Facebook perde il Chief tech officer Mike Schroepfer, fedelissimo di Zuckerberg - CorCom

L'ADDIO

Facebook perde il Chief tech officer Mike Schroepfer, fedelissimo di Zuckerberg

Il top manager resterà come “senior fellow”. Al suo posto un altro braccio destro del fondatore, Andrew Bosworth, che proseguirà il lavoro dell’ex: usare l’intelligenza artificiale contro la diffusione delle fake news

23 Set 2021

Patrizia Licata

giornalista

Il Chief technology officer di Facebook, Mike Schroepfer, ha deciso di lasciare il suo ruolo per dedicarsi alla famiglia e alla filantropia. Lo ha comunicato lo stesso social media. Non è frequente che Facebook perda top  manager: come nota in un commento il New York Times, il ceo Mark Zuckerberg è molto attento a tenersi stretta la cerchia dei dirigenti fidati che tengono le redini dell’azienda (come Sheryl Sandberg, Coo dal 2008).

Facebook ha già scelto il manager che prenderà il posto di Schroepfer: è Andrew Bosworth, altro veterano dell’azienda e amico personale di Zuckerberg. Bosworth ha lavorato in diverse aree di Facebook, tra cui lo sviluppo dei prodotti di advertising e la realizzazione di dispositivi video e di realtà virtuale.

Schroepfer ha fatto le “veci” di Facebook nel Datagate

Schroepfer, 46 anni e da 13 anni in Facebook, lascerà il suo posto di Cto il prossimo anno per diventare “senior fellow”, un ruolo di nuova creazione. Potrà così continuare a supervisionare le assunzioni e la formazione dei talenti hitech di Facebook.

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Tuttavia, nel ruolo di Cto (che ha ricoperto dal 2013), Shroepfer si è occupato di altri aspetti chiave per l’azienda, tra cui lo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale per aiutare la piattaforma social ad arginare la diffusione di fake news, hate speech e altre violazioni della privacy, della sicurezza e dei diritti delle persone online.

Schroepfer ha addirittura rappresentato Mark Zuckerberg davanti al Parlamento britannico nell’anno di Cambridge Analytica o “datagate“: il Ceo ha lasciato che fosse il top manager a presentarsi a Londra per rispondere alle domande dei parlamentari sulla cessione dei dati senza consenso alla società di marketing politico.

Facebook ha investito 13 miliardi per privacy e sicurezza

Facebook è da alcuni anni sotto attento scrutinio dei regolatori mondiali. Dopo il datagate e l’evidenza delle falle nella protezione dei dati personali, la rete sociale di Mark Zuckerberg è finita nel mirino per gli utilizzi a scopo di bullismo, discriminazioni e attacchi di altro genere alle persone, nonché per l’esposizione raggiunta dalle false informazioni legate alla politica e alla salute. Le conseguenze sono emerse drammaticamente con le elezioni presidenziali americane del 2016 e con l’esplosione della pandemia di Covid-19 e la successiva campagna vaccinale.

Facebook ha cercato di porre riparo e di recente ha anche fornito i numeri del suo impegno economico: l’azienda ha investito oltre 13 miliardi di dollari in misure di sicurezza e protezione dal 2016. La divulgazione del dato arriva a pochi giorni di distanza dall’accusa rivolta dalla stampa secondo cui l’azienda di Mark Zuckerberg non sarebbe riuscita a riparare “gli effetti negativi della piattaforma” portati alla luce dall’Osservatorio indipendente su Facebook (cui l’azienda è sottoposta negli Stati Uniti).

Facebook ha aggiunto che la sua esperienza nell’intelligenza artificiale l’ha aiutata a bloccare tre miliardi di account falsi nella prima metà dell’anno e a eliminare più di 20 milioni di fake news su Covid-19 e vaccini.

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