I RUMORS

Intel, chip factory in Italia: sul piatto 5 miliardi di dollari

L’indiscrezione di Reuters. Accordo entro fine agosto per attività di packaging e assemblaggio. Impianti in Piemonte e in Veneto. Operatività dal 2025

04 Ago 2022

Patrizia Licata

giornalista

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chip di Intel si produrranno (anche) in Italia. È pronto a concretizzarsi l’impegno del colosso americano dei semiconduttori con la vicina firmasecondo le indiscrezioni pubblicate da Reuters – di un accordo del valore di 5 miliardi di dollari tra l’azienda Usa e il governo italiano finalizzato alla costruzione di un impianto avanzato di assemblaggio e packaging nel nostro Paese.

Il presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi starebbe lavorando per chiudere l’accordo entro la fine di agosto e comunque prima delle elezioni politiche programmate per il 25 settembre.

L’investimento di Intel in Italia fa parte del piano da 80 miliardi di euro in dieci anni con capitali propri e fondi europei da parte del chipmaker nell’Unione europea per aumentare la capacità produttiva dell’Ue e allentare la dipendenza dalle importazioni asiatiche. Il beneficio dovrebbe riversarsi su tutta la supply chain, dalla ricerca e sviluppo fino alla produzione e alle più avanzate tecnologie di packaging.

Fabbriche di chip Intel in Piemonte e Veneto

Secondo le fonti di Reuters il nostro governo sarebbe disposto a finanziare fino al 40% dell’investimento totale di Intel in Italia. Questo investimento, probabilmente, crescerà nel tempo rispetto ai 5 miliardi di dollari attesi al momento.

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Le nuove fabbriche sorgeranno in due regioni, Piemonte e Veneto; i siti esatti sono ancora da decidere ma esiste già una lista di località papabili. Sarebbe stata scartata, invece, l’opzione di portare gli impianti produttivi in Lombardia, Puglia o Sicilia come ipotizzato all’inizio.

Roma ha finora previsto una spesa di 4,15 miliardi di euro al 2030 per attrarre in Italia i produttori internazionali di chip e investire nelle nuove applicazioni industriali delle tecnologie più avanzate. Il governo Draghi ha aperto trattative anche con StMicroelectronics, i chipmaker di Taiwan Memc Electronic Materials e Tsmc, e l’israeliana Tower Semiconductor, che è stata acquisita da Intel all’inizio dell’anno.

Previsti 5.000 nuovi posti di lavoro totali

Intel ha svelato a marzo scorso la fase uno della sua strategia di investimento nell’industria dei chip in Europa: il ceo Pat Gelsinger ha indicato un’iniziale tranche di investimenti per oltre 33 miliardi di euro in nuove strutture produttive, di cui 17 miliardi per la gigafactory in Germania, 12 miliardi per l’ampliamento di strutture esistenti in Irlanda e 4,5 miliardi per la realizzazione in Italia del primo impianto europeo di back-end (packaging) per la fabbricazione di chip. La previsione è di assumere nel nostro paese 1.500 dipendenti Intel, con ulteriori 3.500 posti di lavoro che si creeranno nell’indotto.

Gli investimenti in capacità produttiva e ricerca e sviluppo fanno parte della già annunciata strategia Idm 2.0 di Intel con cui il produttore di Santa Clara cerca di rispondere alla crescente domanda di semiconduttori avanzati e di creare una supply chain dei chip più resiliente. In questo progetto l’Unione europea, con il nuovo Chips Actpresentato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, avrà un ruolo da protagonista.

Intel porterà in Europa la sua tecnologia più avanzata, ma farà leva, ha chiarito il ceo Gelsinger, sul ricco bacino di talenti, università e centri di ricerca, infrastrutture e know-how manifatturiero del vecchio continente, nonché sulla volontà politica, sia a livello sia Ue che nazionale, di dare sostegno al progetto del chipmaker americano.

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