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Call center, il Mise accende i riflettori sulla crisi

Domani il primo tavolo con sindacati e associazioni di categoria. Focus su delocalizzazioni, gare al massimo ribasso e cessioni di ramo d’azienda

26 Mag 2014

Federica Meta

Parte domani al ministero per lo Sviluppo economico il tavolo di confronto sui call center. Il ministero dello Sviluppo economico ha inviato ai sindacati di categoria e ad Assocontact una lettera di convocazione per l’apertura di un tavolo di discussione sul settore che in Italia impiega circa 80mila addetti, ma che sta attraversando un momento di forte di crisi.

“C’è grande attesa per l’apertura del tavolo di confronto presso il Mise – afferma Salvo Ugliarolo, segretario nazionale Uilcom – finalmente un reale e tangibile segnale da parte del Governo nei confronti delle problematiche che coinvolgono oltre 80.000 Dipendenti solo in Italia e che soffrono della crisi del settore causata da delocalizzazioni selvagge e gare al ribasso”.

“Questo incontro – prosegue Ugliarolo, fortemente voluto dalla nostra Organizzazione unitariamente alle altre sigle sindacali, dovrà essere un punto di partenza per un percorso comune che unirà Istituzioni, Sindacati e Cittadini per la salvaguardia occupazionale di tanti Lavoratori e Lavoratrici, soprattutto giovani, che solo attraverso il lavoro avranno la possibilità di garantirsi un futuro dignitoso”.

Anche per la Fistel Cisl la convocazione è una grande occasione per rimettere i call center al centro dibattito. “Chiederemo – dice il segretario generale, Giorgio Serao – la creazione di un osservatorio nazionale sui call center per monitorare sia il fronte delle condizioni di lavoro sia quello del servizio ai clienti”.

Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, ricorda che il vero problema dei call center riguarda le modalità con cui è stata recepita la direttiva Ue sulle cessioni di ramo d’azienda. “Nel resto d’Europa, Gran Bretagna in primis, le regole sono state recepite in un modo tale che, in caso di cessione, l’azienda subentrante prenda in carico i lavoratori alle medesime condizioni. Questa interpretazione ha evitato lo sfascio in settori ad lato rischio occupazione come appunto i call center”.

“In Italia questo non è stato fatto – evidenzia Azzola – con il risultato che lo stato immette nel settore soldi pubblici per vertenze ad hoc che, però, non risolvono il problema che è strutturale”. La Slc sta valutando la possibilità di fare ricorso alla Corte di Giustizia europea proprio sulle modalità con cui è stata recepita la suddetta direttiva.

Il 4 giugno è prevista una manifestazione manifestazione degli addetti ai call center. “Sarà occasione – avverte Serao – per dare maggiore forza la tavolo di discussione”.

Soddisfatta delle decisione del Mise anche Assocontact, associazione nazionale dei contact center in outsourcing: La convocazione del tavolo giunge a seguito di diverse richieste in merito, avvenute da parte dell’associazione negli ultimi mesi, per portare l’attenzione su specifiche priorità per il settore. La riunione verterà sull’opportunità di stabilire una politica industriale di settore, affrontando i temi del ciclo produttivo, e di riattivare l’Osservatorio nazionale sui Call Center. In rappresentanza dell’associazione parteciperà il Presidente Umberto Costamagna e il comitato di Presidenza”

Secondo le stime dei sindacati nei prossimi 6 mesi potrebbero chiudere alcuni grandi call center con la conseguente perdita del posto di lavoro per circa 10mila lavoratori.

La commissione Lavoro della Camera ha avviato un’indagine conoscitiva sulle condizioni contrattuali applicate nei call center su richiesta del presidente Cesare Damiano, sollecitato dalla vicenda del bando di gara indetto dal Comune di Milano per il suo call center. La questione era stata sollevata anche Umberto Costamagna, presidente di Assocontact, che si scagliava contro le gare al massimo ribasso applicate anche dalla PA.

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