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L'AUDIZIONE

5G, il Copasir: “Rassicurazioni da Conte sul caso cinese”

Davanti al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, il presidente del Consiglio ha annunciato che il governo sta seguendo con attenzione il dossier: il Centro di valutazione e certficazione presso il Mise il pilastro della strategia. Intanto Di Maio esclude il ban ma avverte: “Se ci saranno irregolarità Huawei non parteciperà allo sviluppo delle reti”

13 Mar 2019

Federica Meta

Giornalista

Pressato dagli Stati Uniti e con la visita del premier cinese Xi Jinping a Roma ormai vicina, il Governo non ha ancora maturato una decisione definitiva in merito al 5G e al ruolo di operatori come Huawei e Zte.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ascoltato per circa due ore dal Copasir, ha comunque assicurato – a quanto si apprende – che saranno messi in campo tutti gli strumenti, tecnici e normativi, per garantire la sicurezza delle reti evitando rischi di spionaggio di dati sensibili. Niente bandi nei confronti della Cina, dunque, per ora. Il “warning” è arrivato chiaro dagli Usa ai suoi alleati: chi non chiude ai colossi cinesi delle tlc non potrà collaborare con Washington in campi delicati come la difesa e l’intelligence. Questo perché il Governo di Pechino avrebbe in mano i dati sensibili forniti dalle sue aziende controllate che operano in quei Paesi. L’Italia per ora non dovrebbe seguire l’indicazione americana. Conte avrebbe riferito che il Governo è consapevole dei rischi e sta seguendo il dossier “con grande attenzione”. Si sta infatti lavorando al rafforzamento degli elementi di garanzia e sicurezza relativi alle reti 5G, come gli adempimenti contrattuali e gli strumenti tecnici. C’è in particolare il Centro di valutazione e certificazione nazionale (Cvcn), istituito presso il ministero dello Sviluppo economico, che verificherà le condizioni di sicurezza e l’assenza di vulnerabilità di prodotti, apparati e sistemi destinati ad essere utilizzati per il funzionamento di reti ed infrastrutture strategiche.

“L’audizione odierna si inserisce nel quadro di grande attenzione che il Comitato sta riservando al tema – ha detto il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini – Abbiamo rappresentato al Presidente del consiglio la valutazione su possibili rischi ricevendo dal presidente Conte l’insieme degli interventi sui quali il governo sta lavorando”.

“Certamente – ha aggiunto – la questione merita ulteriori approfondimenti che sarà cura del Comitato proseguire nelle prossime settimane, anche in relazione con l’indagine conoscitiva sulla cyber sicurezza che il Copasir sta sviluppando”.

Anche le parole del ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, evidenziano l’impegno del governo sul fronte sicurezza delle reti. Intervenendo al “DiMartedì” su La 7, il ministro ha detto: “Sul 5G stiamo facendo le verifiche del caso: abbiamo dato vita a una Commissione. Se ci saranno irregolarità Huawei non potrà partecipare”.

Critico sulla posizione del governo il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani. “C’è un rischio oggettivo. C’è un interesse eccessivo da parte della Cina nei confronti dell’Italia e dell’Europa – ha sottolineato al Giornale Radio Rai – Attenzione a quello che accade a Trieste e a quello che accade con il 5G. Per questo le istituzioni europee sono state costrette ad approvare norme anti-dumping che ora difendono meglio la produzione europea. Questo è un governo che non decide perché le due forze politiche che ne fanno parte si bloccano a vicenda quindi: non si fa la Tav, non si fanno le grandi infrastrutture. Il paese è immobile e la situazione economica continua a peggiorare come dicono tutti gli osservatori interni ed esterni. Noi vogliamo che si faccia ciò che è stato promesso agli elettori. E visto che la Lega è nostra alleata, chiediamo che la Lega faccia ciò che ha promesso agli elettori”.

Timore per il caso Huawei è stato espresso dal presidente di FI, Silvio Berlusconi. “Su Huawei c’è rischio totale: chi arriva prima nell’intelligenza artificiale, e la Cina sta facendo investimenti enormi, può diventare padrone del mondo – ha detto ai microfoni di Mattino 5 – In Cina chi ha il potere è padrone di tutto. Là è il governo che dice alla magistratura chi condannare. L’antitesi totale dell’Occidente”.

Anche l’Europa si sta muovendo. Il Parlamento europeo “detta la linea” sul caso Hauwei e punta a rafforzare i sistemi di certificazione delle reti di Tlc nonché ad aumentare la concorrenza sugli appalti del 5G. Il Cybersecurity Act, approvato da Strasburgo, rappresenta il primo pilastro di un piano con cui il Vecchio Continente prova a tirarsi fuori dalla “trade war” tra Usa e Cina e adottare una linea autonoma che preservi la sicurezza e allo stesso tempo non tagli del tutto fuori i vendor cinesi dal mercato, rallentando così il roll out del 5G europeo. Con impatti pesanti sullo sviluppo economico di tutta la Ue, come evidenziato qualche settimana dalla Gsma che aveva lanciato l’allarme su un eventuale ban europeo a Huawei & co.

La strategia predisposta dall’Europarlamento si basa su due documenti: le norme di legge (Il Cybersecurity Act) e una risoluzione non legislativa, in cui si chiede a Commissione e Stati un’azione contro le minacce alla sicurezza legate alla crescente presenza tecnologica della Cina nell’Ue.

Le norme danno vita al primo schema di certificazione per garantire che prodotti e servizi venduti nel Vecchio Continente soddisfino gli standard di sicurezza informatica. Approvata anche una risoluzione in cui si chiede a Commissione e Stati un’azione contro le minacce legate alla presenza tecnologica di Pechino,a  cominiciare dallo sprint agli appalti multivendor per la realizzazione delle reti 5G. Più poteri all’Agenzia europeoa per la sicurezza (Enisa).

L’approvazione del Cybersecurity Act è arrivata in concomitanza con l’apertura a Milano del nuovo hub di Huawei che sancisce il 15° anno di presenza di Italia della compagnia cinese in Italia. A margine della presentazione il vice presidente di Huawei per l’Europa, Abraham Liu, ha fatto sapere che l’azienda è pronta a seguire le rgole Ue sulla cybersecurity.

“Il Gdpr è veramente la strada giusta che noi crediamo possa risolvere il problema della sicurezza del 5G e siamo molto propensi a partecipare a questo processo – ha evidenziato – Siamo pronti a seguire qualsiasi tipo di regole che saranno fissate dai governi e dalla comunità europea. L’Europa ha già delle iniziative come Enisa per rafforzare le certificazioni sui programmi di sicurezza in Europa e noi siamo disponibili a supportare questi programmi basati sulle regole e siamo molto felici di questa iniziativa”.

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