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FISCO

Apple ricorre in appello contro la stangata Ue da 13 mld

Il procedimento avviato presso il Tribunale dell’Unione europea del Lussemburgo per opporsi alla decisione dell’Antitrust. Secondo la Mela la maggior parte delle imposte vanno pagate negli Stati Uniti, dove si progettano e sviluppano i prodotti, e non in Europa

16 Set 2019

Patrizia Licata

giornalista

Apple si prepara a discutere il ricorso contro la decisione della Commissione europea che le ha imposto di versare 13 miliardi di euro di tasse arretrate all’Irlanda. L’azienda degli iPhone manderà una delegazione di sei top manager, tra cui il Chief financial officer Luca Maestri, in Lussemburgo per l’udienza al Tribunale dell’Unione europea, secondo maggior organo giurisdizionale dell’Ue.

Il caso di Apple è il più eclatante nella battaglia dell’Ue contro l’elusione fiscale da parte dei grandi colossi del digitale. Il “verdetto” degli uffici Antitrust guidati dalla commissaria Margrethe Vestager, risale all’agosto del 2016: per Bruxelles Apple deve rimborsare all’Irlanda la cifra record di 13 miliardi di euro in imposte arretrate perché a tanto ammontano i “benefici fiscali illeciti” che l’Irlanda ha concesso ad Apple. La Commissione Ue ha equiparato le vantaggiose condizioni fiscali garantite da Dublino agli aiuti di stato e può recuperarli per un periodo di 10 anni retroattivo a partire dalla prima richiesta di informazioni inviata ad Apple, che è avvenuta nel 2013.

Sia Apple che l’Irlanda si sono appellate: il trattamento fiscale del produttore di iPhone era, secondo quanto sostengono i ricorsi delle due parti contro la decisione della Commissione europea, in linea con la legge irlandese e dell’Unione europea.

Ora, secondo le anticipazioni di Reuters, la delegazione della Mela dirà ai giudici europei che la maggior parte delle sue imposte sul reddito vanno pagate agli Stati Uniti perché la maggior parte del valore dei suoi prodotti, tra cui progettazione e sviluppo, è creato negli Usa.

Nel suo ricorso l’Irlanda sostiene che l’Unione europea è andata oltre i poteri dell’Ue entrando in questioni di pertinenza nazionale. Il regime fiscale concesso alle imprese che stabiliscono in Irlanda la loro sede europea è a disposizione di tutti, non ritagliato su misura sui colossi hitech statunitensi, dice Dublino. Reuters riporta che le multinazionali impiegano in Irlanda circa il 10% della forza lavoro locale.

Gli uffici della Vestager hanno contestato anche altri accordi fiscali vantaggiosi che violano le norme sulla concorrenza e gli aiuti di stato. Nel 2017 l’Antitrust europeo ha ordinato ad Amazon di pagare 250 milioni di euro di tasse non versate: la decisione è arrivata a conclusione di un’indagine partita a ottobre 2014 sull’accordo che il colosso dell’e-commerce aveva stretto nel 2013 con il governo lussemburghese.

Nella nuova Commissione europea guidata dal presidente Ursula Von der Leyen la Vestager ha acquisito un doppio incarico: oltre a occuparsi della concorrenza sarà commissaria all’Agenda digitale.

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