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REGNO UNITO

Datagate, Facebook rinuncia all’appello e paga la “mini” multa da mezzo milione

Il social media ha deciso di pagare la sanzione imposta dal Garante dei dati britannico nel 2018 dopo aver sborsato 5 miliardi di dollari negli Usa per lo scandalo Cambridge Analytica. Resta aperto il fronte antitrust

30 Ott 2019

Patrizia Licata

giornalista

Facebook ha acconsentito a pagare la sanzione di 500.000 sterline per il caso Cambridge Analytica inflitta l’anno scorso dal regolatore britannico Ico (Information Commissioner’s Office). L’authority che vigila sui diritti nella società dell’informazione ha reso noto che l’azienda di Mark Zuckeberg ha rinunciato ad andare avanti con l’appello pur senza ammettere la sua responsabilità nel datagate.

Violata la privacy di 1 milione di cittadini britannici

Il regolatore britannico ha punito Facebook per aver permesso la violazione dei dati personali di almeno 1 milione di utenti del Regno Unito tramite la app cattura-dati della ormai defunta società di marketing poliico Cambridge Analytica. La multa inferta è la più alta possibile nel Regno Unito in caso di violazione della legge sulla privacy ma una cifra simbolica per un colosso come Facebook.

“La principale preoccupazione per l’Ico è che i dati dei cittadini Uk sono stati esposti a un serio rischio di conseguenze dannose. La protezione delle informazioni personali e della privacy è di importanza fondamentale”, ha affermato l’authority. “Siamo soddisfatti di sapere che Facebook ha adotttato delle misure e continuerà ad agire per allinearsi ai principi essenziali della data protection”.

I pericoli del marketing politico

Nell’annunciare la multa, a luglio del 2018, il regolatore britannico ha spiegato che Facebook ha violato le sue stesse policy sulla privacy e non si è accertata che Cambridge Analytica avesse cancellato le tracce dei dati raccolti dai suoi server: questo ha permesso alla società di conservare modelli predittivi costruiti su milioni di profili social ottenuti in occasione delle elezioni presidenziali Usa.

L’authority si è detta preoccupata non solo da una generica mancanza d vigilanza da parte del social media, ma dal fatto che i partiti politici acquistano regolarmente informazioni personali dai data broker allo scopo di influenzare l’opinione pubblica e le intenzioni di voto.

Per l’Ico l’utilizzo dei dati personali ai fini del behavioral advertising e del marketing politico ha un enorme impatto sulla reputazione delle aziende che se ne avvalgono. Il regolatore ha suggerito la messa a punto di un codice di comportamento che eviti gli abusi e garantisca che le elezioni abbiano uno svolgimento corretto.

Le persone devono sapere, ha sottolineato l’Ico, che cosa è e quali sono gli impatti del targeting pubblicitario che cattura e usa i loro dati personali e Facebook avrebbe dovuto spiegare agli utenti perché venivano raggiunti da particolari spot o messaggi elettorali: “È mancata la sufficiente trasparenza”.

L’impegno di Facebook

Cambridge Analytica ha sempre negato di aver violato qualunque legge, mentre Facebook ha ammesso che avrebbe dovuto “fare di più andando a fondo sulle richieste di dati di Cambridge Analytica e intervenire fin dal 2015”. Ora il social media si è dichiarato soddisfatto dell’accordo raggiunto con l’Ico e ha ricordato di aver apportato sostanziali modifiche alla sua piattaforma per restringere la quantità di informazioni cui gli sviluppatori di app esterni possono avere accesso. Facebook ha detto che continuerà ad aggiungere strumenti di controllo con cui le persone possono proteggere e gestire i loro dati.

A settembre l’azienda di Mark Zuckerberg ha annunciato di aver individuato 400 sviluppatori che non rispettavano le sue linee guida sulla protezione dei dati e ha provveduto a bloccare le loro app, che sono alcune decine di migliaia.

Sulla griglia dei regolatori

Negli Stati Uniti il datagate è stato oggetto di un’indagine congiunta di Fbi, Federal Trade Commission, dipartimento di Giustizia e Sec che si è concentrata sia sulle attività di data mining di Cambridge Analytica sia sui comportamenti e la governance di Facebook. Quest’anno è arrivata la multa della Ftc da 5 miliardi di dollari per la violazione degli accordi sulla tutela dei dati personali degli utenti a seguito dello scandalo Cambridge Analytica. Come parte del patteggiamento, Facebook ha dovuto creare una commissione interna per la privacy che riferisce all’ente federale e produce report trimestrali.

La stessa Ftc ha in corso su Facebook un dossier antitrust. In parallelo si è aperta negli Usa un’inchiesta del dipartimento di Giustizia, sempre per questioni relative alla concorrenza, la quarta del genere a carico di Facebook negli Usa, considerando anche quella della commissione Giustizia della Casa dei rappresentanti e quella avviata dai procuratori generali di 8 Stati.

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