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MERCATO

Netflix vende 2,2 miliardi di dollari di “junk bond” per finanziare i contenuti

Il colosso dei video-streaming ricorre ancora una volta all’emissione di obbligazioni ad alto rendimento per sostenere la pressione competitiva su un mercato dove si attende il debutto di Disney Plus e Apple. Ma sarebbe pronto anche a fare acquisizioni

23 Ott 2019

Patrizia Licata

giornalista

Netflix ha venduto 2,2 miliardi di dollari di junk bond negli Stati Uniti e in Europa per finanziare la creazione di contenuti originali e sostenere un business sempre più competitivo, con nuovi attori che si affacciano nel mercato del video-streaming.

Secondo i dati messi insieme da Bloomberg gli investitori hanno comprato 1 miliardo di dollari di obbligazioni denominate nella valuta americana e 1,1 miliardi di euro (pari a 1,2 miliardi di dollari) in euro bond. I bond in dollari sono a 10,5 anni e hanno un rendimento del 4,875%, mentre quelli in euro, sempre a 10,5 anni, fruttano il 3,625%. Netflix ha dichiarato che l’operazione serve a sostenere le diverse attività aziendali, tra cui acquisto e produzione di contenuti, ma anche potenziali acquisizioni di altre società.

Investimenti da 3,5 miliardi nei contenuti

Netflix ha deciso di vendere parte del debito in cambio di liquidità dopo aver pubblicato una trimestrale che ha soddisfatto le attese del mercato. L’’espansione internazionale sostiene il business e mitiga i timori di perdite cospicue sul maturo mercato domestico dove la concorrenza si è intensificata.

Per competere Netflix continua a spendere pesantemente: ha “bruciato” 551 milioni di dollari di cash nel terzo trimestre e ha in cantiere investimenti per 3,5 miliardi di dollari in contenuti quest’anno.

Il ceo Reed Hastings ha però assicurato che l’azienda sta “lentamente andando” verso l’obiettivo di un flusso di cassa libero positivo, che il colosso del video-streaming spera di centrare fra cinque anni.

Streaming, mercato sempre più affollato

Netflix resta il colosso mondiale del video-streaming ma sulla scena si sta per affacciare un big dei media, la Walt Disney, con la nuova piattaforma Disney Plus che sarà attiva negli Usa dal 12 novembre, forte dei titoli del gruppo come Pixar, Marvel e Star Wars, un prezzo ultra-competitivo (6,99 dollari al mese) e l’alleanza esclusiva della telco Verizon.

Nell’arena sta per entrare anche Apple, con un servizio (Apple Plus) che costerà 5 dollari al mese e che è già stato acclamato dagli analisti come perfettamente capace di reggere alla concorrenza di Netflix.

Per sostenere i risultati finanziari Netflix ha aumentato il costo dell’abbonamento (11,99 dollari al mese), ma ora deve dimostrare ai suoi utenti, di fronte a una concorrenza agguerrita, di avere un’offerta per la quale val la pena spendere di più.

Netflix ricorrerà ancora ai bond

Netflix è ricorsa alle emissioni obbligazionarie più volte nel 2018 ed è 11ma nella classifica Bloomberg Barclays U.S. Corporate high yield bond index, che mette in fila le aziende americane per quantità di debito finanziato con emissioni di obbligazioni ad alto rendimento.

Il ceo Hastings ha detto che Netflix continuerà a ricorrere al mercato delle obbligazioni con alti rendimenti per soddisfare le sue esigenze di investimento, ma cercando di usare sempre meno questo strumento e ha respinto la definizione di “junk bond”. Moody’s tuttavia – riporta Forbes – ha dato a Netflix e a questo nuovo round di obbligazioni un rating Ba3, equivalente a B B- di Standard & Poor’s o Fitch. Il giudizio di Moody’s evidenzia come gli analisti considerino Netflix vulnerabile di fronte a deterioramenti dell’economia in generale o del suo posizionamento sul mercato del video-streaming in particolare. Anche il forte indebitamento e il flusso di cassa negativo pesano sul rating.

Nel terzo trimestre il colosso dello streaming ha registrato utili  per 665 milioni di dollari rispetto ai 403 milioni dello stesso periodo del 2018; il fatturato ha battuto le previsioni degli analisti attestandosi a 5,25 miliardi di dollari, con una crescita del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; gli abbonati sono aumentati di 6,77 milioni su scala globale, lievemente al di sotto dei 7 milioni del consensus. L’indebitamento complessivo, secondo Bloomberg, supera i 13 miliardi di dollari.

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