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LE PERFORMANCE 2019

Spoletini: “In Italia per Oracle l’anno migliore di sempre”

Il country manager: “Risultati record, in linea con la crescita della corporation, e trainati dai servizi cloud”. Il futuro? L’intelligenza artificiale applicata alla gestione del database

11 Lug 2019

Domenico Aliperto

Fabio Spoletini, Country Manager di Oracle in Italia e Regional Senior Vp di Sud-Europa, Russia e Cis, è visibilmente soddisfatto. All’indomani della chiusura dell’anno fiscale 2019, pur non potendo fornire nel dettaglio i dati scorporati per mercato, non riesce a trattenere il sorriso alludendo alle performance della piazza tricolore, in linea con quelle della corporation, comunicate lo scorso 19 giugno e – fa intendere – superiori a quelle di Paesi europei tradizionalmente meglio disposti del nostro alla trasformazione digitale. “Per Oracle Italia è stato l’anno migliore di sempre”, ha detto il manager, discutendo con CorCom del presente e soprattutto del futuro della subsidiary del gruppo fondato da Larry Ellison. Spoletini ha sottolineato che alla base della crescita nei prossimi anni ci saranno sempre più servizi di Cloud applicativo, autonomous database e Cloud infrastrutturale.

La prima direttrice non ha bisogno di presentazioni, con soluzioni Erp (Enterprise Resource planning) e applicazioni dedicate a Marketing e Risorse umane che sono cresciute anno su anno del 32% a livello globale. “Sull’Erp Cloud siamo riconosciuti dagli analisti come pionieri la cui leadership si estende sia in termini di gamma, sia di visione, sia di incremento di quote di mercato ”, ha detto Spoletini citando diversi clienti italiani che sul fronte del Software as a service hanno scelto Oracle: da Amplifon a Mzbg-Zanetti, passando per Cnh, Siram, Wind Tre, MediaSet, PostePay, e arrivando a Giglio Group, Banca Mediolanum, Generali, Mapei, A2a e Danieli.

“Ma il vero elemento dirompente è l’autonomous database, che grazie all’uso intensivo di intelligenza artificiale e machine learning permette l’autogestione e l’autoriparazione in regime di disponibilità always on del database. Non è solo questione di risparmiare sui costi di gestione, ci sono in gioco anche i temi della scalabilità e soprattutto della sicurezza. L’80% degli errori all’interno dei database è infatti generato da fattori umani, senza contare che con le architetture tradizionali, tra la scoperta di vulnerabilità o bachi di sistema e l’elaborazione di patch possono trascorrere anche sei mesi. Con l’autonomous database diventa invece possibile eliminare in tempi rapidi qualunque buco, con ricadute positive per il business e per la reputazione aziendale”. Rispetto a questa soluzione, tra i clienti di Oracle ci sono già cinque mila trial in corso in tutto il mondo. In Italia si possono citare i casi dell’assicuratore Cnp Vita, di Sisal e di Coca-Cola Hbc.

Anche sul fronte del Cloud infrastrutturale, intelligenza artificiale e machine learning contribuiranno a garantire le promesse fondanti dell’offerta creata da Larry Ellison: un’elevata Sla (Service Level Agreement) e il miglior rapporto price/performance del mercato. Ma sarà soprattutto la partnership stretta con Microsoft la chiave di volta per stimolare il processo di trasformazione sul Cloud per le grandi aziende. “Se parliamo di Cloud infrastrutturale, al momento è coinvolto solo il 30% dei workload complessivi, e nella maggioranza dei casi si tratta di processi non core, che riguardano cioè parti non fondamentali del business”, ha spiegato Spoletini. “Tutti oggi parlano di strategie Cloud, ma se il 70% delle attività critiche rimane sui data center proprietari sarà difficile dare un vero boost all’impresa. L’alleanza con Microsoft nasce da una precisa domanda del mercato americano, dove la possibilità di sfruttare tutte le capability dei due Cloud invoglierà le organizzazioni a fare il grande salto, che comunque è inevitabile: come ha detto Larry Ellison in occasione dell’ultimo Open World, entro il 2025 l’80% di tutti i workload sarà in Cloud”.

Oracle sta accompagnando questa trasformazione facendo leva sul programma Soar. Una campagna globale che insieme alla spinta sull’autonomous database rafforzerà ulteriormente il ruolo del gruppo come società di servizi. “L’iniziativa mira a spingere i nostri clienti a effettuare un’ultima migrazione, quella definitiva”, ha detto Spoletini, precisando che “si tratta di un vero e proprio ‘last upgrade’, visto che passando al Cloud di Oracle, on premise o da remoto, tutti gli aggiornamenti diverranno automatici e trasparenti. Il risparmio sarà evidente specialmente sui progetti PaaS (Platform as a Service), che prevedono l’integrazione di hardware e software. Noi, d’altra parte, parliamo di database as a service: una volta fatto quel passo, un’azienda può dirsi Cloud-ready, che è poi lo stadio preliminare per iniziare il percorso che conduce all’autonomous database. Tempo 18-24 mesi e questo servizio decollerà, diventando uno standard di mercato”.

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