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DISINFORMAZIONE

WhatsApp lancia il fact-checking contro le fake news

Via al servizio Checkpoint Tipline in India in vista delle elezioni politiche: gli utenti possono inoltrare messaggi e ottenere un controllo su testi e immagini. Il Paese asiatico è il primo mercato per la app con 300 milioni di utenti

04 Apr 2019

Patrizia Licata

giornalista

WhatsApp rafforza gli strumenti anti-fake news in India e lancia, in vista delle elezioni politiche, un servizio di fact-checking. Gli utenti della app di proprietà di Facebook potranno inoltrare messaggi al centro di verifica Checkpoint Tipline, dove un team di fact checkers valuterà i contenuti e classificherà i messaggi secondo cinque categorie: vero, falso, ingannevole, controverso, non pertinente (true, false, misleading, disputed, out of scope). Il servizio è gestito dalla startup indiana Proto.

I messaggi inoltrati andranno inoltre a formare un database per studiare e comprendere la diffusione di bufale e disinformazione. La tornata elettorale in India si apre l’11 aprile e l’esito finale del voto è atteso per il 23 maggio. L’India è il più grande mercato di WhatsApp con 300 milioni di utenti, secondo i dati di Counterpoint, mentre Facebook conta nel paese 200 milioni di iscritti.

Facebook e la sua galassia di applicazioni sono finite nell’occhio del ciclone per il ruolo nella diffusione di notizie false che hanno pesato sull’esito delle elezioni Usa del 2016 e di quelle in Brasile nel 2018. L’azienda di Mark Zuckerberg è corsa ai ripari rafforzando i controlli sulle ads politiche sul social network e adottando strategie mirate per la app di messaggistica: per esempio, l’opzione di inoltro a singoli o a gruppi è già stata limitata ed è stato implementato il machine learning contro i profili fake.

Il servizio di fack-checking Checkpoint Tipline per l’India supporta cinque lingue – inglese, hindi, telugu, bengali e malayalam — ed è in grado di analizzare non solo i testi, ma le immagini e i video. I fondatori di Proto, Ritvvij Parrikh e Nasr ul Hadi, sottolineano che il servizio ha un’utilità che va oltre il singolo appuntamento elettorale, perché permetterà di “studiare il fenomeno della disinformazione su vasta scala”, individuando i temi più soggetti a manipolazione e le regioni e le fasce demografiche più bersagliate. I risultati saranno condivisi con l’International center for journalists.

Facebook ha anche reso noto di aver rimosso 549 account e 138 pagine sulla piattaforma social per “comportamento inautentico coordinato in India”, ma l’encryption end-to-end di WhatsApp rende più difficile tracciare l’azione dei profili fake sulla app di messaggistica, i cui contenuti non sono leggibili da Facebook. Difficile anche la risposta in tempi rapidi: il Wall Street Journal riporta di aver inoltrato diversi messaggi che risultano ricevuti da Checkpoint Tipline ma che, dopo alcune ore, non avevano ottenuto riscontro. “Se sono fake news note siamo rapidi, altrimenti occorre tempo per la verifica”, ha replicato Proto.

Nei giorni scorsi Mark Zuckerberg ha pubblicato una lettera aperta ai regolatori chiedendo di attivarsi sulla governance di Internet e non lasciare tutta la responsabilità al social network e alle sue app. Uno dei punti toccati è proprio la necessità di una legislazione aggiornata sulla protezione delle elezioni, comprese nuove regole mirate alla pubblicità politica online che “riflettano la realtà delle minacce” affrontate dalle aziende che gestiscono i social media.

In Italia Agcom è da poco intervenuta sulla minaccia delle fake news nella vita democratica del nostro paese: il primo numero dell’Osservatorio sulla disinformazione online dell’autorità di garanzia per le comunicazioni ha rilevato livelli record di disinformazione in Italia a partire dalle elezioni politiche di marzo 2018 e ha lanciato l’allarme in vista delle europee del prossimo maggio.

Proprio in vista del voto per il rinnovo del Parlamento dell’Unione europea, Facebook ha ha esteso all’Ue alcune delle regole sull’advertising politico e degli strumenti anti-fake news adottati negli Stati Uniti dopo che le autorità di Washington hanno denunciato l’azione di disturbo di attori russi (il cosiddetto Russiagate); per esempio, creerà un archivio pubblico delle ads politiche in cui tutti potranno condurre ricerche e ha aperto due nuovi centri operativi a Dublino e Singapore che si occuperanno di controllare i contenuti legati alle elezioni europee.

Anche Twitter si è mossa estendendo all’Europa la sua nuova policy sulle ads politiche per garantire più controlli sulla provenienza e le sponsorizzazioni delle campagne di marketing: il nuovo Ads Transparency Center dovrebbe arginare le interferenze, soprattutto dai temuti troll di matrice russa.

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