PRIVACY

Datagate, dal Regno Unito la prima multa a Facebook: 500mila sterline

Per l’Information Commissioner’s Office l’azienda americana avrebbe dovuto esercitare un controllo sui suoi dati anche se in mano a una terza parte. Il regolatore si è detto preoccupato dal diffuso ricorso al data brokerage da parte dei partiti politici e ha aperto un procedimento penale contro la parent company di Cambridge Analytica

Pubblicato il 11 Lug 2018

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Arriva la prima multa per Facebook legata al caso Cambridge Analytica: in Gran Bretagna l’Information Commissioner’s Office (Ico) ha imposto all’azienda americana una sanzione di 500.000 sterline per aver violato la legge sulla tutela dei dati personali. Si tratta della cifra massima  prevista nel Regno Unito in caso di data breach. L’Ico ha anche aperto un procedimento penaale contro la ormai disciolta capogruppo di Cambridge Analytica, la SCL Elections.

Il regolatore britannico si è detto preoccupato dal fatto che i partiti politici acquistino regolarmente informazioni personali dai data broker, citando specificamente il caso di una società utilizzata dal Partito Laburista, Emma’s Diary, che fornisce ai genitori consulenza medica e articoli per neonati e bambini. L’Ico ha anche ingiunto a un’altra società del data brokerage, Aggregate IQ, di smettere di elaborare dati dei cittadini britannici a scopo di profilazione e marketing politico. Aggregate IQ ha lavorato con la campagna britannica Vote Leave sostenendo l’uscita dall’Unione europea nel referendum sulla Brexit.

Per l’Ico Facebook ha violato le sue stesse policy sulla privacy e non si è accertata che Cambridge Analytica (che nel frattempo ha chiuso i battenti) avesse davvero cancellato le tracce dei dati raccolti dai suoi server: questo ha permesso alla società di conservare modelli predittivi costruiti su milioni di profili social ottenuti in occasione delle elezioni presidenziali Usa.

L’information commissioner Elizabeth Denham ha affermato che l’utilizzo dei dati personali per i fini del behavioral advertising e il marketing politico ha un enorme impatto anche sulla reputazione delle aziende che se ne avvalgono e ha suggerito la necessità di un codice di comportamento che eviti gli abusi e garantisca che le elezioni abbiano uno svolgimento corretto. Le persone devono sapere, ha aggiunto la Denham, che cosa è e quali sono gli impatti del targeting pubblicitario che cattura e usa i loro dati personali e Facebook avrebbe dovuto spiegare agli utenti perché venivano raggiunti da particolari spot o messaggi elettorali: “È mancata la sufficiente trasparenza”.

Cambridge Analytica ha sempre negato di aver violato qualunque legge, mentre Facebook ha ammesso che avrebbe dovuto “fare di più andando a fondo sulle richieste di dati di Cambridge Analytica e intervenire fin dal 2015”.

L’Ico solitamente non rende pubbliche le sue conclusioni, ma questa volta ha fatto sapere di aver divulgato l’entità della sanzione per sollecitare l’interesse dell’opinione pubblica in materia di privacy. A maggio lo stesso Information Commissioner’s Office ha imposto a Cambridge Analytica di consegnare tutti i dati e le informazioni in suo possesso su un elettore americano, aprendo la strada ad altri 240 milioni di elettori Usa che potrebbero inoltrare la stessa richiesta in base alle leggi britanniche sulla protezione dei dati personali.

Negli Stati Uniti il datagate è oggetto di un’indagine congiunta di Fbi, Federal Trade Commission, dipartimento di Giustizia e Sec: l’inchiesta si concentra sia sulle attività di data mining di Cambridge Analytica sia sui comportamenti e la governance di Facebook; l’inchiesta a quattro serve infatti a verificare la conformità e la trasparenza della comunicazione pubblica dell’azienda di Mark Zuckerberg a utenti, azionisti e regolatori.

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