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VERSO L'ASSEMBLEA

Affondo di Vivendi: “Elliott vuole smantellare Tim. Ma noi puntiamo al successo industriale”

In un position paper la media company attacca il fondo Usa e difende la propria strategia: “Abbiamo capito il potenziale della compagnia Tlc e messo in campo 4 miliardi. Serve visione di lungo termine”. Riunione straordinaria del cda di Tim per integrare la documentazione dell’assemblea

17 Apr 2018

Federica Meta

Giornalista

Restano agitate le acque in casa Tim dove si sta consumando un duro scontro tra Vivendi e il fondo americano Elliott per il controllo del gruppo di tlc. Secondo la media company francese il fondo Usa afferma di sostenere la strategia dell’Ad Amos Genish “ma in realtà vuole imporre un nuovo, differente corso focalizzato sullo smantellamento del Gruppo”. La dura critica emerge in un position paper pubblicato oggi sul sito di Vivendi.

Elliott “non spiega come quel piano possa essere implementato con un cda diviso – prosegue il documento – Non spiega neppure come intende imporre una nuova strategia ad Amos Genish e al suo team senza il supporto del principale azionista della società. Difficile anche credere al supporto di Elliott al piano industriale DigiTim con in aggiunta una lista di altre proposte, molte delle quali sono state già prese in considerazione e respinte come impraticabili o potenzialmente dannose per la stabilità finanziaria della società in un momento cruciale. Per fare un esempio, basta citare quei paesi dove la separazione della rete è stata un fallimento”.

Nel paper anche un importante annuncio: Arnaud de Puyfontaine non sarà presidente esecutivo, ma solo presidente non esecutivo, assicurando all’attuale ceo tutto “lo spazio di manovra necessario per esercitare efficacemente il proprio ruolo”.

Vivendi, nel ribadire il suo impegno per Telecom Italia, sottolinea che nel gruppo italiano “ha investito 4 miliardi di euro” e ha “un interesse diretto nel successo industriale e finanziario dell’azienda. Gli interessi di Vivendi sono allineati a quelli della stragrande maggioranza degli azionisti di Telecom Italia”. Quando, tre anni fa, continua il documento “Vivendi ha iniziato a investire nella società, Telecom Italia si trovava in una situazione di estrema debolezza. Registrava basse performance in modo cronico, con una storia fatta di investimenti insufficienti e cattive decisioni in tema di gestione. Vivendi ne ha visto il potenziale nascosto”.

A parlare sono d’altronde le performance finaziare di Tim. “Vivendi ha sostenuto la ripresa del prezzo azionario di Telecom Italia in un momento in cui gli operatori del settore delle telecomunicazioni, sia a livello europeo sia globale, stavano subendo un drastico declassamento – si legge – Da giugno 2017 la performance del titolo Telecom Italia e’ stata migliore del 17% rispetto ai peers del settore. Ciò riflette la crescente fiducia nel ceo Amos Genish e nel suo team”. Ora, dopo le ultime vicende su Telecom Italia e il piano presentato da Elliott, secondo Vivendi questa ripresa “è a rischio”.

Proprio per continuare sulla strada della crescita  è stata proposta una lista di candidati per il consiglio di amministrazione “che sostiene pienamente il management e il suo approccio”.

“Il primo nome sulla lista è quello di Amos Genish, che ha instaurato un ottimo rapporto di lavoro sia con il consiglio di amministrazione sia con Vivendi, in qualità di principale azionista – si ricorda – La lista, inoltre, include coloro che sono stati coinvolti a tempo pieno nella messa a punto della strategia e nel garantire ad Amos Genish le risorse e il team necessari per portare a buon fine il piano”. “Durante la stesura della lista – prosegue la media company francese – abbiamo ascoltato con attenzione i suggerimenti che provenivano dall’esterno, nominando due consiglieri indipendenti di grande standing”.

Focus anche sull’italianità della compagnia. “Siamo in grado di preservare l’italianita’” di Telecom Italia “con una governance e una rappresentanza italiana, totale trasparenza e responsabilita’”, ribadisce Vivendi.

“In qualità di azionista di riferimento di Telecom Italia, Vivendi può offrire stabilità e competenza, permettendo allo stesso tempo ad altri azionisti di investire e di partecipare nella futura ripresa dell’azienda”, aggiunge Vivendi.

“Forse, in passato, Vivendi ha sottovalutato alcune specificità dell’Italia“, ammette l’azienda. “Tuttavia, l’attuale management sta lavorando attivamente per sviluppare relazioni più approfondite con gli stakeholders e questo lavoro sta iniziando a dare i primi frutti. Nelle più recenti performance finanziarie e nel corso azionario, si nota un nuovo slancio, che ora rischia di essere messo a repentaglio”. Vivendi sottolinea di essere consapevole “del fatto che per il Governo italiano e per le autorità di controllo sia fondamentale assicurarsi che Telecom Italia sia ben gestita e in grado di svolgere il suo ruolo di colonna portante dell’intero sistema delle telecomunicazioni italiano.

Intanto la Consob va in pressing su Tim. L’Autorità, che da tempo ha acceso un faro sulla gestione dei francesi, ha chiesto di integrare le informazioni a disposizione dei soci in vista dell’assemblea del 24 aprile. Oggi si riunisce un consiglio straordinario di Tim per rispondere appunto alle richieste della Consob.

Chiarimenti la Consob li ha chiesti anche alla alla Cassa depositi e prestiti (Cdp) sull’operazione che l’ha portata al 4,26% di Telecom Italia. E la Cdp, presieduta da Claudio Costamagna e guidata dall’amministratore delegato Fabio Gallia, starebbe predisponendo una relazione per rispondere alla Commissione di Borsa.

In sede assembleare gli azionisti di Tim dovranno esprimersi sulla revoca di sei consiglieri espressi da Vivendi. L’integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea, chiesta da Elliott e respinta dal cda, è stata imposta dal collegio sindacale, contro la cui decisione un cda spaccato, con il voto contrario di tutti i cinque esponenti di Assogestioni, ha proposto un ricorso d’urgenza al Tribunale civile di Milano. Il procedimento, a cui si è associata Vivendi, è stato assegnato al giudice Elena Riva Crugnola, che, prima dell’assemblea, dovrà decidere se consentire o meno di votare la revoca di un board che i francesi considerano già decaduto alla luce delle dimissioni in massa dei propri rappresentanti.

L’iniziativa della Consob non arriva come un fulmine a ciel sereno. Da tempo l’authority di Borsa sta contestando la gestione dei francesi, a cui ha imposto, tra l’altro, la direzione e il coordinamento. Dopo le dimissioni dei consiglieri di Vivendi, alcuni dei quali indipendenti, l’authority aveva avviato una serie di accertamenti avvalendosi dell’articolo 115 del tuf che consente di richiedere informazioni, convocare amministratori ed eseguire ispezioni. In attesa di capire se lo showdown tra francesi e americani si consumerà il 24 aprile o il ricorso d’urgenza farà slittare il confronto al 4 maggio, quando è convocata un’altra assemblea per eleggere ex novo il cda, tornano a farsi sentire i proxy advisor, i consulenti dei fondi che già hanno sposato le richieste di Elliott per il 24 aprile, invitando a votare la revoca dei consiglieri di Vivendi.

Iss, principale proxy advisor con Glass Lewis, ha invitato a votare la lista di Elliott. Il fondo Usa “ha presentato argomenti convincenti per dimostrare che un cambio a livello di board è necessario e la presenza dei suoi candidati indipendenti per il cda di Tim dovrebbe dimostrarsi positiva per gli azionisti nel lungo termine”, si legge nella nota che critica i conflitti di interesse dei francesi, e promuove invece la “lista completamente indipendente” di Elliott. Tra le ragioni per un cambio della guardia anche le “difficili relazioni” tra francesi e governo italiano, come dimostrano le parole del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che ha definito Vivendi un “pessimo azionista”. Intanto l’assemblea del 24 aprile si preannuncia molto affollata con una partecipazione che, secondo indiscrezioni, potrebbe avvicinarsi al 70% del capitale agevolando il ribaltone: Elliott potrà infatti contare sul supporto di gran parte del mercato, dai fondi di Assogestioni a quelli esteri, dalla Cdp al gestore tedesco Svm per finire con i piccoli soci dell’Asati.

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