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MERCATO

Snapchat ai minimi storici: gli investitori preoccupati per la tenuta del business

Pesano la concorrenza e le defezioni dei top manager. Secondo Wall Street non è garantita la redditività. Ma sarebbero a rischio anche gli altri social: Google piglia-tutto sull’advertising

12 Ott 2018

Patrizia Licata

giornalista

Il titolo Snapchat continua a soffrire, e non è solo colpa del “mercoledì nero” dell’hitech in Borsa, con Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google che hanno bruciato 172 miliardi di dollari travolti dall’escalation della trade war Usa-Cina. Il valore delle azioni di Snap Inc., la capogruppo dell’applicazione di messaggistica istantanea, ha perso il 6% mercoledì raggiungendo il minimo storico e portando la perdita totale di valore dalla quotazione al 55%, per poi recuperare il 3% giovedì. Gli analisti però avvertono: le montagne russe non sono finite perché l’andamento del titolo riflette non tanto i trend macro-economici negli Stati Uniti quanto le difficoltà di far quadrare il business in un contesto sempre più competitivo mentre le risorse di cash si esauriscono, come sottolineano a Wall Street.

Particolarmente severo l’analista Matt Maley della società di equity stategy Miller Tabak. Al programma “Trading Nation” della rete americana Cnbc, Maley ha osservato che la quotazione di Snap è scesa molto al di sotto del valore del business della società e che questo potrebbe aprire la strada a una risalita del prezzo che dà una boccata d’ossigeno all’azienda e ai suoi investitori; tuttavia ciò equivale per l’investitore a comprarsi il biglietto della lotteria: se è molto fortunato vincerà un premio stratosferico, ma l’ipotesi più probabile è che abbia buttato i soldi. “Attenzione dunque”, dice l’analista: “Da un punto di vista tecnico è quasi un titolo non vendibile”. Chi investe oggi in Spachat deve chiedersi quanti soldi ha ancora la società e “se può davvero sopravvivere”.

La società di messaggistica guidata dal Ceo Evan Spiegel ha anche subito la defezione di due top manager chiave. A inizio settembre ha comunicato le dimissioni il chief strategy Imran Khan, mentre a inizio anno si è dimesso Drew Vollero, il chief financial officer (già stato sostituito da Tim Stone, ex executive di Amazon). Ora trovare un nuovo capo strategie è fondamentale: il compito è di supervisionare le divisioni partnership e contenuti e assicurare la capacità di produrre fatturato.

Khan (che resta al suo posto finché non sarà nominato il sostituto) ha guidato la creazione e lo sviluppo del business della pubblicità di Snapchat che, secondo le stime degli analisti, porterà quest’anno un fatturato di un miliardo di dollari, e ha svolto un ruolo centrale nell’Ipo di Snap Inc, svoltasi a marzo del 2017. L’esordio è stato brillante, con i titoli che hanno aperto a 24 dollari per azione, sopra il prezzo di 17 dollari dell’initial public offering. Tuttavia nei mesi successivi il valore di Snapchat ha continuato a traballare, mentre il lancio della nuova versione della app, che ha un design rinnovato, ha suscitato confusione in molti utenti. Nel secondo trimestre, per la prima volta, la piattaforma di messaggistica ha registrato una diminuzione degli utenti attivi giornalieri rispetto al trimestre precedente (188 milioni in tutto il mondo, in calo del 2% rispetto al primo trimestre), che hanno fortemente deluso Wall Street nonostante le revenues abbiano battuto le attese; per la prima volta il valore del titolo è sceso sotto quota 10 dollari.

Nel terzo trimestre Snapchat si aspetta ricavi per 265-290 milioni di dollari, in rialzo annuo del 27-39%, ma intanto il titolo riflette le preoccupazioni di analisti e investitori. Dalla quotazione in Borsa l’azienda ha perso 20 miliardi di dollari di quotazione di mercato. Nelle ultime 14 settimane il titolo ha sempre registrato un trend in flessione.

Il loro prodotto è fantastico, ma ci ricorda che non tutti i grandi prodotti diventano buone azioni su cui investire”, ha detto Mark Tepper, Ceo di Strategic Wealth Partners. Tepper, in generale, non è particolarmente ottimista sulle prestazioni dei titoli dei social media, inclusi Facebook e Twitter: per l’analista è Google il colosso piglia-tutto che, continuando a prevalere sul mercato della pubblicità, manterrà alto il valore del business e del titolo limitando il raggio d’azione dei concorrenti.

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