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OCCUPAZIONE

Lavoro, Luigi Sbarra: “Il futuro governo investa nelle nuove competenze”

L’appello del segretario generale aggiunto della Cisl: “Lo skill mismatch piaga dolorosa, migliaia i posti vacanti in particolare nei settori tecnici. Transizione all’economia digitale sia la strada maestra”

23 Ago 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Investire nelle competenze, in particolare quelle di nuova generazione legate all’economia digitale. Per abbattere il forte gap fra offerta e domanda che ha già generato migliaia di posti di lavoro vacanti. Questo l’appello del segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, al governo che verrà. “L’Italia è intrappolata in una dinamica occupazionale inadeguata e insufficiente, in cui ancora mancano oltre 600 milioni di ore lavorate rispetto al periodo pre-crisi e che resta quasi monopolizzata da basse qualifiche e lavoro povero – ha detto Sbarra a margine del Meeting di Rimini – Lo skill mismatch rimane una delle piaghe più dolorose: sono centinaia di migliaia i posti di alta fascia, specialmente in settori tecnici, che restano vacanti a causa della mancata capacità di generare professionalità adeguate”.

Secondo Sbarra “bisogna rimettere al centro il tema delle competenze. Vanno stabilizzate le condizioni di 250mila lavoratori coinvolti nei tavoli di crisi e costruite politiche attive degne di questo nome. Contemporaneamente, vanno date risposte agli oltre 3 milioni di working poors presenti nel nostro Paese sostenendo percorsi di riqualificazione e alleggerendo le tasse sui redditi medio-bassi. Il nuovo Governo, qualunque esso sia, metta finalmente questi temi in cima alle priorità, a partire dalla prossima Manovra”.

Centrale il ruolo del digitale: “Nella stagione di transizione all’economia digitale, la via è quella di uno scatto nelle infrastrutture materiali, sociali e logiche, di un grande investimento sugli strumenti di raccordo scuola-lavoro, di crediti d’imposta fruibili anche dalle Pmi che puntano sulla formazione”. “Si crea e si qualifica con gli investimenti e si rafforza con politiche che aiutino i lavoratori ad essere veramente occupabili: in questo ultimo anno le formule proposte sono andate in tutt’altra direzione. Gli interventi hanno riguardato quasi esclusivamente le regole, si sono cambiate leggi e norme, come se l’occupazione di qualità si potesse creare per decreto. Nulla di più sbagliato”.

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