I RUMORS

Toshiba e il deal da 22 miliardi: Bain Capital in pole position?

Secondo indiscrezioni Kkr avrebbe fatto un passo indietro e punterebbe ora solo su alcune attività. Intanto nel cda della società nipponica entrano per la prima volta rappresentanti di Elliott e Farallon

28 Giu 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Il fondo americano Bain Capital sarebbe in pole position per l’acquisizione di Toshiba: è quanto scrive il Financial Times. Sul complicato processo di vendita della conglomerata giapponese il fondo Kkr avrebbe fatto un passo indietro lasciando, dunque, come candidato più papabile l’investitore rivale.

La guerra di offerte vale 22 miliardi di dollari e deciderà il futuro del gruppo giapponese dalle attività estremamente diversificate, inclusi chip e elettronica. Nei mesi scorsi Toshiba ha ricevuto otto proposte di acquisto non vincolanti per gli asset in vendita. Per il Giappone si tratta di una delle più grandi operazioni di take-private.

Toshiba, vendita complessa

La società di private equity statunitense Bain Capital ha espresso fin dall’inizio interesse per l’acquisto di Toshiba, ma in lizza si sono messi altri fondi come Kkr e Blackstone. Il mese scorso, Blackstone si è rivolto a Kkr per preparare un’offerta congiunta per Toshiba e battere la proposta di Bain. Ma Kkr non sarebbe più convinta di acquisire l’intera azienda e mirerebbe invece ad alcune attività da scorporare dal conglomerato durante il processo di privatizzazione.

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La vendita è resa complessa anche per le spaccature nel Cda. La decisione di Kkr è arrivata in concomitanza con la riunione annuale degli azionisti, che ha eletto per la prima volta nel Cda i rappresentanti di due fondi attivisti – gli hedge fund statunitensi Elliott e Farallon che insieme possiedono il 10% del gruppo. Si tratta di una decisione storica per una conglomerata giapponese che arriva dopo mesi di lotte intestine tra azionisti e management. A poche ore dall’incontro, l’amministratore Mariko Watahiki, che si era apertamente opposto alla nomina di candidati di Elliott e Farallon, si è dimesso dal Cda.

Gli azionisti di Toshiba hanno approvato in tutto 7 nuove nomine nel consiglio di amministrazione, più 6 riconferme (tra cui il dimissionario Watahiki). Il ceo Taro Shimada, che ha presieduto l’assemblea annuale degli azionisti a Tokyo, ha dichiarato che la maggioranza ha votato per l’approvazione del piano industriale e ha promesso che Toshiba andrà avanti con l’energia pulita, i progetti infrastrutturali, i servizi dati, i dispositivi e lo storage.

Shimada ha sottolineato che l’azienda ha aumentato i profitti dell’ultimo anno fiscale, conclusosi ad aprile, a 194,7 miliardi di yen (1,4 miliardi di dollari), rispetto ai 114 miliardi di yen dell’anno fiscale precedente. Entro il 2030, Toshiba punta a un fatturato annuo di 5.000 miliardi di yen (37 miliardi di dollari), rispetto agli attuali 3.000 miliardi di yen (22 miliardi di dollari). Durante la sessione di domande e risposte, diversi azionisti si sono alzati per esprimere preoccupazione sul futuro di Toshiba, affermando che la sua gestione appare confusa e l’immagine del suo marchio negativa.

Avanti col piano industriale. Ma il futuro è incerto

Gli azionisti attivisti rappresentano circa il 20% di Toshiba e sono stati in grado di bloccare, nell’ultima assemblea degli azionisti, la proposta elaborata dal management che prevedeva la suddivisione del conglomerato e alcuni disinvestimenti.

Il piano iniziale puntava alla suddivisione in tre società indipendenti attraverso lo scorporo di due attività principali: quella energetica e infrastrutturale, e quella dedicata a dispositivi e storage. Il gruppo sarebbe rimasto in possesso del 40,6% nel produttore di chip di memoria Kioxia, acquisito nel 2018 da Bain.

Dopo la bocciatura del piano da parte degli azionisti il management si è impegnato a una revisione strategica delle attività e alla redazione di un nuovo piano.  Shimada ha detto lo scorso mese di non ritenere un problema il fatto di essere ricordato come l’amministratore delegato che ha venduto l’azienda, ma solo a condizione che tale operazione renda “grande la compagnia”. Tuttavia ora – scrive il Financial Times – ha sottolineato di voler valutare diverse opzioni per il futuro dell’azienda, incluso lo stop alla privatizzazione.

Gli analisti concordano sul fatto che un’eventuale acquisizione di Toshiba sarà probabilmente complessa e dovrà necessariamente coinvolgere investitori giapponesi, visto che le varie attività del gruppo sono molto sensibili per lo Stato (dal nucleare alla difesa, passando per i semiconduttori e la crittografia quantistica). Oltre al private equity, anche il fondo giapponese Jic ha preso parte al primo round di offerte.

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