli infortuni”.

”La direttiva sul copyright all’esame del Parlamento – ha evidenziato Enzo Mazza, Ceo di Fimi – affronta nodi importanti per lo sviluppo dei contenuti online ed è un passo avanti nell’innovazione digitale. È chiaro che se queste sono le posizioni del Governo, allora queste risultano a favore di Google e Facebook: saranno infatti queste piattaforme, i cosidetti ‘over the top’, a beneficiare dell’incredibile voltafaccia dell’Italia sul diritto d’autore”.

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