MERCATO

Amazon, “spezzatino” inevitabile per evitare la scure Antitrust?

Secondo gli analisti di Wall Street la separazione delle attività e-commerce da quelle cloud consentirebbe di evitare un pesante intervento regolatorio. La capitalizzazione da 1.000 miliardi di dollari avrebbe generato ancor più timori

19 Set 2018

Patrizia Licata

giornalista

Separare l’attività e-commerce da quella del cloud computing: solo così Amazon può liberarsi della pressione di  Donald Trump e evitare l’imposizione di una regolazione pesante intesa a limitarne il potere di mercato. “Amazon è un grosso problema antitrust”, ha sottolineato più volte il presidente degli Stati Uniti e a Wall Street “corre voce” che l’amministrazione Trump sia pronta a mettere il business di Amazon sotto attento scrutinio e, potenzialmente, a colpirla con norme molto severe, ha rivelato Mark May, analista di Citigroup.

Tagliare Amazon a metà, scorporando la divisione cloud Amazon Web Services (AWS), garantirebbe al colosso di Jeff Bezos un doppio vantaggio: farebbe ulteriormente salire il prezzo delle azioni di Amazon, che per Citi resta il primo gruppo tecnologico su cui investire, e svierebbe l’attenzione del regolatore dalla piattaforma per il commercio elettronico e dai problemi antitrust.

Ad aprile il sito Axios aveva scritto che Trump è “ossessionato” da Amazon e farà di tutto per arginare il suo potere, anche ricorrendo a misure antitrust. Trump non perde occasione di lanciare frecciate contro il gruppo di Jeff Bezos – dalle accuse di concorrenza sleale ai negozi tradizionali agli attacchi sulla presunta elusione fiscale e allo “sfruttamento” del servizio postale nazionale. Lo stesso Bezos è stato più volte bersaglio di Trump: l’imprenditore è proprietario del Washington Post, quotidiano fortemente critico verso il presidente, che a sua volta ha definito il Post “la lobby di Amazon”.

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L’industria hitech americana, che include i colossi della Silicon Valley come Google, Facebook e Apple, è stata una solida alleata per l’amministrazione Obama. Con Trump il vento è cambiato: i gruppi tecnologici sono finiti nel mirino per le posizioni pro-immigrazione e per il forte dominio su alcuni mercati. In questo il Repubblicano e conservatore Trump si avvicina alle tesi sostenute da altri politici, anche dello schieramento opposto: il Senatore Bernie Sanders (indipendente ma vicino ai Democratici) ha proposto una legge per inasprire il prelievo fiscale sui gruppi del web, mentre la Senatrice Democratica Elizabeth Warren ha di recente fatto capire, in un’intervista al New York Times, che i grandi gruppi del web violano le norme sulla concorrenza e che il governo potrebbe spingere alcuni allo scorporo di parte delle attività. La Warren ha citato specificamente Amazon dicendo che “deve decidere quale business perseguire”: vendere prodotti e servizi altrui, oppure vendere i propri.

Secondo May di Citigroup, la lente dei regolatori si è fissata dritta su Amazon dopo che l’azienda di Bezos, a inizio mese, ha toccato in Borsa la capitalizzazione di 1.000 miliardi di dollari (solo Apple ci era riuscita prima). Se Amazon si dividesse in due, il business del cloud varrebbe intorno ai 600 miliardi di dollari, stima May, e l’e-commerce 400 miliardi. Questa valutazione inferiore mitigherebbe i timori dell’amministrazione Trump sui temuti comportamenti anticompetitivi togliendo l’attività delle vendite online dai “dossier caldi” del regolatore.

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