Lavoro, la trasformazione innescata dal digitale è solo all'inizio - CorCom

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Lavoro, la trasformazione innescata dal digitale è solo all’inizio

Le sfide 2021 secondo Idc: parità tecnologica per tutte le risorse, a prescindere dal luogo, e abilitazione di nuove competenze. Per il 65% dei lavoratori valutazioni sociali, ambientali e umanitarie

08 Feb 2021

Veronica Balocco

La trasformazione del mercato del lavoro è solo agli inizi. Dopo l’accelerazione in senso digitale imposta dalla pandemia, con il suo carico di nuove sfide in termini di tecnologia, processi e policy, nel 2021 a tutto questo si aggiungeranno sfide più globali in materia di salute, sostenibilità ed etica, che imporranno ulteriori riflessioni sul modo di lavorare. Ad affermarlo è Idc, società mondiale specializzata in market intelligence, servizi di advisory e organizzazione di eventi nell’ambito digitale e Ict, la quale definisce il futuro del lavoro (Future of work) sulla base dei cambiamenti che verranno imposti: promozione della collaborazione uomo-macchina, abilitazione di nuove competenze ed esperienze e supporto a un ambiente intelligente e dinamico senza limiti nel tempo o nello spazio fisico.

Le tecnologie strategiche per vincere la sfida del futuro

L’economia moderna richiede che i lavoratori operino come team dinamici e riconfigurabili in grado di adattarsi rapidamente alle esigenze aziendali e ai nuovi requisiti del mercato. La pandemia ha evidenziato questa necessità e ha messo a nudo le lacune infrastrutturali e organizzative di molte imprese, poiché metà della forza lavoro è diventata remota dall’oggi al domani. Il processo di ripresa richiederà un nuovo livello di agilità e la comprensione che per competere nella nuova normalità servirà una forza lavoro ancora più ibrida e flessibile.

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Ovviamente, il ruolo delle tecnologie rimarrà critico per sostenere la trasformazione del lavoro. Secondo Idc, essenziali per il successo saranno un ambiente di lavoro intelligente in grado di servire e distribuire in modo proattivo le risorse necessarie a svolgere l’attività; connettività sicura a persone e risorse aziendali sempre, ovunque e da qualsiasi tipologia di dispositivo; strumenti collaborativi che abilitino ambienti conversazionali (non soltanto all’interno dell’azienda, ma anche con partner, clienti e altri stakeholder); sicurezza e governance robuste che però non ostacolino produttività e user-experience; soluzioni amministrative e per la gestione del personale self-service; sistemi intelligenti in grado di abilitare nuove competenze e di erogare una formazione continua; sistemi di rilevamento integrati sul posto di lavoro che ottimizzino e personalizzino l’esperienza dei dipendenti e migliorino la produttività, la sicurezza e la protezione; sistemi automatizzati per il miglioramento dei processi aziendali.

Entro il 2023, Idc prevede che il 75% delle grandi aziende si impegnerà a fornire parità tecnologica alla forza lavoro ibrida, non importa se locale, remota, sul campo o in spostamento da una posizione all’altra. Idc definisce “parità tecnologica” la possibilità che tutti i lavoratori abbiano accesso sicuro alle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro, indipendentemente dal dispositivo e dal luogo. Per supportare questo cambiamento, oltre alle tecnologie e ai processi servirà molta più attenzione alla persona. Le ricerche di Idc indicano che le organizzazioni con una forte vocazione all’employee experience hanno mediamente dipendenti cinque volte più coinvolti nel raggiungimento degli obiettivi aziendali, anche di fronte ai cambiamenti. Per attrarre e trattenere i lavoratori, le organizzazioni devono quindi diventare luoghi di lavoro migliori. Entro il 2021, Idc prevede che il 65% dei lavoratori includerà considerazioni sulla salute oltre a valutazioni sociali, ambientali e umanitarie nella scelta del posto di lavoro.

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