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IL VERDETTO APPLE

Cook attacca la Ue: “Una schifezza politica”

Il ceo di Apple si scaglia contro la decisione che ha imposto all’Irlanda il recupero di 13 miliardi di tasse non pagate: “Vinceremo il ricorso”. E annuncia il rimpatrio di miliardi negli Usa. Pronta la risposta di Bruxelles: “Nessun verdetto politico, abbiamo rispettato le norme in materia di concorrenza e aiuti di Stato”

01 Set 2016

Federica Meta

“Una schifezza politica con numeri presi chissà da dove”. E’ il commento del ceo di Apple Tim Cook sul verdetto della Commissione europea che obbliga l’Irlanda a recuperare le tasse non versate dal colosso statunitense, grazie ad accordi fiscali ritenuti dall’esecutivo Ue “illegali”, per 13 miliardi di euro. “Hanno preso un numero da non so dove. Nel corso dell’anno in cui la Commissione afferma che abbiamo pagato quelle aliquote” allo 0,005% nel 2014, “abbiamo versato 400 milioni di dollari, cifra che ci rende il più alto contribuente in Irlanda in quell’anno.

Cook è comunque “molto fiducioso” sull’esito del ricorso contro la decisione Ue. “Sono convinto che il giudizio sarà rovesciato”, ha detto alla radio irlandese Rte, definendo la normativa Ue in materia fiscale “esasperante” e l’approccio della Commissione “incredibile”.

“Non abbiamo fatto niente di male e il governo irlandese non ha fatto niente di male – ha sottolineato il manager – E’ esasperante. E’ deludente. E’ chiaro che questa decisione ha una motivazione politica. Non di fatto o di diritto”, ha insistito.

Il ceo di Apple si è dunque detto convinto che anche l’Irlanda fara’ appello contro la Commissione. “Sono certo che il governo irlandese farà’ la cosa giusta” e la Corte “avrà una visione della questione non politica e arrivera’ alla giusta decisione finale”.

Cook ha quindi rassicurato sull’intenzione di Apple di rimanere in Irlanda. “Siamo completamente impegnati in Irlanda – ha detto – Non abbiamo intenzione di lasciare che una decisione non valida influenzi il nostro impegno per il Paese”.

Pronta la risposta dell’Europa. La decisione della Commissione europea sugli aiuti di Stato concessi a Apple “non rientra in alcuna figura politica, ma rientra in quello che prevedono i trattati” dell’Ue, ha spiegato il commissario europeo per la Concorrenza, Margrethe Vestager, in conferenza stampa a Bruxelles. I trattati conferiscono alla Commissione europea competenza esclusiva in materia di legislazione su concorrenza e aiuti di Stato, e l’obbligo di far rispettare le regole Ue, ha ricordato Vestager. Nel caso di richiami, e nella prospettiva che questi vengano discussi davanti agli organismi di giustizia, “la Corte deve esprimersi sui fatti, e i fatti è quello che dobbiamo produrre”. Quanto deciso due giorni fa, il recupero da parte del governo irlandese di 13 miliardi di euro di aiuti di Stato contrari alle norme Ue, “è stata presa sulla base dei fatti”.

Cook ha inoltre annunciato per l’anno prossimo il rimpatrio di miliardi di dollari. Un netto cambio di strategia, quindi, per la società che con 181 miliardi di dollari detenuti all’estero, detiene il prima americano di soldi “nascosti” al Fisco. A inizio anno, addirittura, la società ha emesso un bond da 12 miliardi di euro per finanziare il suo piano di remunerazione degli azionisti – buy back e dividendi – e l’attività corrente. Il tutto pur di non intaccare le riserve liquide che custodisce nei paradisi fiscali. Rispondendo a una domanda su quante tasse abbia pagato Apple sugli utili 2014, Cook ha risposto “800 milioni di dollari. Abbiamo pagato 400 milioni all’Irlanda e 400 agli Stati Uniti e ci prepariamo a pagarne diversi miliardi appena rimpratrieremo negli Usa i soldi all’estero”.

La Ue ha stabilito che Apple dovrà rimborsare all’Irlanda la cifra record di 13 miliardi di euro in imposte arretrate. Secondo la la Commissione europea – si legge in un comunicato – “l’Irlanda ha garantito benefici fiscali illeciti fino a 13 miliardi di euro ad Apple“. La Commissione Ue può chiedere di recuperare aiuti di stato illegali per un periodo di 10 anni retroattivo a partire dalla prima richiesta di informazioni inviata alla Apple, che è avvenuta nel 2013.

Ora Dublino è chiamata a recuperare le tasse non pagate da Cupertino per gli anni che vanno “dal 2013 al al 2014, fino a 13 miliardi di euro più interessi“. Di fatto, il trattamento fiscale riservato alla Apple da Dublino ha consentito al colosso di Cupertino di evitare di pagare le tasse sui profitti generati dalle vendite nell’interno mercato unico Ue, grazie alla decisione presa dalla società di registrare tutte le vendite in Irlanda, invece che nei paesi Ue dove i prodotti erano effettivamente venduti.

“Ci saranno dolorosi effetti di questa operazione su occupazione e investimenti”, ha commentato Apple. La Commissione Ue – continua l’azienda “ha lanciato un’iniziativa per riscrivere la storia della Apple in Europa, ignorare le leggi fiscali irlandesi e capovolgere il sistema fiscale internazionale”. L’iniziativa, accusa il ceo Tim Cookè senza precedenti e ha gravi e ampie implicazione. Sta effettivamente proponendo di sostituire la legislazione fiscale irlandese con quella che invece la Commissione ritiene dovrebbe essere. Questo infliggerebbe un devastante colpo alla sovranita’ degli stati membri dell’Ue sui propri sistemi fiscali e al principio della certezza del diritto. L’Irlanda ha detto che intende appellarsi e Apple farà lo stesso”.

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