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IL TAVOLO

Call center, Assocontact: “Serve impegno di tutti i committenti”

La “ricetta” dell’associazione contro la crisi del settore: “Coinvolgere le aziende Telco, Media e Banking”. E sul decreto Dignità: “Provvedimento con giuste finalità ma che non riesce a garantire la tutela occupazionale “

21 Gen 2019

F. Me

Più coinvolgimento dei committenti per risolvere la crisi del call center. E’ la ricetta di Assocontact che plaude all’iniziativa del Mise che la scorsa settimana ha aperto un tavolo ad hoc.  Secondo l’associazione dei call e contact center in outsourcing aderente a Confcommercio per trovare una soluzione di sistema alla perdurante crisi del settore ma ribadisce l’importanza di avere al tavolo anche le aziende Telco, Energy, Media, Banking e Insurance che rappresentano, appunto, i committenti più grandi.

“Come Assocontact ribadiamo il nostro plauso per l’iniziativa del Ministero e la nostra adesione per tavoli futuri – dice dichiara Lelio Borgherese, vice presidente Assocontact – Sono profondamente convinto dell’importanza del lavoro svolto con le istituzioni e con le parti sociali per rendere cogente ed efficace la clausola sociale e per combattere con maggiore vigore il fenomeno del dumping e in generale della concorrenza sleale. Tuttavia, senza la presenza al tavolo di tutte le committenze, incluse quelle dei settori Energy, Media, Banking e Insurance, non sarà possibile trovare una soluzione strutturale ai molti mali che affliggono il settore”.

Assocontact si unisce ai rappresentanti sindacali che hanno sottolineato con molta forza e chiarezza che uno dei problemi cruciali per gli outsourcer è il calo costante dei volumi di attività e la conseguente perdita di ricavi e di 3500 posti di lavoro. L’associazione evidenzia anche i limiti del Decreto Dignità: “un provvedimento con giuste finalità ma che purtroppo non riesce a garantire la tutela occupazionale delle aziende di call center“.

Si tratta, evidenziano i call center in outosurcing, di un problema complesso che richiede azioni coordinate e di sistema che vanno dalla formazione continua e professionalizzante, alla ricerca e sviluppo di nuove tecnologie e nuovi processi operativi, al sostegno al reddito dei lavoratori nelle fasi d’interruzione forzata e improvvisa del rapporto lavorativo.

Anche Asstel, dal canto suo, ha dichiarato di essere pronta a lavorare per favorire, anche attraverso la contrattazione collettiva, l’individuazione di regole comuni che accompagnino la trasformazione del settore.

“Su questo aspetto molto può fare la contrattazione collettiva e nell’ambito della filiera Tlc – spiega il direttore Laura Di Raimondo – il Ccnl Telecomunicazioni di cui Asstel è  titolare, gioca un ruolo centrale nel percorso di individuazione di diritti, doveri, regole e garanzie minime comuni anche per le attività di call center, che salvaguardino la sostenibilità occupazionale e la qualità del lavoro, nonché creino le premesse per promuovere l’efficienza e la qualità dei servizi in favore dei clienti finali”.

Allo stesso modo in tema di ammortizzatori sociali Asstel “ritiene che la soluzione ottimale sia quella di individuare una soluzione strutturale, che preveda una tutela omogenea all’interno della Filiera tra aziende inquadrate ai fini previdenziali nel comparto industria e aziende, come i call center in outsourcing, inquadrate nel comparto servizi – conclude il direttore – Tutela che potrà contare anche su un contributo delle aziende stesse in caso di ricorso a questi strumenti”.

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