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LA GUERRA DEI DAZI

Anche iPhone travolto dalla Trade War Usa-Cina. Traballa il business di Apple

Il presidente Trump minaccia un aumento del 10% dei prezzi dei device assemblati nel Paese orientale. Giù il titolo della Mela

27 Nov 2018

Patrizia Licata

giornalista

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha intenzione di ammorbidire la sua linea sui dazi alla  Cina:  lo scrive il Wall Street Journal, anticipando quella che sarà, molto probabilmente, la posizione di Trump davanti al presidente cinese Xi Jinping negli incontri in ambito G20 in agenda a Buenos Aires dal 30 novembre. Le ricadute potrebbero essere pesanti anche per le imprese americane e, in particolare, per Apple, che assembla gran parte degli iPhone in Cina e che potrebbe essere colpita da un dazio del 10%. La notizia si ripercuote sui mercati che penalizzano il titolo di Apple del 2%.

Secondo il Wsj, il presidente Jinping premerà per ottenere un rinvio dell’entrata in vigore dei dazi già decisi da Washington; chiederà anche di rivedere i dazi su alluminio e acciaio e un passo indietro sui dazi minacciati ma non ancora varati. E’ tuttavia “altamente improbabile” che Trump dia ascolto alle richieste di Pechino, scrive il quotidiano economico.

I big della tecnologia americani hanno più volte fatto appello a Trump perché riveda le sue politiche commerciali. Dopo la nuova ondata di dazi entrata in vigore ad agosto, che colpisce beni importati dalla Cina per un valore di circa 200 miliardi di dollari, il ceo di Apple, Tim Cook, ha chiesto alla Casa Bianca di fare marcia indietro. Cook ha sottolineato che i dazi, facendo salire i prezzi dei prodotti americani assemblati in Cina, metterà le aziende Usa in posizione di svantaggio rispetto alle aziende rivali. “Gli Stati Uniti saranno colpiti più duramente e ciò comporterà una minore crescita e competitività negli Usa oltre che prezzi più alti per i consumatori americani”, ha scritto Cupertino al all’Ufficio del rappresentante del Commercio.

Per Apple a rischio sono i prodotti alternativi all’iPhone, come orologi, cuffie e caricatori (Apple Watch, le cuffie AirPod e gli altoparlanti per la casa intelligente HomePod). Un nuovo dazio del 10% su prodotti come iPhone e computer assemblati in Cina colpirebbe anche il business principale della Mela.

 “Create i vostri prodotti negli Stati Uniti anziché in Cina, iniziate a costruire nuovi impianti”, è stata la replica del presidente Trump via Twitter. 

La scorsa estate Trump ha inasprito il braccio di ferro commerciale con la Cina fino ad annunciare un nuovo round di dazi che, per la prima volta, colpisce prodotti consumer. La nuova lista nera, tassata del 10%, include beni di largo consumo importati dalla Cina per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari (quasi la metà dell’intero export cinese verso gli Stati Uniti), tra cui anche dispositivi elettronici (cineprese, componenti per telefoni e schermi Tv piatti). A gennaio il dazio dovrebbe salire al 25%, a meno che Jinping non riesca a convincere Trump.

Trump ha anche minacciato dazi (del 10% o del 25%) su altri beni importati dalla Cina per un valore di 267 miliardi di dollari; nemmeno gli smartphone sarebbero più risparmiati e tra questi sarebbero inclusi gli iPhone, finora lasciati fuori dalla guerra commerciale con la Cina.

La Cina è sede di gran parte della produzione Apple: quasi tutto l’hardware è attualmente realizzato da partner in outsourcing situati per lo più in Asia e la parte del leone è svolta dallo stabilimento Foxconn a Zhengzhou, nella Cina centrale, dove vengono assemblati gli iPhone.

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