BT ancora nei guai: dubbi dell'auditor sul report finanziario - CorCom

CORPORATE GOVERNANCE

BT ancora nei guai: dubbi dell’auditor sul report finanziario

Il revisore esterno Kpmg ha pubblicato un “giudizio avverso” sui controlli interni della telco britannica. Le “debolezze” sarebbero legate alla compliance alle regole del mercato azionario americano. Nessun legame col caso Italia

08 Giu 2020

BT non è sufficientemente trasparente nella sua contabilità. Kpmg, che sta agendo da revisore esterno dei conti della telco britannica, ha pubblicato un “giudizio avverso” sui controlli interni dei report finanziari dell’azienda, gettando una nuova ombra sulla trasparenza del colosso delle telecomunicazioni dopo il caso sulle presunte irregolarità contabili di BT Italia.

Kpmg ha scritto nella sua valutazione, riportata dal quotidiano The Times, che BT, fino alla data del 31 marzo 2020 (termine del suo anno finanziario) “non ha mantenuto un efficace controllo interno sulla reportistica finanziaria a causa di….significative debolezze relative ai controlli IT generali e alla valutazione del rischio”.

Il parere negativo dell’auditor sull’azienda guidata dal ceo Jansen Philip è stato emesso insieme al report annuale della telco britannica. Nel bilancio la secretary & general counsel per la governance Rachel Canham ha ammesso “una ragionevole possibilità che errori nelle dichiarazioni non siano state evitate o rilevate in modo tempestivo durante l’anno terminato il 31 marzo 2020″.

BT ha avviato attività correttive

La Canham ha anche detto che le “debolezze significative” non si sono tradotte in significativi errori nell’attuale bilancio consolidato né in alcuna correzione nelle dichiarazioni finanziarie dei report passati e “non ci sono cambiamenti nei risultati finanziari precedentemente comunicati”.

BT, ha proseguito la general counselor, ha cercato di affrontare le debolezze relative ai controlli IT generali e alla valutazione del rischio, che aveva già individuato nello scorso esercizio, ma “l’attività di correzione non è stata completata quest’anno”.

BT include Openreach, veicolo tramite il quale gestisce l’infrastrutture di rete in banda larga, l’operatore mobile EE, il canale televisivo BT Sport e una divisione per i servizi globali alle imprese.

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La telco sta conducendo una significativa ristrutturazione, con 13.000 posti di lavoro che andranno tagliati, e la dismissione di asset non più strategici, come le attività in Francia, Spagna e Germania e molte di quelle in America Latina.

Nessun legame col caso BT Italia

L’auditor Kpmg ha sostituito nel 2018 il precedente revisore Pwc che aveva supervisionato dall’esterno la reportistica finanziaria di BT dopo la sua privatizzazione, avvenuta nel 1984. Kpmg si è anche occupata del caso BT Italia ma il giudizio avverso espresso oggi, scrive il Times, non ha nulla a che vedere con le presunte irregolarità contabili indagate dalla procura di Milano.

L’indagine, aperta a gennaio 2017 e chiusa a febbraio 2019, era partita a seguito delle dichiarazioni dell’allora ceo Gavin Patterson, che aveva denunciato presunte irregolarità contabili per le attività in Italia che avevano portato, nell’autunno 2016, all’allontanamento dei vertici della controllata italiana e al taglio delle stime su ricavi e utili, causati da un ammanco di 530 milioni di sterline.

Nel caso attuale, tuttavia, le “debolezze” nel report di BT riguarderebbero la normativa contabile americana Sarbanes-Oxley, una legge approvata nel 2002 dopo il crack Enron. BT aveva negli Stati Uniti delle Ads, ossia American depositary shares (titoli di compagnie non americane che decidono di quotarsi in dollari nel mercato statunitense), ma ha effettuato il delisting l’anno scorso per ridurre i costi contabili e “la complessità”.

Un’analisi separata di Kpmg condotta lo scorso settembre ha rilevato che il 26% delle aziende del settore tecnologia, media e telecom registrate presso la Sec presentavano delle debolezze nella documentazione presentata al regolatore di Borsa americano tra il 2014 e il 2018.

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