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L'EDITORIALE

La multa da 5 miliardi a Facebook? Un regalo senza precedenti

È la più alta sanzione mai comminata, ma il titolo è balzato in Borsa ai massimi da luglio dello scorso anno. E non a caso. Misure stringenti in tema di privacy sarebbero state ben più onerose. E un segnale molto più forte anche per i competitor

13 Lug 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

A freddo il coro di giubilo “giustizia è fatta”. Ma le cose non stanno propriamente così. La multa da 5 miliardi di dollari inferta a Facebook per la fuga dei dati legata alla vicenda Cambridge Analyitica è certamente la più alta mai comminata dalla Federal Trade Commissione americana – quella del 2012 da 22,5 milioni di dollari a carico di Google appare al confronto una cosa da poco – ma gli unici a gioire della decisione non potevano che essere Mark Zuckerberg, gli investori di Facebook e non da ultimo i competitor, a partire da Google, che parecchie gatte da pelare hanno con le questioni legate alla privacy.

Non è un caso dunque se il titolo Facebook a Wall Street è balzato in appena mezz’ora a livelli che non si registravano da luglio 2018, chiudendo a +1,8%, 204,87 dollari per azione.

Cinque miliardi di dollari sono il nulla per Facebook: nell’ultimo trimestre il social network ha registrato 15 miliardi di revenue e 12 miliardi di profitti nel 2018. Cinque miliardi sono dunque il guadagno di appena un mese. L’azienda si aspettava una multa record, l’aveva messa in conto al punto da aver accantonato nel primo trimestre 3 miliardi di dollari per farvi fronte, ma temeva molto di più non in termini di quantità ma di “qualità”. La Ftc avrebbe potuto optare, oltre alla multa, per una decisione nel merito delle azioni presenti e future in tema di privacy, inasprendo le policy e i controlli a carico di Facebook. Misure che molto più “danno” avrebbero causato al business del social network. E non a caso sono state molte le reazioni a sfavore della decisione: i democratici americani – che hanno votato contro – considerano la misura “un regalo di Natale anticipato” e secondo molti esperti ed analisti la multa non viene a capo delle questioni più stringenti in tema di privacy e anche di competizione. Peraltro in un momento in cui Facebook ha annunciato progetti che potrebbero completamente sparigliare le carte in tavola in tema di concorrenza, equilibri economici e gestione dei dati personali: l’integrazione fra le tre piattaforme della galassia Zuckerberg (Facebook, Instragram e Whatsapp) e il lancio della criptovaluta Libra che ha già sollevato polemiche e allarmismo da parte dei governatori e dei regolatori di tutto il mondo: hanno già alzato il livello di guardia la Fed, le Banche centrali europee, inclusa quella italiana e persino Donald Trump ha deciso di intervenire.

Ma il cammino di Facebook, al netto dei proclami, potrà andare avanti per ora quasi indisturbato. Mentre la tutela della privacy ne esce fiacca e persino ulteriormente indebolita, considerato che nessuna “penale” è stata prevista sul da farsi in merito. Dopo la decisione della Ftc la parola passa ora al Dipartimento di Giustizia americano, che potrà dare o non dare il disco verde. Ma poco conta.

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