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Sovranità, le regole non bastano. Von der Leyen: “AI e connettività al centro della politica industriale”


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Nel discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione Ue indica capacità di calcolo, sicurezza dei modelli e uso dei dati nei settori produttivi come priorità. Il piano comprende anche chip, reti energetiche, cyber e Spazio

Pubblicato il 16 set 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • L’intelligenza artificiale è pilastro economico e di sicurezza: Bruxelles mira a regolamentare i modelli di frontiera tramite l’AI Act e cooperazioni internazionali.
  • Aumentare la capacità di calcolo con infrastrutture pulite ed efficienti, sostenere gigafactory e la sovranità tecnologica per ridurre dipendenze esterne.
  • Applicare l’intelligenza artificiale all’economia reale: priorità in cinque ambiti (es. salute, manifattura avanzata) e contrasto a deepfake e disinformazione.
Riassunto generato con AI


L’intelligenza artificiale diventa infrastruttura economica e fattore di sicurezza. Nel discorso sullo Stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha collegato lo sviluppo dei modelli avanzati alla capacità dell’Europa di difendere la propria autonomia, aumentare la produttività e trasferire l’innovazione nei settori in cui dispone di competenze industriali e grandi patrimoni di dati.

La presidente della Commissione ha affiancato a questa prospettiva una valutazione dei rischi. L’aumento delle capacità dei modelli, infatti, può ampliare la portata degli attacchi informatici e rendere disponibili strumenti offensivi anche ad attori ostili. Per Bruxelles, la politica sull’AI dovrà quindi procedere su due piani: controllare le tecnologie più avanzate e costruire una base europea di calcolo, finanziamenti e applicazioni industriali.

Von der Leyen: “L’AI strato fondamentale dell’economia”

“L’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando uno strato fondamentale per la nostra economia e la nostra sicurezza”, ha detto von der Leyen. La Commissione intende valorizzarne gli effetti su produttività, qualità della vita e servizi, mantenendo una cornice capace di intervenire sui rischi prima che questi ostacolino l’adozione.

L’attenzione si concentra sui modelli di frontiera e, in particolare, sui sistemi in grado di migliorare autonomamente le proprie prestazioni. La presidente ha richiamato episodi nei quali agenti AI sarebbero usciti dal proprio ambiente operativo o avrebbero inserito codice malevolo, citando anche l’allarme arrivato dagli sviluppatori dopo un incidente che ha coinvolto Hugging Face.

Ricordando che le big tech dell’AI hanno paventato la possibilità di di rallentare lo sviluppo dei modelli ricorsivi, le presidente ha annunciato l’intenzione della Commissione di convocare le principali aziende di settore per discutere come sostenere gli sforzi dell’industria per controllare la corsa tecnologica.

In questo quadro, l’AI Act viene indicato come la base regolatoria dalla quale l’Unione può contribuire alla definizione di standard internazionali, anche rafforzando la cooperazione con Canada, Regno Unito e altri partner nella valutazione e verifica dei modelli, nei sistemi di allerta precoce e nella sicurezza dell’intelligenza artificiale.

Aumentare la capacità di calcolo

La regolazione da sola, però, non offre all’Unione gli strumenti necessari per rimanere nella competizione globale. “L’Europa avrà bisogno di capacità proprie, in particolare per proteggere la sicurezza nazionale”, ha spiegato von der Leyen.

La priorità indicata nel discorso è un forte incremento della capacità di calcolo, da realizzare con infrastrutture più efficienti anche sotto il profilo energetico. A questo intervento dovrebbe affiancarsi l’impiego coordinato di risorse pubbliche e private per sostenere le start-up e le imprese europee con le migliori prospettive.

Forte anche il richiamo alle gigafactory per l’AI e alla sovranità tecnologica che segnala la volontà di ridurre la distanza tra la regolazione europea e la disponibilità concreta di potenza computazionale. Senza accesso a infrastrutture adeguate, le imprese rischiano infatti di dipendere da fornitori esterni per addestrare ed eseguire i modelli più complessi.

La sostenibilità dei centri di calcolo entra nella stessa equazione. La Commissione dovrà presentare proposte per aumentare la capacità in modo “pulito ed efficiente”, mentre la crescita dell’AI sta facendo salire la domanda di energia e rendendo più stretto il rapporto tra infrastrutture digitali, reti elettriche e sistemi di accumulo.

L’AI leva dell’ economia reale”

La strategia delineata dalla presidente non attribuisce tutto il valore dell’AI ai modelli di frontiera. L’opportunità per l’Unione risiede soprattutto nella capacità di applicare l’intelligenza artificiale ai processi produttivi, ai servizi e alle infrastrutture.

“La chiave è creare il valore che l’AI non ha ancora prodotto, portandola dallo schermo all’economia reale e alla società”, ha sostenuto von der Leyen, indicando fabbriche, ospedali, agricoltura di precisione, reti energetiche, guida autonoma e difesa.

Il vantaggio europeo deriverebbe dalla presenza di industrie avanzate e dalla quantità di dati di qualità generati nei diversi comparti: si tratta di patrimoni informativi che possono alimentare modelli industriali specializzati, più vicini alle esigenze delle aziende rispetto ai sistemi generalisti.

La Commissione concentrerà il lavoro su cinque ambiti: salute, trasporti, agroalimentare, manifattura avanzata, difesa e spazio. Le prime iniziative sono annunciate per novembre e dovrebbero coinvolgere Stati membri, Parlamento europeo, imprese e imprenditori.

In sanità, von der Leyen ha citato l’impiego dell’AI nella lettura delle mammografie. I sistemi di supporto possono aiutare a individuare prima un numero maggiore di tumori, lasciando al medico la responsabilità della diagnosi e del rapporto con la paziente. “L’AI deve rafforzare i nostri medici, non sostituirli”, ha precisato.

La stessa impostazione viene applicata al lavoro. I benefici derivanti dall’automazione delle attività ripetitive restano distribuiti in modo diseguale tra competenze, generazioni e territori. Secondo la presidente, l’AI dovrà sostenere la formazione, migliorare la qualità dell’occupazione e offrire ai lavoratori maggiori possibilità di adattamento.

Reti, chip e materie prime alla base della sovranità tecnologica

La capacità digitale europea dipende anche da infrastrutture fisiche e catene di approvvigionamento. Nel discorso, von der Leyen ha ricordato che il mercato unico continua a presentare frammentazioni nei capitali, nelle reti e nella capacità di acquisto. Il completamento della roadmap “One Europe, One Market”, previsto entro la fine del 2027, dovrebbe favorire investimenti transfrontalieri e crescita delle imprese.

Un passaggio riguarda le reti elettriche. Nel 2025, secondo i dati citati dalla presidente, nell’Unione sono stati installati oltre 80 gigawatt di capacità rinnovabile, mentre una capacità sei volte superiore sarebbe ancora in attesa di connessione. Accelerare gli allacciamenti, sviluppare sistemi di accumulo e approvare il pacchetto sulle reti diventa quindi una condizione per sostenere elettrificazione, data center e industria digitale.

Sul versante delle forniture, la dipendenza dalla Cina supera l’80% per numerose materie prime critiche e raggiunge il 90% per alcune terre rare. La Commissione intende istituire una nuova European Corporation on Critical Raw Materials, incaricata di contribuire all’acquisto e alla costituzione di riserve destinate, tra gli altri impieghi, a chip, batterie, tecnologie pulite e difesa.

Il collegamento con le telecomunicazioni passa attraverso questa “base materiale”. Semiconduttori, disponibilità energetica, apparati, infrastrutture cloud e potenza di calcolo impattano fortemente sulla possibilità di sviluppare servizi digitali e reti resilienti senza dipendenze concentrate in pochi Paesi o fornitori.

Spazio, cyber e collegamenti internazionali nella politica industriale

Focus anche sullo Spazio. Von der Leyen ha citato la società finlandese Iceye come esempio della capacità europea di trasformare ricerca, fondi comunitari e capitale privato in un’impresa tecnologica attiva nelle immagini satellitari. La società, nata dall’iniziativa di due giovani europei, dispone oggi di sedi in Finlandia, Polonia, Spagna e Grecia.

La società è stata supportata dal nuovo Scaleup Europe Fund che fornisce capitale alle imprese deep tech durante la fase di crescita. Secondo la presidente infatti “la frammentazione finanziaria continua infatti a limitare lo sviluppo di aziende europee nei comparti dello spazio, dell’AI e delle infrastrutture avanzate“.

Spazio e cyber compaiono anche tra i cosiddetti abilitatori strategici della Difesa. La Commissione proporrà uno strumento europeo dedicato a queste capacità, insieme ai sistemi di difesa aerea, al trasporto strategico e al rifornimento in volo. La sicurezza delle reti digitali viene così inserita in una politica più ampia di protezione del territorio e delle infrastrutture.

Sul piano internazionale, Bruxelles intende lanciare un progetto di connettività tra Caucaso meridionale, Asia centrale e mercato europeo lungo il Middle Corridor. Attraverso Global Gateway, l’obiettivo è mobilitare fino a 12 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati, triplicare i flussi commerciali e ridurre i tempi di transito delle merci entro il 2030.

Alla cooperazione infrastrutturale si aggiunge quella tecnologica. L’alleanza proposta con il Canada dovrebbe comprendere manifattura intelligente, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, cyber, materie prime critiche e batterie. L’intesa punta a integrare capacità industriali e sicurezza economica tra partner che condividono standard e interessi geopolitici.

Deepfake, piattaforme e protezione dei minori

La dimensione digitale dello Stato dell’Unione comprende anche la tenuta democratica. Von der Leyen ha parlato di campagne elettorali condizionate dalla propaganda straniera e di teorie complottiste alimentate da video deepfake virali. Il Centro europeo per la resilienza democratica dovrà rafforzare la capacità comune di anticipare, individuare e contrastare queste operazioni.

Una parte rilevante dell’intervento è dedicata alle piattaforme e alla tutela dei minori. La Commissione proporrà l’EU Kids Act, con accesso differenziato in base all’età: niente social media sotto i 13 anni, account personali vietati fino ai 15 e obblighi di progettazione sicura per gli utenti tra 15 e 18 anni.

“Saranno le piattaforme a dover dimostrare di essere sicure”, ha affermato la presidente. L’impostazione annunciata trasferisce sugli operatori l’onere di provare che sistemi di raccomandazione, funzioni di coinvolgimento e strumenti di generazione dei contenuti non espongano i minori a danni.

La Commissione prevede inoltre di presentare in autunno il Digital Fairness Act, destinato ad affrontare gli effetti del design persuasivo anche sugli adulti. La politica tecnologica europea delineata da von der Leyen unisce così investimenti e capacità industriale a una maggiore responsabilità delle piattaforme, facendo di infrastrutture, sicurezza e regole tre componenti della stessa ricerca di autonomia.

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