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GIG ECONOMY

Deliveroo: “Tutti i dipendenti diventeranno azionisti”. Ma i rider sono esclusi

Garantite share option ai 2mila addetti, operazione da 10 milioni di sterline. Ma la misura non riguarda i circa 35mila fattorini che operano nei 12 paesi dove l’azienda britannica è attiva. Scettici i sindacati

16 Mag 2018

Federica Meta

Giornalista

Deliveroo renderà azionisti tutti i suoi 2mila dipendenti diretti. L’iniziativa prevede che a tutti i dipendenti presenti e futuri l’azienda garantirà delle share option, non essendo Deliveroo quotata in Borsa. L’investimento dell’azienda di 10 milioni di sterline è destinato a tutti i 2mila dipendenti dell’azienda che ha la sua sede globale a Londra e opera in 12 Paesi nel mondo, tra cui l’Italia. “Se offrire delle share option è un modo comune per le società per reclutare dipendenti con esperienza – sottolinea la società – solamente alcune offrono azioni a tutti, indipendentemente dal loro livello di esperienza o anzianità aziendale. L’annuncio riguarda sia gli attuali sia i futuri dipendenti”.

Il fondatore e ceo Will Shu ha dichiarato l’intenzione di rendere tutti i dipendenti “proprietari dell’azienda” e che le share option sono “il suo modo di ringraziare lo staff e ribadire in ogni modo che questa è davvero la nostra azienda”. A seguito del più recente round di finanziamento Deliveroo ha raccolto 957 milioni di dollari ed è valutata oggi oltre 2 miliardi di dollari. Nel corso di quest’anno l’azienda britannica ha annunciato che entro la fine del 2018 saranno stati creati a Londra, in due anni, circa 600 nuovi posti di lavoro nel settore della tecnologia.

“I dipendenti di Deliveroo hanno reso l’azienda quella che è oggi – sottolinea Will Shu -, e ciò che ci distingue è la nostra grande fame di eccellenza, alta specializzazione, cura e visione chiara del futuro. La nostra fenomenale crescita e il nostro successo sono stati resi possibili grazie al duro lavoro, l’impegno e la passione delle persone che hanno contribuito a rendere l’azienda ciò che è oggi, e per questo meritano riconoscenza. Questa la ragione per cui voglio che tutti i dipendenti siano proprietari in Deliveroo e possiedano una quota reale del futuro dell’azienda, in espansione e crescita”.

Nei giorni scorsi, dopo la lunga onda di proteste che ha coinvolto tutte le piattaforme delle consegne del cibo, la piattaforma britannica aveva annunciato l’estensione della copertura assicurativa per i fattorini. Ma nel presentare la società aveva ribadito che i rider – 35mila operanti in 12 Paesi – non sono dipendenti. E dunque non hanno diritto ai benefici che derivano dal successo di mercato.

Pronto il commento dei sindacati.  “L’azione contrattuale deve sempre più volgere verso nuovi modelli partecipativi, anche attraverso l’azionariato che consente ai lavoratori di partecipare agli utili e alle scelte aziendali – dice il segretario generale della Fist Cisl, Pierangelo Raineri – L’operazione annunciata da Deliveroo, se muove in questa direzione, apre le porte a nuove prospettive da concretizzare attraverso la contrattazione. Al contrario, sarebbe negativa nel malaugurato caso in cui dovesse essere finalizzata alla elusione delle norme contrattuali e di legge in materia di assistenza, previdenza e sicurezza vigenti in Italia”.

“Anche i nuovi lavori hanno diritto a un inquadramento dignitoso – aggiunge il sindacalista – ed è pertanto necessario introdurre nuove misure per tutelare il lavoro che cambia, per contrastare la discriminazione generata dal web e per assicurare una prospettiva di garanzia a chi opera nell’era della gig economy per le piattaforme digitali”.

In questo senso va letta l’iniziativa della Regione Lazio che, con una memoria di giunta, si è impegnata a varare una legge a tutela dei diritti entro l’estate. Si punta a garantire nel Lazio gli standard di tutele in favore dei lavoratori connessi alle piattaforme digitali. Il primo passo sarà la raccolta di proposte e suggerimenti dalle forze politiche, sindacati, cittadini, studiosi e, naturalmente, dai lavoratori e imprese della gig economy.

La mossa  fa seguito alla sentenza Foodora con cui il tribunale di Torino ha stabilito che i rider non si possono considerare lavoratori dipendenti. Sentenza che ha accesso i riflettori sulle condizioni di lavoro e sui diritti e che ha attivato l’impegno delle istituzioni locali. Apripista il Comune di Bologna che per primo ha firmato – insieme a Cgil, Cisl, Uil e Union Riders – una Carta per i diritti: paga minima adeguata, niente cottimo, coperture assicurative, indennità meteo e contratti trasparenti i punti chiave.

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