IL PIANO

BT annuncia la ristrutturazione. I sindacati: “Impatti sull’Italia”

La multinazionale britannica punta ad un nuovo modello organizzativo più snello, con la dismissione delle attività di rete legacy e il rafforzamento di IT, cybersecurity e cloud. Slc, Fistel e Uilcom: “Sbagliato ridurre i costi e tagliare il personale. La crisi delle Tlc è sistemica, servono risposte strutturali”

Pubblicato il 05 Apr 2023

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BT annuncia un piano di ristrutturazione. Incontrando i sindacati di categoria, Slc, Fistel e Uilcom, l’azienda ha rappresentato lo stato economico e finanziario del settore delle Tlc esaminando in maniera dettagliata tutti i fattori, esogeni ed endogeni, che in questi ultimi anni hanno rallentato il processo di ristrutturazione che si era intrapreso e che stava per traguardare il pareggio di bilancio. La crisi economica derivante dall’emergenza sanitaria Covid19, l’aumento dei costi dei semiconduttori, la guerra con conseguente aumento del costo dell’energia, hanno   inciso   pesantemente   su    tutto   il    settore   delle    Tlc,    compresa    British    Telecom.

Il percorso di trasformazione

La multinazionale inglese per rispondere a questi fattori ha avviato un percorso di trasformazione che ha portato la fusione fra diverse aree di business per traghettare l’azienda, entro il 2026, al raggiungimento di un equilibrio finanziario. BT punta ad un nuovo modello organizzativo più semplice e snello dismettendo attività non più attuali (rete legacy) e puntando su altre di maggiore prospettiva (modernizzazione IT, cybersecurity, mercato cloud). La riorganizzazione attuata a livello global avrà impatti consistenti anche in Italia, e pertanto l’azienda ha dichiarato che metterà in campo ogni azione, senza esclusione alcuna, finalizzata a raggiungere gli obiettivi di equilibrio finanziario fissati.

La preoccupazione dei sindacati

Slc, Fistel e Uilcom hanno espresso grande preoccupazione innanzi all’ennesima azienda del settore che, a fronte della contrazione dei ricavi, dichiara la propria volontà di avviare iniziative volte al contenimento dei costi, con pesanti impatti sulle lavoratrici e sui lavoratori. “Ridurre i costi, tagliare personale. British Telecom è l’ennesima azienda che individua soluzioni  sbagliate a problemi reali – si legge in una nota – Il settore delle telecomunicazioni sta attraversando una profonda crisi sistemica, in un comparto che vive il paradosso di vedere contrarre i ricavi nonostante un aumento esponenziale della domanda di connettività e servizi collegati. Pur ribadendo la piena disponibilità sindacale a ricercare ogni soluzione non traumatica per la gestione delle eccedenze, le Segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil ritengono necessario che la vertenza BT Italia sia ricondotta nell’alveo di una vertenza complessiva di settore al fine di ricercare risposte strutturale a tutela dell’intero perimetro occupazionale”.

Il piano di tagli di Vodafone

Nelle scorse settimane Vodafone ha annunciato mille esuberi. Nel dettaglio si tratta di 125 esuberi su 516 addetti nel Consumer, 37 esuberi su 731 addetti nel Business, 550 esuberi su 1620 addetti nell’area Customer, 173 esuberi su 1074 per il Network, 115 tagli a livello di staff su 626 addetti. Mentre resta “salva” l’area Digital/IT che non presenta eccedenze su 401 addetti. E nessuna eccedenza anche per quel che riguarda Vbts e Divisione Global.

Per i sindacati “non può essere il mero confronto in sede aziendale la soluzione a problemi atavici ben più strutturali. Serve un chiaro e netto capovolgimento del paradigma, non saranno accordi estemporanei azienda per azienda a trovare soluzioni a fattori esogeni ed endogeni di un settore in crisi di ricavi e margini costante da oltre un decennio, nonostante la crescente domanda”.

Per Vodafone serve profonda trasformazione. “Alla luce della strutturale trasformazione del mercato e del continuo calo dei prezzi, guidato da una straordinaria pressione competitiva, Vodafone conferma la necessità di avviare una profonda trasformazione del suo modello operativo per continuare ad investire e a competere in modo sostenibile”, fa sapere l’azienda a seguito dell’incontro con i sindacati.

WindTre e la societarizzazione della rete

WindTre punta al conferimento degli asset tecnologici relativi all’infrastruttura mobile e fissa in una nuova società della rete che fornirà servizi all’ingrosso ad altri operator e che impatterà su 2mila lavoratori.  Le trattative tra il fondo d’investimento svedese Eqt, a cui andrà il 60% della NetCo, e CK Hutchison, che deterrà il restante 40%, rimanendo azionista unico di Wind Tre, sono in fase avanzata.

Il passaggio previsto dei 2mila lavoratori avverrà, una volta sottoscritti tutti i contratti, attraverso cessione di ramo d’azienda e, quindi, in base a quanto previsto dall’art.47 Legge 428/1990 senza soluzione di continuità. Per consentire questo passaggio verrà costituita, prossimamente, un’apposita BU nella quale confluiranno i lavoratori interessati. Le tempistiche previste, ad oggi, per il compimento del percorso sono di circa 6/9 mesi. Secondo la roadmap il deal sarà chiuso a fine anno.

La NetCo sarà un’azienda autonoma con i suoi dipartimenti Finance, HR, Legal & Regulatory, Business Development, Service Management e Technology.

In capo a Wind3, la “Op.Co”, resteranno invece tutte le licenze, le funzioni Marketing & Sales e la parte IT Bss, per un totale di circa 4.000 dipendenti. La strategia di WindTre prevederà, oltre al rafforzamento degli attuali asset, un ulteriore diversificazione del business andando a cercare quei mercati che hanno un maggiore valore, quali quello energetico, assicurativo e della sicurezza, sia nel segmento Consumer che Business.

2mila uscite volontarie in Tim

Tim ha intenzione di tagliare ancora i dipendenti, puntando fino a duemila uscite nell’arco del 2023. L’obiettivo è di utilizzare comunque le uscite volontarie e non ricorrere ad atti unilaterali. Le duemila uscite sono la messa a terra del piano presentato durante l’ultimo Capital Market day.

Al centro del piano lo strumento di esodo introdotto dall’art. 4 della legge 92/2012 -cosiddetta legge Fornero-, l’isopensione che consente al lavoratore di andare in pensione fino a 7 anni in anticipo, strumento che sarà possibile utilizzare fino al 30 novembre 2026 per una durata massima di 7 anni, con onere a totale carico dell’azienda esodante. Durante l’isopensione il lavoratore percepisce un assegno sostitutivo della pensione nonché della relativa contribuzione correlata fino alla maturazione dei requisiti minimi e anagrafici per il diritto alla prestazione pensionistica più prossima (di vecchiaia o anticipata). La legge di conversione del decreto Milleproroghe consentirà di utilizzare l’Isopensione Fornero fino al 30 novembre 2026 con una durata massima di 7 anni.

Nell’ambito dell’accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali, Tim ha fissato come obiettivo anche quello di valorizzare maggiormente il contributo delle donne all’interno della Società. Il Gruppo, nel bilanciamento fra uscite volontarie e nuovi ingressi, punta a migliorare il mix di genere all’interno dell’azienda, con un impegno a programmare un numero di assunzioni di nuove dipendenti tale da incrementare la percentuale di popolazione femminile, privilegiando in particolare i profili Stem.
La scelta, in linea con le iniziative di empowerment femminile già avviate da Tim, conferma l’intenzione di garantire in concreto l’uguaglianza delle donne in termini di pari opportunità e di crescita professionale in azienda.   Per accelerare questo obiettivo, Tim ha come obiettivo anche quello di inserire un maggior numero di donne in posizioni manageriali.

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