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I RISULTATI

Facebook, trimestrale oltre le attese: il datagate non pesa sul business

Il secondo trimestre si chiude con fatturato a 16,9 miliardi di dollari (+28%) e utenti stabili. La multa della Ftc grava sugli utili, ma il titolo vola in Borsa. Ora Mark Zuckerberg punta sulle Storie e sull’integrazione dei servizi di messaggistica. Ma nel lungo periodo resta l’incognita regulation

25 Lug 2019

Patrizia Licata

giornalista

Volano i conti di Facebook: i guai col regolatore sui temi della privacy, l’emergenza fake news e l’ombra di un intervento antitrust non pesano sui risultati dell’ultima trimestrale del colosso dei social media. Nel report finanziario relativo al periodo aprile-giugno 2019, Facebook ha messo a segno un fatturato di 16,9 miliardi (quasi tutto legato all’advertising), in aumento del 28% rispetto a un anno prima e superiore alle attese degli analisti. L’utile netto a 2,6 miliardi di dollari contro 5,1 miliardi un anno fa (-49%) e l’Eps a 0,91 centesimi (-48%) risentono degli accantonamenti per pagare la multa della Ftc, ma il mercato è soddisfatto: la pubblicazione della trimestrale ha fatto balzare il titolo di Facebook, che ieri sera ha chiuso a quota +56%.

Il numero di utenti giornalieri attivi è rimasto invariato a 1,59 miliardi ed è in linea con quanto atteso dagli analisti. In Europa la base utenti giornalieri è piatta a 286 milioni mentre in Usa e Canada è cresciuta a 187 milioni da 186 milioni. Resta invariato anche il numero di utenti attivi mensili (2,41 miliardi), ma Facebook ha sottolineato che allargando il conteggio all’intera sua famiglia di app, che include Instagram, Messenger e WhatsApp, gli utilizzatori giornalieri sono 2,1 miliardi e quelli mensili 2,7 miliardi, in lieve aumento rispetto allo scorso trimestre. Il guadagno medio per utente è di 7,05 dollari contro 6,87 dollari attesi dal mercato e a +18% anno su anno.

Facebook ha ridotto la previsione sulle spese di capitale per l’intero 2019 a una cifra compresa tra 16 miliardi e 18 miliardi di dollari, rispetto alla precedente stima di 17-19 miliardi.

L’obiettivo del ceo Mark Zuckerberg è trasformare l’attività principale di Facebook dalle News Feed alle Storie. Queste sono capaci di collegare i diversi prodotti di casa Menlo Park e contano ora più di 500 milioni di utilizzatori giornalieri.

“Pensiamo che lo spostamento sulle Storie siano una grande opportunità per noi e per gli inserzionisti nel medio-lungo termine”, ha commentato la numero due di Facebook, la Coo Sheryl Sandberg. Le Storie non stanno producendo entrate al ritmo delle News Feeds ma il valore si vedrà nel futuro, ha proseguito la Sandberg.

Il futuro di Facebook è in generale disegnato per essere “privato”, basato su conversazioni tra amici attraverso le app di messaggistica e su servizi protetti da crittografia, ha indicato Zuckerberg lo scorso marzo.

Nelle strategie del ceo per la sua azienda ci sono anche l’e-commerce e i pagamenti come dimostrano le iniziative presentate alla recente conferenza degli sviluppatori F8 come la possibilità per gli utenti di Instagram di comprare i prodotti direttamente dagli influencer o opportunità per le imprese su WhatsApp – e il lancio della criptovaluta Libra.

Sono iniziative destinate a un attento scrutinio del regolatore, ma finora i guai con le authority non hanno intaccato la salute del business di Facebook. Anche la multa arrivata nei giorni scorsi dalla Ftc americana5 miliardi di dollari e aumentata supervisione regolatoria sul trattamento dei dati – non ha scalfito la fiducia degli azionisti.

Al telefono con gli analisti dopo la pubblicazione della trimestrale, Zuckerberg si è detto d’accordo con la necessità di un quadro regolatorio sulla privacy e su tutte le questioni che rischiano di esacerbare la frustrazione contro i social media e gli impegni del ceo sono quanto basta per ora a analisti e investitori. Gene Munster di Loup Ventures però avverte: le incertezze aumenteranno se la pressione dei regolatori diventerà insostenibile impattando sui costi (in tecnologie e personale, già aumentato del 31% in un anno, con oltre 39.600 dipendenti) e rallentando lo sviluppo dei prodotti per metterli in linea con nuove stringenti regole.

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