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LA CRISI LAVORO

Call center, si allunga la lista delle crisi: ora tocca a Gepin

I sindacati annunciano una nuova “tempesta” occupazionale: la società di custumer care rischia di perdere la commessa di Poste Italiane. In bilico 220 dipendenti. E lanciano l’allarme: “Il settore perderà oltre 3mila posti”

24 Ott 2014

Federica Meta

Non si placa la crisi nel settore dei call center. Una nuova tempesta occupazionale si prospetta all’orizzonte ed è quella di Gepin Contact SpA che ad inizio 2015 perderà la commessa di Poste Italiane oggi svolta con circa 220 dipendenti a Casavatore (Napoli). Per essi prende corpo lo spettro della disoccupazione, un dramma sociale in un’area che ne vanta già, purtroppo, il primato a livello nazionale. Dopo quella di Accenture e 4U a Palermo, Infocontact in Calabria, Almaviva a Roma e E-Care a Milano e Roma , si allunga la lista delle crisi aziendali dei call center ed altre ancora ne stanno per arrivare legate alla riassegnazione di importanti gare.

“Un vero e proprio bollettino di guerra, tra crisi in atto e/o annunciate, sono a rischio oltre 3000 posti di lavoro solo per parlare di aziende importanti”. sottolinea Fabio Gozzo, segretario generale della Uilcom.

“Quella di Gepin Contact, poi, è una storia ancora più paradossale – racconta il sindacalista – Semplicemente non ha avuto modo di concorrere alla gara per la riassegnazione della commessa per Poste, che pure oggi essa già svolge, perché non è stata invitata. Ma tutto questo è normale o meglio, tutto questo è legale? Siamo sconcertati”

E intanto i sindacati danno notizia che Enel, pubblica una gara per il Servizio di back office di Enel Energia con una base d’asta di 0,29 euro/minuto, compenso che non riesce nemmeno a coprire il costo del lavoro contrattuale , puro e semplice.

“Ripetiamo la domanda: è normale che questo accada? – chiede Gozzo – Noi pensiamo di no. È ora che il Governo intervenga mettendo in campo tutte le misure necessarie e da noi, da tempo, richieste”.

Intanto i lavoratori di call center si preparano alla mobilitazione. Le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno deciso di dichiarare la seconda giornata di sciopero nazionale del settore con manifestazioneche si terrà Roma il prossimo 21 novembre, nell’ambito di un evento più ampio, una vera e propria Notte Bianca dei Call Center. All’evento – soiega una nota sindacale – saranno inviatati esponenti mondo della cultura, dello spettacolo, della società civile e della politica che si confronteranno con i lavoratori del settore.

“Mentre la vertenza che vede contrapposte British Telecom e Accenture con 262 licenziamenti non ha ancora trovato una soluzione, oggi E-Care ha annunciato la volontà di procedere alla chiusura della sede Milanese con il licenziamento di oltre 500 persone . ricordano Slc, Fistel e Uolcom – Nelle prossime settimane la chiusura delle gare di Enel, Comune di Roma e il continuo ribasso delle tariffe praticato dai clienti porterà all’avvio di ulteriori centinaia di dipendenti.

I sindacati denunciano l’errata trasposizione della Direttiva Europea 2001/23 sulla tutela dei lavoratori, con la mancata estensione delle tutele previste dall’articolo 2112 del c.c. in occasione della successione o cambio di appalti che ha creato in Italia un vuoto normativo che consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il salario dei lavoratori e ridurne i livelli di diritti. A ciò si aggiungono gli incentivi per le nuove assunzioni già oggi previsti dalla legislazione, legge 407/90, per le regioni del sud che prevedono il mancato versamento contributivo per i primi tre anni.

“Il combinato disposto delle due norme crea le crisi occupazionali odierne, che non sono determinate da un calo dell’attività lavorativa – spiega la nota – ma unicamente dall’opportunità concessa al committente di cambiare liberamente il fornitore del servizio senza essere tenuto a garantire la continuità occupazionale a quei lavoratori che già prestavano la propria attività”.

“In questo modo il committente mantiene basso il costo con gli sgravi contributivi permanenti e le retribuzioni dei lavoratori ai minimi contrattuali e senza anzianità mentre lo Stato paga due volte, gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e gli incentivi per le nuove assunzioni, senza creare nemmeno un posto di lavoro nuovo – precisano i sindacati- In nessun Paese Europeo ciò è possibile in quanto il recepimento della direttiva su citata ha portato al varo di leggi che direttamente, come nel caso della Tupe inglese, o con rimandi ai contratti di lavoro, come nel caso spagnolo, impone di garantire continuità occupazionale in caso di successione di appalti per le stesse attività. In questo modo quei mercati hanno deciso di premiare le aziende che investono in tecnologia e che riescono ad essere efficaci sviluppando ed investendo in IT e ricerca”.

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