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IL CASO

5G, salasso telco in India: si rischia delay di 5 anni

L’associazione degli operatori mobili Coai denuncia condizioni di mercato insostenibili tra tasse, prezzi dello spettro e concorrenza aggressiva: “Impossibile investire nelle nuove reti”. E per Vodafone è a rischio l’intero business nel Paese

28 Nov 2019

Patrizia Licata

giornalista

L’India rischia un pericoloso stop nella corsa all’implementazione delle reti e dei servizi 5G: l’associazione industriale indiana degli operatori mobili Coai, che include Vodafone Idea, ha messo in guardia che il lancio del 5G potrebbe subire un ritardo di cinque anni a causa delle difficoltà estreme del mercato locale. Coai (Cellular operators association of India) cita una concorrenza brutale sui prezzi, costi esorbitanti dello spettro e un pesante quadro regolatorio con ricorso a multe e penalizzazioni, come ha indicato il direttore generale di Coai, Rajan S Mathews, all’Economic Times of India. A queste condizioni – ha detto Mathews – gli operatori mobili non possono lanciare il 5G in India.

Coai, che include tra le telco rappresentate anche Bharti Airtel e Reliance Jio, oltre a fornitori come Huawei, Ericsson, Cisco e Ciena, ha spiegato che “il costo delle frequenze è sempre stato un problema per l’industria”.  Il governo ha fissato il prezzo di 1 MHz a 4,92 miliardi di rupie, circa 68 milioni di dollari, e “la maggior parte degli operatori mobili pensa che non sia una cifra plausibile visti il loro indebitamento e i prezzi internazionali”.

Business insostenibile per Vodafone Idea

I rappresentanti degli operatori mobili indiani hanno più volte chiesto a Nuova Dehli di ridurre i costi per le telco in considerazione degli elevati investimenti richiesti dal 5G. A inizio anno il ceo di Bharti Airtel, Gopal Vittal, ha citato la pesante tassazione, le licenze d’uso dello spettro e il mancato utilizzo del fondo Uso (Universal service obligation) tra le difficoltà che rendono sempre più complicato fare business per le telco. Nel 4G, ha detto Vittal, su ogni 100 rupie guadagnate 34 vengono spese in Capex, mentre la media per le altre aziende dell’industria mobile è di 17 rupie. Altre 31 rupie vanno per le tasse. “È una situazione compromessa che dobbiamo risolvere in qualche modo“, ha concluso il ceo di Bharti Airtel.

Lo scorso mese il ceo del gruppo Vodafone, Nick Read, ha manifestato una visione in linea con quella della telco rivale indiana. Read ha chiesto al governo locale di alleviare i costi che gravano sulla filiale Vodafone Idea altrimenti la telco sarà costretta a abbandonare il mercato. Il business in India non è più sostenibile, ha detto il ceo di Vodafone: la situazione “è critica”.

Crisi “senza precedenti” per le Tlc indiane

A fine ottobre il governo dell’India ha chiesto alle aziende delle telecomunicazioni attive nel paese di versare 920 miliardi di rupie (13 miliardi di dollari) di licenze arretrate per lo spettro mobile, una stangata che si abbatterà soprattutto sugli operatori Vodafone Idea e Bharti Airtel.

La Corte suprema indiana ha infatti confermato la richiesta del governo di esigere dagli operatori mobili di sborsare subito la maggior parte della cifra che quantifica, secondo Nuova Delhi, i diritti per le concessioni delle frequenze che le telco non hanno versato.

Per Coai la decisione rischia di innescare una “crisi senza precedenti” nel settore delle telecomunicazioni, già pesantemente indebitato: in una lettera inviata al ministro indiano delle telecomunicazioni l’associazione industriale ha espresso il proprio allarme e chiesto al governo di rivedere la sua richiesta e concedere una moratoria, estendendo i tempi di pagamento nell’arco di due anni, dal 2020 al 2022.

Secondo gli analisti, l’impatto del pagamento al governo indiano è enorme: Rusmik Oza di Kotak Securities ha dichiarato a Reuters che Vodafone Idea rischia la bancarotta se dovrà versare subito la cifra arretrata. L’operatore (di cui la telco britannica possiede il 45,1%) ha un debito di 14 miliardi di dollari nello scorso anno fiscale e ha chiesto al governo indiano una soluzione di compromesso, per esempio una riduzione su interessi e more.

La lobby industriale Coai afferma che si profila una catastrofe per tutte le aziende delle Tlc, che saranno costrette a tagliare sugli investimenti e a licenziare. “L’impatto di questa crisi potrebbe aggravare la pressione sull’industria e rivelarsi catastrofica per il paese”, afferma Coai. “Tutta la supply chain sarebbe sconvolta”. Secondo Coai, l’industria Tlc indiana ha un debito complessivo di 4 trilioni di rupie.

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