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IL CASO

Carl Icahn mette all’angolo Michael Dell: bocciata l’operazione VMware

La proposta di buy-out della tracking stock della controllata come strumento per tornare indirettamente sui listini e rimettere le leve del potere in mano al fondatore e Ceo non è stata accolta. Ed è partito un vero e proprio braccio di ferro: il rientro “diretto” a Wall Street attraverso una Ipo è l’ipotesi più plausibile

16 Ott 2018

Patrizia Licata

giornalista

L’investitore attivista Carl Icahn mette di nuovo i bastoni tra le ruote a Michael Dell, fondatore e Ceo del colosso It americano Dell Technologies. Il gruppo texano, che prepara il rientro a Wall Street dopo il delisting del 2013, ha messo sul tavolo una serie di opzioni, tra cui il buy-out dei detentori di titoli Class V di Vmware (le tracking stock o DVMT). Si tratta di un’operazione cash and equity da oltre 21 miliardi di dollari, di cui 9 miliardi in contanti, proposta a luglio dai Cda di Dell e VMware, la software company controllata all’80% da Dell Technologies.

Icahn ha affermato che chiederà di votare contro l’accordo proposto da Dell e VMware. L’attivista ha indicato che potrebbe proporre una transazione alternativa che permetta agli investitori di realizzare il loro investimento se lo desiderano. Per rafforzare la sua posizione Icahn ha nettamente ampliato la sua quota nelle tracking stock di WMware facendola salire all’8,3% al precedente 1,2%, e diventando il secondo maggior azionista DVMT, come riportato da Bloomberg.

“Farò tutto quello che è in mio potere per fermare questa proposta”, ha scritto l’investitore in una nota. “Sono pronto a dare battaglia”.

L’operazione di buy-out è di fatto uno swap di azioni: Dell offre ai detentori di DVMT di VMware di comprare le loro azioni pagandole o con azioni Dell (1,36 common share Dell per ogni azione DVMT) oppure in contanti (109 dollari per azione ma con un tetto di 9 miliardi di dollari per l’intera transazione).

Questo schema è stato studiato da Michael Dell non solo come funzionale al rientro in Borsa di Dell Technologies ma proprio come strumento per riprendere il controllo della sua azienda limitando il raggio d’azione di Icahn. Il buy-out, infatti, pur non consentendo all’imprenditore di attingere ai guadagni della profittevole Vmware per la restituzione del mega-debito di Dell Technologies, permette comunque all’azienda dell’It di  tornare sui listini dando al suo fondatore una quota (diluita) tra il 47% e il 54% della sua azienda e sufficienti diritti di voto da non curarsi dell’agguerrito investitore attivista.

Icahn si è subito opposto (come altri investitori, tra cui gli hedge fund Elliott Management Corp e Canyon Capital Advisors), sollevando obiezioni sul calcolo del valore delle azioni che Dell vuole ricomprarsi.  Icahn ha suggerito a chi possiede azioni DVMT di non accettare né questa né altre offerte a meno che non rappresentino un incremento “molto, molto sostanziale”. Dell dovrà comunque “fornire liquidità ai detentori di azioni DVMT che vogliono vendere e al tempo stesso proteggere quelli che non vogliono vendere”, ha scritto Icahn.

L’accordo dovrebbe chiudersi nel quarto trimestre, ma con l’ostracismo di Icahn aumentano le probabilità che salti. A quel punto l’ipotesi Ipo ventilata nelle scorse settimane prenderà definitivamente quota: Dell ha già fissato gli incontri con le banche per cercare potenziali sottoscrittori.

A inizio anno l’idea dell’offerta pubblica iniziale era stata messa da parte dal gruppo texano a causa del forte indebitamento (quasi 50 miliardi di dollari) che avrebbe potuto scoraggiare gli investitori sul mercato. Tra le ipotesi alternative Dell aveva preso in considerazione anche un acqui-merger (reverse merger) con VMware: nei fatti, sarebbe stata VMware a comprare Dell e il meccanismo della “fusione inversa” avrebbe permesso a Dell di tornare in Borsa senza passare per una quotazione formale e di ricevere la liquidità necessaria per pagare parte del debito.

L’idea dell’Ipo è diventaa più percorribile alla luce delle buone performance finanziarie presentate da Dell a inizio settembre (revenue in aumento del del 18% a 22,9 miliardi di dollari, mentre gli utili sono saliti del 13% a 2,46 miliardi).

Vista l’opposizione dell’attivista Icahn, il rientro diretto in Borsa diventa ora, forse, l’unica via per Michael Dell.

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