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LO SCANDALO

Caso Facebook, al via gli alert per gli utenti. Sospesa una società con filiale in Italia

Per l’ex Cambridge analytica Christopher Wylie i profili coinvolti sarebbero oltre 87 milioni. Il social mette all’indice CubeYou e crea una commissione indipendente sulle lezioni Usa. L’11 aprile spunta il “Faceblock” day. E il cofondatore di Apple Steve Wozniak cancella il proprio profilo

09 Apr 2018

A. S.

I profili di utenti Facebook coinvolti nel caso Cambridge analytica potrebbero essere più di 87 milioni. Ad affermarlo in un’intervista a “meet the press” sulla Nbc è Christopher Wylie, ex dipendente della società, secondo cui le informazioni “potrebbero essere immagazzinate in varie parti del mondo, compresa la Russia, per il fatto che il professore che gestiva la raccolta dati andava avanti e indietro tra Gran Bretagna e Russia”. Durante il programma televisivo Wylie ha aggiunto di avere intenzione di collaborare con gli investigatori per fare chiarezza sul caso.

Intanto Facebook, in attesa dell’audizione del suo fondatore Mark Zuckerberg di fronte alle autorità Usa, prosegue nella sua attività per “bonificare” la piattaforma e impedire l’accesso alle società che fanno un uso improprio dei dati dei profili degli utenti. L’ultimo è il caso di una società, CubeYou, che ha la sede principale a San Francisco e una filiale in Italia, a Milano, e che avrebbe utilizzato le informazioni raccolte tramite quiz per fini di marketing e non – come dichiarato – per scopi accademici.

Il Ceo Mark Zuckerberg, inoltre, ha annunciato che Facebook ha intenzione di dare vita a una “commissione di ricerca indipendente” sulle elezioni e la democrazia: “L’obiettivo – sottolinea – è sia quello di ottenere le idee di eminenti studiosi su come affrontare questi problemi, sia per essere sicuri di proteggere l’integrità delle elezioni”. Ai membri della commissione il social network consentirà “l’accesso alle risorse in modo che possano trarre conclusioni imparziali sul ruolo di Facebook nelle elezioni, compreso il modo in cui gestiremo i rischi sulla nostra piattaforma e quali misure dovremo adottare prima delle elezioni future. Condivideranno pubblicamente il loro lavoro e – spiega il fondatore del social – non richiederemo la nostra approvazione per la pubblicazione”.

Sono in programma per oggi i faccia a faccia di Zuckerberg con alcuni parlamentari statunitensi a Capitol Hill, alla vigilia della sua prima audizione in Congresso sul caso Cambridge Analityca: tra questi anche i membri delle commissioni che lo ascolteranno domani e mercoledì. Per prepararsi al confronto il Ceo del social network si starebbe avvalendo della collaborazione di due diversi team di “trainer”. Per domani in seduta congiunta è prevista l’audizione con le commissioni Giustizia e Commercio del Senato, mentre mercoledì sarà la volta delle commissioni Energia e Commercio della Camera.

Proprio oggi il social network attiva in cima al flusso di notizie nei profili una nuova funzione che informa gli utenti su chi ha visualizzato i suoi dati tramite Cambridge Analytica. Gli utenti potranno così visualizzare quali app utilizzano i dati e che tipo di informazioni condividono, dando anche la possibilità ai singoli di cancellare le informazioni che li riguardano: una vicenda che in Italia riguarderebbe secondo le ultime stime 214.134 profili su 31 milioni.

Gli utenti intanto, al di là delle decisioni che prenderanno le autorità autorità (in Italia anche l’Antitrust e l’Agcom hanno aperto istruttorie), si stanno organizzando guidati da gruppi di attivisti per rendere visibili le proprie proteste. Dopo la nascita del movimento #deletefacebook, e preparano per l’11 aprile un giorno di “Faceblock”, in cui propongono di sospendere per 24 ore l’uso del social network e di tutti i servizi collegati, come Messenger, Instagram e Whatsapp. “Volevamo organizzare un’azione diretta per dare la possibilità agli utenti di dire che vogliono vedere miglioramenti in Facebook – spiega al Guardian Laura Ullman, portavoce della campagna Faceblock – Abbiamo scelto il giorno in cui Zuckerberg testimonierà al Congresso Usa perché vogliamo non solo richiamare le responsabilità di Facebook nel gestire la piattaforma ma anche quelle del governo di regolare i monopoli e assicurarsi che le società proteggano i dati”.

Tra le iniziative di protesta più appariscenti quella di Steve Wozniak, cofondatore di Apple, che ha deciso, secondo quanto riportato da Usa Today, di chiudere la sua pagina Facebook. “I profitti di Facebook si basano sulle informazioni degli utenti, ma gli utenti non ricevono nessun profitto indietro – dice al quotidiano statunitense riprendendo le argomentazioni utilizzate qualche giorno fa dal Ceo Tim CookApple fa soldi grazie a buoni prodotti, non grazie a te. Come hanno detto, con Facebook, il prodotto sei tu”.

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