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L'INTERVENTO

Il segretario al Tesoro Usa Steven Mnuchin: “Accendere un faro sullo strapotere di Google”

I concorrenti nel search invocano un approccio antitrust in stile Vestager. “Il dipartimento di Giustizia dovrebbe valutare attentamente l’impatto di tutti i colossi tecnologici sull’economia americana”

22 Mag 2018

Patrizia Licata

giornalista

Il dipartimento di Giustizia americano dovrebbe “esaminare seriamente” il potere che le grandi aziende tecnologiche hanno sull’economia degli Stati Uniti. Lo ha detto il segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin. “Sono temi da valutare attentamente”, ha dichiarato Mnuchin alla CNBC. “Il dipartimento di Giustizia dovrebbe esaminare con la dovuta attenzione non una singola azienda ma il crescente impatto di tutti i colossi tecnologici sulla nostra economia”.

L’intervento di Mnuchin è arrivato a commento della trasmissione “60 Minutes” di CBS News che ha messo sotto accusa in particolare lo strapotere di Google sulla ricerca online, definito un “monopolio distruttivo”.

La trasmissione “60 Minutes” ha raccolto le testimonianze dei concorrenti di Google, come Yelp, che vorrebbero portare negli Stati Uniti l’approccio antitrust perseguito in Europa dal commissario Ue Margrethe Vestager. Secondo critici e rivali di Big G, la Vestager è intenzionata a fermare “il comportamento illegale” di Google nella ricerca su Internet e così dovrebbero fare – con buona pace delle critiche finora piovute dagli Usa alle politiche dell’Ue – anche le autorità statunitensi.

Il reportage di CBS News ha incluso ospiti che hanno sostenuto che Google abusa della sua posizione dominante nella search e nella pubblicità anche se, sottolinea oggi Bloomberg, non sono stati addotti casi concreti né c’è alcuna notizia di azioni intraprese a livello del governo Usa per “correggere” il presunto atteggiamento illecito.

La trasmissione si è però aggiunta al coro di voci critiche verso i colossi tecnologici che, da quando Donald Trump è salito alla presidenza degli Stati Uniti, godono di molto meno favore a Washington. In era Obama, Google, Facebook & co. erano visti come i portabandiera dell’innovazione Made in Usa, ora sono spesso accusati di atteggiamenti anticompetitivi , elusione fiscale e scarsa vicinanza alla politica dell’America first. L’ingerenza di attori esteri nella campagna presidenziale e lo scandalo datagate hanno acuito i problemi: i politici Usa cominciano a chiedersi come arginare un dominio che fa leva su quantità enormi di dati e che finisce per avere ripercussioni sulla vita politica e sociale.
Ma sugli impatti in fatto di concorrenza Mnuchin mette le mani avanti:  “Le questioni antitrust non sono di mia pertinenza”, ha chiarito il segretario al Tesoro. Non è detto però che il dipartimento di Giustizia non decida prima o poi che valga la pena aprire un dossier sui giganti della Silicon Valley.

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