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SCENARI

Copyright, partita bollente. Ecco chi si schiera pro e contro la direttiva Ue

Posizioni in campo sempre più divise alla vigilia del voto dell’Europarlamento. In Italia 5S e Lega rafforzano il “no” alla direttiva sostenuto anche da Confindustria Digitale. La replica Ue alla protesta di Wikipedia Italia: “Le nuove regole non riguardano le enciclopedie online”. L’appello di Paul McCartney: “Le leggi devono cambiare col progredire della tecnologia”

04 Lug 2018

Diritto d’autore sì, diritto d’autore no. Partita bollente sulla direttiva copyright alla vigilia del voto del Parlamento europeo e all’indomani dello “sciopero” di Wikipedia Italia per protestare contro le nuove norme. In gioco un nuovo scenario che punta a modificare il sistema economico che regola la distrbuzione online di contenuti: le piattaforme Over the top (Google, Facebook, Youtube in prima fila) secondo la proposta europea dovranno riconoscere un contributo per la pubblicazione di articoli, musiche, filmati, ribaltando anche l’attuale concetto di “proprietà” su Internet (in base al quale per esempio una foto postata su Facebook diventa di proprietà di Facebook). All’indomani dello “sciopero” di Wikipedia Italia per protestare contro le nuove norme, Paul McCartney lancia un appello contrario: “La musica e le industrie creative – scrive in una lettera aperta al Mep – hanno bisogno di cambiare. La tecnologia progredisce: anche le leggi devono farlo”.

Il voto è in calendario per domani alle 12: gli eurodeputati saranno chiamati a votare sul mandato negoziale proposto dalla commissione Affari Giuridici. Servono almeno 76 parlamentari per obiettare all’apertura dei negoziati con il Consiglio senza prima ottenere il via libera della plenaria. Se il voto di domani confermerà il mandato come adottato dalla Commissione Juri, potranno iniziare i negoziati interistituzionali tra Parlamento e Consiglio. In caso contrario, cioè se il voto non confermerà il mandato, la sostanza del testo verrà dibattuta e votata nella plenaria di settembre. 

Ma è un terreno spinoso e combattuto: da un lato gli editori – in Germania e Francia i più agguerriti – che difendono la direttiva. Dall’altro gli Over the top che spingono in nome della “libertà della Rete” ad avversarla. Investendo ingenti risorse: secondo UK MusicGoogle per esempio ha speso oltre 31 milioni di euro per esercitare pressioni sui membri dell’Unione europea nei confronti dell’articolo 13 della direttiva. Il registro per la trasparenza delle lobby dell’Unione Europea ha confermato che nel solo 2016 l’azienda ha messo sul piatto 5,5 milioni di euro per ” influenzare le decisioni politiche”. Nel “libro paga” di Google otto società di consulenza, tra cui McLarty Associates, Must & Partners e MKC Communications. Al lavoro sulle politiche Ue 14 membri dello staff. Al lavoro sul tema 24 organizzazioni, tra cui OpenForum Europe, che hanno sborsato 25 milioni di euro per fare pressione sui paesi membri dell’UE.

Anche in Italia il tema viene tenuto alto come testimonia la giornata di “auto-blocco” di Wikipedia Italia. Nonostante la Ue stessa abbia specificato che la piattaforma non sarebbe coinvolta dalla direttiva: “Wikipedia e le enciclopedie online – ha fatto sapere una nota dell’Europarlamento – sono automaticamente escluse dai requisiti imposti dalle nuove regole Ue sul Copyright in via di discussione”. Secondo una portavoce anche con l’utilizzo di contenuti di parti terze come le foto, “Wikipedia e altre enciclopedie online non ricadrebbero nell’ambito della proposta della Commissione”. La “serrata” si estende oggi anche a Wikipedia Spagna, Lettonia e Estonia.

Il mondo della musica si muove a favore della direttiva: “E’ alta la posta in gioco: c’è una massiccia campagna di disinformazione” dove “abbiamo visto anche tentativi di manipolare la stampa così come di influenzare gli accademici” dice Impala, associazione europea che raccoglie i musicisti indipendenti: “Se sei nel business della fornitura di accesso alla musica, hai bisogno di una licenza da parte delle persone che l’hanno creata, e devi condividere i ricavi in modo corretto”. Secondo i musicisti “i big tech e le piattaforme sono inclini ad aggrapparsi al vecchio mondo”.

Anche gli editori sostengono la proposta di nuove norme. Rudy Vanschoonbeek il neo presidente della Federazione degli editori europei (per l’Italia riconfermato Piero Attanasio) parla di copyright come di tema delicato.

Contraria alla proposta europea Confindustria Digitale secondo cui il regolamento “desta profonda preoccupazione in tutta la filiera, per la mancanza di una seria valutazione sugli impatti ed effetti che le nuove norme potranno avere sui tanti e diversi soggetti che compongono l’ecosistema digitale – dice il presidente Elio Catania -. Per questo oggi ho inviato la richiesta a parlarmentari italiani a Strasburgo di farsi promotori in aula di un ampio e approfondito esame del testo prima di dare il via all’ulteriore iter procedurale”. Nonostante la tutela e valorizzazione del diritto d’autore venga indicato da Confindustria come “uno dei pilastri per lo sviluppo della società ed economia digitali, su cui la Federazione si adopera da anni collaborando in primis con l’Autorità per le Garanzia nelle Comunicazioni – continua Catania –  il testo della Commissione  Juri presenta gravi problematicità, frutto di una discussione impostata come se ci fosse una sfida in atto tra detentori del copyright e grandi piattaforme digitali. Ma l’ecosistema digitale è molto più di questo”.

Panorama politico diviso: se il governo Lega-5S ha annunciato che all’europarlamento voterà contro la direttiva limiterà significativamente la libertà di Internet” ha detto Beppe Grillo si registrano posizioni diverse su altri fronti. “La riforma non limita in alcun modo la libertà della rete – dice l’eurodeputata del Pd Isabella De Monte -. Al contrario le aziende Usa che operano su Internet usano il lavoro degli altri gratis per guadagnare soldi a palate: è inammissibile, e ora si cambia”. Anche la Lega si schiera contro la direttiva: “Mettere il bavaglio al web per favorire le grandi aziende, spesso controllate da banche e finanza, non è la soluzione per difendere i diritti d’autore” dice il deputato della Lega Alessandro Morelli. Menetre Mirella Liuzzi parlamentare 5S condivide “la protesta di Wikipedia. La libertà di espressione non ha nessuna appartenenza”.

Del resto “questa campagna” contro la direttiva Ue sul copyright “potrebbe influenzare molti colleghi eurodeputati e ciò mi rattrista – dice l’eurodeputato tedesco Axel Voss (Ppe), relatore sulle regole Ue -: influenzare i legislatori europei diffondendo fake news potrebbe avere un effetto, ma vedremo domani”. Posizione rilanciata dall‘europarlamentare francese Virginie Rozière (S&D) secondo cui “i Gafa reagiscono, segno che stiamo facendo la cosa giusta – ha detto -. Se si guarda con un minimo di attenzione, si vede che è la Computer and Communications Industry Association la lobby americana delle grandi piattaforme e dell’industria hi-tech, che sta dietro” alla campagna contro le regole Ue sul copyright nel mondo digitale. “E’ sorprendente che questi attori, che si suppone siano i campioni della trasparenza e della correttezza, utilizzino questi mezzi opachi per tentare di influenzare le persone e gli eurodeputati”. “La settimana scorsa – prosegue – Google ha mandato un’e-mail ai giornali che finanzia, con le argomentazioni per le quali dovrebbero essere contro l’articolo 11, incoraggiandoli a pubblicarle nei loro giornali”.

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