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LA GARA

Call center, Almaviva: “A rischio 200 posti al Comune di Milano”

La società lancia l’allarme sulla gara per il servizio 020202: “Con la base d’asta decisa è impossibile fare un’offerta. Così si lede la dignità di aziende e lavoratori”

04 Apr 2014

Federica Meta

Anche Almaviva Contact scende in campo contro la gara del Comune di Milano e lancia l’allarme sui posti di lavoro. La società, che da circa 7 anni fornisce al Comune di Milano il servizio “Infoline 020202” e impiega stabilmente circa 200 persone con contratto a tempo indeterminato, denuncia l’impossibilità di formulare una offerta a base d’asta. “I parametri economici indicati dal Comune e le condizioni di fornitura – spiega la società – sono assolutamente incompatibili con i costi minimi del lavoro previsti dal contratto nazionale”.

Secondo Almaviva Contact “continuare a drogare il mercato con modelli economici non sostenibili nel medio periodo può solo portare alla perdita di migliaia di posti di lavoro nel settore, scaricando sui contribuenti costi duplicati e notevolissimi”.

“La vicenda del Comune di Milano, eclatante in quanto attribuibile ad una istituzione pubblica, non è che la punta di un iceberg che sta minacciando l’intero settore – prosegue – Continuare ad imporre tariffe sotto il costo del lavoro non solo non supporta la nascita e il consolidamento di nuove realtà produttive, ma contribuisce ad alimentare fenomeni di dumping, di cannibalizzazione sociale e di spinta verso il flagello della delocalizzazione.

“Il nostro – conclude Almaviva Contact – non sarebbe né il primo né l’ultimo settore produttivo che viene sacrificato in nome di una totale mancanza di politica industriale e dal non controllo del rispetto delle leggi dello Stato. Quando – prevedibilmente in pochissimo tempo – sarà troppo tardi per intervenire, partirà la ricerca dei responsabili di quanto sarà accaduto: non dimentichiamo gli avvenimenti di questi giorni”.

Nei giorni scorsi la questione dalla gara per lo 020202 era stata sollevata da Umberto Costamagna, presidente di Assocontact con una lettera inviata al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia in cui inviata le azienda a disertare il bando. “In pratica il Comune ha previsto una remunerazione di 45 centesimi per minuto lavorato. Facendo i nostri conti, si arriva a un costo orario di 18 euro per unità di personale. Ma come si fa ad accettare una simile base di partenza se questi a noi ci costano 17,79 euro? Peraltro – spiegava Costamagna – parliamo di un terzo livello senza anzianità mentre il bando chiede almeno un anno di esperienza e la conoscenza delle lingue, anche il cinese e l’arabo”.

Per Salvo Ugliarolo segretario nazionale della Uilcom “la situazione è oramai diventata insostenibile”. “È arrivato il momento che governo e istituzioni prendano in mano la situazione – dice il sindacalista al Corriere delle Comunicazioni – Serve ricostituire il tavolo al ministero dello Sviluppo economico per intervenire sulla crisi di un settore che occupa oltre 80mila addetti, perlopiù giovani”.

“E’ intollerabile che la PA, come nel caso del Comune di Milano – conclude – faccia bandi di gara al massimo ribasso che hanno il doppio effetto di spingere alla precarietà o alla delocalizzazione”.

Proprio per fare luce su eventuali abusi la commissione Lavoro della Camera avvierà un’indagine conoscitiva sulle condizioni contrattuali applicate nei call center. Ad annunciarlo è stato il presidente Cesare Damiano.

“Condividiamo la posizione assunta dal presidente di Assocontact Umberto Costamagna e dalle organizzazioni sindacali del settore dei call center a proposito del bando di gara del Comune di Milano – spiega Damiano – perché ancora una volta ci troviamo di fronte ad appalti al massimo ribasso che non tengono conto dei parametri dei costi del personale. Una continua rincorsa alla riduzione del costo del lavoro favorisce fenomeni di dumping sociale, l’aggiramento delle regole contrattuali e favorisce sottoscala o quelli che scelgono di delocalizzare le attività in paesi con un bassissimo costo della manodopera. Non possiamo continuare ad avallare una situazione nella quale di fatto gli operatori del settore sono costretti, per aggiudicarsi il lavoro, ad accettare regole che li costringono a no rispettare le tabelle dei minimi salariali dei contratti di lavoro”.

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