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IL LIBRO

“Fakedemocracy”, come fare ordine nel far west dell’informazione?

Il saggio a firma di Alessandro Alongi e Fabio Pompei affronta a 360 gradi il fenomeno delle “bufale” online. Dalle tecnologie utilizzate alle implicazioni regolatorie. Prefazione del sottosegretario al Mise Mirella Liuzzi. I proventi alle realtà che contrastano le fake news e alle vittime di cyberbullismo

10 Feb 2020

L. O.

“L’imperatore Napoleone Bonaparte è stato ucciso dai cosacchi”: l’annuncio fu diffuso porta a porta in tutta Parigi nel febbraio 1814. Ma non era vero. Era già una fake news. Parte da qui “Fakedemocracy” (editorialeNovanta) il libro scritto a quattro mani da Alessandro Alongi e Fabio Pompei, che esplora il mondo di “bufale” online e disinformazione esaminandone gli aspetti tecnologici, regolamentari, sociali.

Un fenomeno antico, come appunto spiega il libro. Ma reso ancora più pericoloso perché amplificato su scala mondiale dalla tecnologia. Nocivo perché mette a repentaglio la tenuta dei principi democratici e libertà fondamentali.

Per questo il contrasto dalle fake news viene definito ormai come una “battaglia”, ma una battaglia a sua volta irta di rischi. Scrive nella prefazione Mirella Liuzzi (M5S) sottosegretario al Mise: “La battaglia contro le notizie false e ingannevoli si muove su un delicato crinale, quello del diritto alla libertà d’informazione”. Perché “la declinazione rappresentativa del sistema democratico inserisce – scrive Liuzzi -, nel processo di formazione della volontà collettiva, dei contrappesi e dei filtri volti ad assicurare che si evitino derive plebiscitarie e, comunque, si sia meno facilmente vittime di orientamenti collettivi frutto di abbagli o contingenze estreme. E questo dovrà funzionare anche per il fenomeno delle fake news affinché la volontà dei cittadini resti indiscutibilmente centrale e fondamentale”.

Secondo Agcom, ricordano gli autori, “il primo bimestre 2019 ha visto crescere la disinformazione online (+10% nel giorno medio di gennaio, +4% nel giorno medio di febbraio), con una sempre più marcata concentrazione di fake news sugli argomenti di cronaca e politica, che congiuntamente rappresentano il 56% del totale dei contenuti fasulli”.

Gli strumenti della “Fakedemocracy”

Al trend, in crescita, concorrono una lunga serie di ragioni. Internet, i social, la sempre maggiore tendenza all’informazione attraverso blog in questo senso sono la “benzina” di un gesto di potere che passa dal populismo e fa leva sull’“analfabetismo funzionale” per controllare coscienze e elettorato. “In una condizione di diffusa incapacità cognitiva, puntare sulla diffusione delle fake news risulta estremamente conveniente, ed infatti è proprio ciò che è accaduto in politica negli ultimi anni”, si legge nel libro.

Lo sviluppo tecnologico rafforza il trend. Intelligenza artificiale e algoritmi rappresentano leve formidabili nel mettere a segno fake news. Il software Gpt-2, generatore di testi (rigorosamente falsi) “è in grado di scrivere pagine e articoli interi, richiamando lo stile utilizzato dal leader, personaggio politico o istituzione di turno”.

Così come il “filter bubble” rappresentato dagli strumenti per il ranking sui motori di ricerca contribuisce al rafforzamento di notizie. Fake comprese.

Come frenare le fake news

Servono dunque strumenti nuovi per arginare il fenomeno. Ben vengano le azioni intraprese da Agcom, così come il lavoro della Commissione europea. Ma il lavoro principale, deve venire prima. Nell’educazione dei cittadini, in particolare delle nuove generazioni. “L’educazione diventa in questo caso una forma di prevenzione”. In questo senso “l’educazione digitale dovrebbe prima di tutto passare dalla persona e non dai contenuti”.

I proventi delle vendite del libro saranno interamente devolute a tutte quelle realtà che quotidianamente cercano di contrastare il fenomeno della disinformazione online e alle vittime di cyberbullismo, di cui, le fake news sono causa

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