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LO SCENARIO

L’imprevedibile manna dei Giga gratis. Una piaga per le telco?

Lo sbarco di Iliad ha sortito in poche settimane un rilancio aggressivo da parte dei competitor. La sfida si gioca sul fronte dell'”unlimited”. Ma come faranno le telco a tenere i conti e a sostenere gli investimenti nelle reti ultrabroadband? Si riapre la partita del consolidamento. E a sparigliare i giochi potrebbero pensarci Mediaset e Sky

25 Giu 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

Inutile negarlo. Il debutto di Iliad in Italia ha provocato uno scossone. E poco conta quanto e se il quarto operatore mobile reggerà alla competizione degli operatori consolidati nel medio-lungo periodo. Checché in molti tentino di minimizzare, quasi “snobbando” il new entrant, e nonostante le analisi poco entusiasmanti sul fronte dei pronostici, è la reazione dei competitor a dimostrare che c’è da stare in campana.

Il rischio di un’emorragia di clienti – vuoi anche per l’eco negativa della questione delle bollette a 28 giorni per non parlare dello “stalking” dei call center – non è uno scherzo. Le regole del gioco, certo, sono uguali per tutti e non a caso la stessa Iliad, sotto i riflettori mediatici, in queste prime settimane ha avuto un bel da fare nel correggere alcune “ambiguità” comunicative relative all’offerta e chiarire i dubbi dei consumatori oramai attentissimi ed espertissimi nello scovare le “trappole” nascoste nelle clausole leggibili solo agli ipermetropi.

La guerra dei prezzi, come prevedibile, è ripartita a suon di rilanci al ribasso da parte di tutti gli operatori sul mercato, ultima in termini di apparizione Vodafone con il brand Ho. Una manna per i consumatori che “magicamente” hanno la ghiotta possibilità non solo di tagliare i costi in bolletta, ma di godere di una quantità di Giga che non si era mai vista. Dai 2 Gb standard si è passati in un batter di ciglio a 10, persino 20 volte tanto. E la soglia dei mille minuti e dei mille sms ha strabordato fino all’illimitato.

Siamo dunque a un punto di svolta. Di certo le telco “storiche” avrebbero preferito non ritrovarsi in questa situazione. L’all-inclusive esasperato all’estremo inevitabilmente impatterà sui profitti. E la “voce”, a catena, andrà a ricadere sugli stanziamenti per gli investimenti nei network, quelli per l’upgrade e anche per la manutenzione e l’assistenza. Insomma sulla qualità dei servizi. La manna di oggi potrebbe dunque trasformarsi in una “piaga”. D’altro canto non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.

La qualità non eccelsa del 4G non è un mistero, al netto di Iliad. Il segnale non “tiene” in molte aree del Paese, persino nelle grandi città. E la quantità crescente di dati in transito sulle reti sta mettendo a dura prova la capacità di tenuta delle reti stesse. Le aspettative sono ora tutte proiettate sul 5G. Ma il terreno è minato dal rischio per molti di non poter partecipare alle aste a causa dell’insostenibilità finanziaria del business e per tutti dalle lungaggini burocratiche che si sono accumulate a causa del ritardo nella formazione del nuovo governo.

Il cerchio dunque si sta stringendo e sta lievitando la possibilità di un nuovo consolidamento nelle Tlc italiane: il dossier Tim-Open Fiber potrebbe non essere l’unico di cui si discuterà nei prossimi mesi. L’attenzione volgerà presto verso Vodafone che rischia di trovarsi “schiacciata” senza un asset fisso di rilievo. E potrebbe dunque riaprirsi il capitolo acquisizioni. Le “prede” papabili? Non possono essere che Fastweb e Tiscali. Ancora da capire poi il ruolo di Sky, sempre più vicina a “convertirsi” in una telco. E anche Mediaset potrebbe avere un ruolo determinante nel nuovo scenario “telcomedia”.

Una cosa è certa: nelle Tlc italiane il fermento non manca mai.

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