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MERCATI

A picco i titoli di Amazon&co: per Wall Street sono in zona “orso”

Il valore delle azioni Faang (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google) è ai minimi da 52 settimane: pesano trade war, minaccia della regulation e outlook incerto per il futuro. Il quintetto dei big ha lasciato sul tappeto 1 trilione di dollari in un anno

20 Nov 2018

Patrizia Licata

giornalista

Per i Faang è ufficialmente zona orso: il valore dei titoli dei cinque big della tecnologia, Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google, è in discesa da sei settimane e ha chiuso la giornata di lunedì ancora in flessione.  A questo punto i Faang sono entrati a pieno nella definizione di Wall Street di titolo in “bear market“: hanno subito un calo del 20% o più rispetto al livello più alto toccato nell’arco di 52 settimane.

Messi insieme i titoli delle aziende Faang hanno perso quasi 1 trilione di dollari di valore rispetto al picco che ciascuno ha toccato 52 settimane prima (364 giorni). L’intero indice Nasdaq Composite ha subito a ottobre un calo del 9,2%, il più drastico da novembre 2008.

A pesare sono una serie di fattori, dalle problematiche legate a privacy, fake news e antitrust, con la conseguente minaccia di una regolamentazione più pesante da parte dei governi, alle guerra dei dazi fino alle recenti trimestrali che non hanno convinto gli investitori. Già a fine ottobre gli analisti sentiti dal Financial Times mettevano in guardia sul fatto che la fiducia degli investitori sul rally dei titoli tech cominciava a vacillare per effetto della guerra commerciale Usa-Cina, dei tassi Usa in aumento e dell’intervento più severo dei regolatori di mercato e che le trimestrali avrebbero giocato un ruolo determinante nell’andamento a Wall Street.

La previsione è stata puntualmente confermata. Amazon ha continuato a scendere dopo aver pubblicato una trimestrale che ha deluso le attese. Il titolo Apple ha risentito dell’annuncio, nell’ultima trimestrale, di un outlook negativo sulle vendite natalizie e della decisione di accorpare nei prossimi report i dati di vendita di tutte le tipologie di device.

Ancora più gravi le perdite per Facebook, che ha toccato ieri un nuovo record negativo lasciando sul tappeto il 5% dopo che il New York Times ha scritto che l’azienda avrebbe collaborato con una società di marketing che fa “opposition research” (ricerca su avversari politici allo scopo di portare alla luce informazioni che possano danneggiarli) usando metodi non etici.

Il social network risente in generale negli Stati Uniti del ruolo svolto nella vita politica dopo che attori russi hanno acquistato inserzioni pubblicitarie nel 2016 che hanno permesso di fatto a un paese straniero di influenzare il voto presidenziale. Quest’anno ha pesato anche il caso Cambridge Analytica: a marzo, in soli dieci giorni, i Faang hanno perso 260 miliardi di capitalizzazione.

L’andamento complessivo di un mercato che vive da un anno sulle montagne russe ha trascinato anche Netflix e Google (e altri titoli tecnologici). Il quintetto dei Faang rappresenta il 10% della capitalizzazione di mercato dell’S&P 500 e tutte le tech companies il 30%, secondo Credit Suisse.

A inizio mese, in vista delle elezioni midterm, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha alzato la voce contro le web company e avvisato che potrebbero partire una serie di iniziative per verificare eventuali violazioni delle norme antitrust. Trump ha dichiarato che la multa Ue a Google gli ha fatto considerare la possibilità di imporre una regolamentazione ad hoc: “Non mi piace che l’Europa sanzioni una società americana. Non penso sia giusto che lo facciano, ma se proprio qualcuno deve farlo, allora quel qualcuno dobbiamo essere noi”. Il presidente ha ripetutamente attaccato Amazon affermando che il servizio di e-commerce danneggia le catene di negozi offline e che le consegne di pacchi da parte del servizio postale americano è un aggravio per le finanze pubbliche.

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