Facebook entra nel "club" delle trillion-dollar companies - CorCom

IL TRAGUARDO

Facebook entra nel “club” delle trillion-dollar companies

Per la prima volta il social di Zuckerberg ha una capitalizzazione di Borsa di mille miliardi. Merito della causa antitrust vinta negli Usa. Ma restano aperti i fronti privacy e antitrust in Europa

30 Giu 2021

Patrizia Licata

giornalista

Facebook entra nell’élite delle aziende da 1 trilione di dollari: il social media di Mark Zuckerberg ha superato, per la prima volta, la capitalizzazione di mille miliardi di dollari e si è inserita nel ristretto club di aziende che hanno già toccato il traguardo: Apple, Microsoft, Amazon e Alphabet (la capogruppo di Google).

Il titolo di Facebook è volato in Borsa dopo la notizia di una vittoria legale contro la Federal trade commission degli Stati Uniti e una coalizione di procuratori generali che avevano intantato una maxi causa antitrust contro il social media. Le azioni si sono apprezzate ieri del 4,2% a 355 dollari e la capitalizzazione di mercato di Facebook ha superato lo storico traguardo dei mille miliardi di dollari. Oggi il titolo viaggia intorno ai 351 dollari.

Vittoria legale sull’Antitrust Usa

Lo scorso dicembre la Federal Trade Commission e una coalizione di procuratori generali di 48 Stati e territori americani hanno depositato due cause separate contro l’azienda guidata da Mark Zuckerberg contestando le acquisizioni di Instagram and WhatsApp.

Secondo l’accusa Facebook avrebbe adottato una precisa strategia volta a comprare i potenziali rivali per farli uscire dal mercato del social networking e mantenerne così il controllo. L’obiettivo era di ottenere dal giudice l’imposizione di rimedi per il presunto comportamento anti-concorrenziale, fino alla cessione delle due app più popolari di Facebook. Il giudice ha tuttavia respinto le accuse.

Per Facebook è una vittoria cruciale perché l’azienda ricava quasi la totalità del fatturato dalle pubblicità personalizzate che vengono mostrate sulla sua piattaforma e su Instagram.

Resta lo scrutinio dei regolatori Ue

Facebook si è quotata a maggio 2012 e al debutto ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 104 miliardi di dollari. A giugno 2018, dopo aver pubblicato una trimestrale deludente che risentiva degli effetti dello scandalo Cambridge Analytica, l’azienda ha sofferto un tonfo in Borsa del 19%.

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Nonostante il datagate e i tanti guai con i regolatori, che da allora hanno messo sotto la lente le policy di Facebook sui dati, il social media ha recuperato terreno e il prezzo del titolo odierno rappresenta un incremento di oltre il 90% rispetto a quello di luglio 2018.

All’inizio di questo mese la Commissione europea ha aperto un’indagine antitrust formale per valutare se Facebook abbia violato le regole di concorrenza dell’Ue, utilizzando i dati pubblicitari raccolti dagli inserzionisti per competere con loro nei mercati in cui Facebook è attivo, come quello degli annunci economici. L’indagine formale valuterà anche “se Facebook collega il suo servizio di annunci ‘Facebook Marketplace’ al suo social network, in violazione delle regole di concorrenza dell’Ue”.

Sul fronte privacy, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha deciso che i Garanti nazionali dei Paesi Ue hanno l’autorità necessaria per perseguire le Big tech anche se non sono il loro regolatore di riferimento in Europa. La sentenza è una nuova grana per le aziende come Facebook che hanno posto i loro quartieri generali europei in Irlanda, dove ha sede la Irish privacy authority, che è dunque il Garante che ha autorità nei casi riguardanti la protezione o violazione dei dati personali per le aziende con sede in Irlanda. La Corte europea ha tuttavia deciso che anche i Garanti nazionali possono agire nei confronti dei colossi del digitale se rilevano violazioni relative ai dati personali e alle disposizioni del Gdpr.

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