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L'EDITORIALE

Team digitale, Garante Privacy e Agcom: le nomine sul tavolo del nuovo governo

Nell’esecutivo 5Stelle-Lega il digitale è stato “governato” prevalentemente dai grillini. Ma il tema è molto caro al PD. Il rinnovo delle Authority è la priorità visto che sono entrambe arrivate a fine mandato. E ci sarà da organizzare la squadra del neo-Dipartimento di Palazzo Chigi

29 Ago 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Garante Privacy, Agcom e Team per la Trasformazione digitale: sono tutti da nominare vertici e componenti. E dovrà pensarci il nuovo Governo. Le due Authority hanno già esaurito il proprio mandato e al il Garante Privacy è stata concessa una proroga di 60 giorni al fine di garantire la continuità delle funzioni del collegio che resta in carica per l’ordinaria amministrazione. Riguardo al Dipartimento per la Trasformazione Digitale in seno a Palazzo Chigi – in Gazzetta Ufficiale il decreto di giugno scorso che ne ha istituito la nascita – bisognerà organizzare completamente la struttura.

La questione delle nomine non sarà da poco: nella precedente compagine di governo, 5Stelle e Lega avevano già trovato un accordo di massima sulla suddivisione delle “poltrone”: Garante Privacy a presidenza grillina, Agcom a presidenza leghista. Ora però c’è da mettersi d’accordo con il nuovo alleato, il PD (a meno di colpi di scena dell’ultim’ora).

Il tema del digitale è molto caro al Partito Democratico che nella precedente legislatura ha tenuto a battesimo il Piano Banda Ultralarga nonché Industria 4.0. Dossier poi passati nelle mani di Luigi Di Maio, nel suo ruolo di ministro dello Sviluppo economico. E in particolare del consigliere per l’innovazione Marco Bellezza, che ha seguito tavoli e istanze. Fra le ultime iniziative annunciate il Piano banda ultralarga per le aree grigie, dove si concentra la maggior parte delle aziende italiane, distretti industriali inclusi. Cosa succederà ora? I 5Stelle riusciranno a tenersi le “deleghe” sul digitale?

Da non sottovalutare poi la questione della Pubblica amministrazione: la ministra Giulia Bongiorno, al di là delle impronte digitali contro i “furbetti” del cartellino, non è riuscita a produrre molto altro sul fronte della digitalizzazione della macchina pubblica, una delle sfide più complesse ma urgenti.

Passando al Dipartimento per la Trasformazione digitale la squadra è tutta da creare. E c’è da capire quale sarà il ruolo di Agid, la struttura guidata da Teresa Alvaro, e del Team digitale capitanato dal commissario straordinario Luca Attias il cui mandato è in scadenza. Come si legge sul sito del Team di governo la fine del mandato è “prevista” il 19 settembre prossimo. Bisognerà dunque capire se Attias avrà un ruolo nella nuova compagine di Palazzo Chigi oppure se la sua esperienza si avvicina a conclusione.

Al di là della spartizione delle “poltrone” fondamentale sarà la linea programmatica e di conseguenza la selezione dei componenti delle due Autorità così come del nuovo Dipartimento digitale. Le competenze sono dirimenti per assicurare la gestione di sfide, quelle che attengono all’universo del digitale – delicatissimo il tema della privacy così come quello della diffusione della banda ultralarga fissa e mobile. Ed è ora che si venga a capo della digitalizzazione della pubblica amministrazione che può fare da spinta propulsiva anche a quella delle piccole e medie imprese.

Last but not least il 5G: bisognerà mettere mano al “dossier” Huawei, – la filiale italiana è finita nella “lista nera” americana – strettamente connesso al Golden Power (il decreto che aggiornava le tempistiche esecutive per le verifiche va verso la naturale scadenza). E bisognerà anche fronteggiare la questione elettrosmog: alcuni Comuni stanno già osteggiando la posa delle antenne a causa dei timori (infondati e privi di evidenza scientifica) sui rischi per la salute.

I 5Stelle ai tempi del non-governo particolarmente battaglieri su questo fronte, hanno decisamente “ammorbidito” le proprie posizioni. In un video-post pubblicato recentemente sul suo profilo Facebook, la deputata Mirella Liuzzi ha provato a fare chiarezza e a sgombrare il campo da bufale e allarmismi. Ma fatto sta che la questione dei limiti stringenti sulle emissioni attivi in Italia dovrà prima o poi essere affrontata se si vorrà davvero dare un’opportunità al nostro Paese di accelerare sulla roadmap della copertura e posizionarsi in qualità di leader a livello internazionale. Con tutti i benefici del caso sul fronte dello sviluppo economico e della competitività.

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