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L'INCHIESTA

Privacy, Parlamento Uk in pressing su Facebook: faro sui dati “sottratti” dalle app

La House of Commons ordina la consegna di email scambiate dai manager del social network con Six4Three, ex società di sviluppo app. Domani i vertici in audizione a Londra, Zuckerberg non ci sarà

26 Nov 2018

Patrizia Licata

giornalista

Il Parlamento britannico forza la mano su Facebook e il nodo privacy: Damian Collins, presidente della Commissione Digitale, cultura, media e sport (DCMS) della Camera bassa, ha ordinato la consegna di email scambiate dai manager del social network con i dirigenti di Six4Three, società oggi sciolta che aveva sviluppato un’applicazione per la condivisione di foto su Facebook.

Collins si è avvalso di un potere raramente utilizzato dal Parlamento britannico per obbligare i legali di Ted Kramer, fondatore di Six4Three, a consegnare alla House of Commons dei documenti interni durante un viaggio d’affari di Kramer a Londra, come riportato da The Observer. I file contengono, secondo il quotidiano, email confidenziali relative ai controlli sui dati personali messi in atto da Facebook e anche, secondo alcune fonti, tracce della corrispondenza tra il Ceo Mark Zuckerberg e altri top manager.

Collins è andato in pressing su questa documentazione in previsione dell’audizione fissata per domani davanti alla commissione DCMS del Parlamento britannico cui dovrà partecipare Richard Allen, vice president of policy solutions di Facebook. Saranno presenti anche esponenti politici di Canada, Irlanda, Lettonia e Singapore. Zuckerberg ha più volte respinto l’invito della commissione a presentarsi e produrre la documentazione richiesta.

La società americana Six4Three ha sviluppato una app chiamata Pikinis che permetteva alle persone di trovare foto in costume da bagno di altri utenti. Attualmente è in causa con Facebook: la app Pikinis è stata cancellata nel 2015 dopo che l’azienda di Menlo Park ha modificato le sue policy sulla condivisione dei dati degli utenti con gli sviluppatori esterni di applicazioni. Six4Three nella sua causa sostiene che Facebook le abbia sottratto sviluppatori con sistemi anti-concorrenziali. I documenti ottenuti dal Parlamento britannico sono in connessione con questa disputa legale, riporta The Observer.

“Le accuse di Six4Three sono prive di fondamento; Facebook non ha mai scambiato dati di Facebook e ha sempre reso chiaro che l’accesso degli sviluppatori è soggetto sia alle nostre policy sia alle impostazioni scelte dagli utenti sulla condivisione delle loro informazioni”, ha dichiarato un portavoce di Facebook alla testata americana Cnbc.

Allen ha scritto a Collins in un’email che i documenti consegnati dai legali di Six4Three sono parte della causa in corso e come tale dovrebbero essere trattati come “sub iudice” in un tribunale della California: ovvero non dovrebbero essere resi pubblici fino alla sentenza definitiva. Tuttavia Collins ha fatto sapere che il Parlamento britannico potrebbe rendere noti i documenti come parte della sua indagine sull’uso dei dati personali da parte di Facebook, in linea con la legge britannica e i privilegi del Parlamento Uk.

L’inchiesta aperta a Londra segue lo scandalo Cambridge Analytica, che ha portato alla ribalta il nodo dei controlli di Facebook sulla condivisone dei dati dei suoi iscritti tramite applicazioni sviluppate da terzi. Per il caso Cambridge Analytica il regolatore britannico Ico ha inferto a Facebook il massimo della multa possibile, 500.000 sterline.

Per affrontare il crescente scrutinio regolatorio, Mark Zuckerberg ha di recente assunto l’ex vice premier britannico Nick Clegg come responsabile dei suoi affari globali e del team della comunicazione. Clegg si trasferirà nella Silicon Valley in gennaio, prendendo il posto di Elliot Schrage: l’ex vicepremier Uk ha accettato il lavoro dopo mesi di corteggiamento da parte di Zuckerberg, che gli ha assicurato un ruolo centrale nel definire la strategia della società.

Secondo il Wall Street Journal Zuckerberg sta pressando l’intero management per cercare di rimettere in sesto la reputazione dell’azienda e preservarne il business, tutto basato sui dati: il Ceo avrebber chiesto un radicale cambiamento di impostazione per quanto riguarda la gestione degli scandali che investono il social network. Zuckerberg avrebbe spiegato in una riunione con una cinquantina di top manager che l’azienda è “in guerra” e occorre comportarsi di conseguenza, accelerando i processi decisionali, facendo progressi più in fretta (specialmente sul fronte della crescita degli iscritti e su quello della cyber-security) e adottando un approccio più aggressivo nell’affrontare le situazioni avverse, senza lasciare che il morale venga influenzato dai sempre più frequenti attacchi da parte dei media.

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