LE NOMINE E IL PIANO

Tim, Labriola stringe il cerchio sulle prime linee: Chiriotti a capo delle Hr

Incarico anche per Manuela Carra che va alla guida delle Investor relations. Avanti tutta sulla strategia 2022-2024, riflettori puntati sull’offerta di Kkr

31 Mar 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

tim

Avanti tutta sulle nomine. L’Ad di Tim Pietro Labriola ha quasi completato la “sua” squadra. Con decorrenza immediata, Paolo Chiriotti è stato nominato a capo della funzione Chief Human Resources, Organization, Real Estate & Transformation Office. Chiriotti – si legge in una nota di Tim – vanta un’esperienza di oltre 30 anni nel Gruppo, “in cui ha ricoperto incarichi manageriali di crescente responsabilità negli ambiti delle risorse umane, della security e del procurement, acquisendo una profonda conoscenza dell’azienda”.

Avvicendamento alle Investor Relations: lascia Carola Bardelli e alla direzione (confluita in ambito Cfo) arriva dall’8 aprile Manuela Carra.

Le nomine fanno seguito a quelle già annunciate. Nei giorni scorsi Maria Enrica Danese è stata nominata a capo della Funzione Institutional Communications, Sustainability Projects & Sponsorship. A metà febbraio è stata la volta Andrea Rossini nuovo Chief Consumer, Small & Medium Market Office di Tim ed ex direttore strategy di Vodafone.  A inizio febbraio sono state annunciate le nomine di Claudio Ongaro a capo della Funzione Chief Strategy & Business Development Office e di Simone De Rose alla guida della Funzione Procurement.

La funzione Chief Technology & Operations Officer confluita nella nuova funzione Chief Network, Operations & Wholesale Office è stata affidata a Stefano Siragusa, che assume il ruolo di Deputy del Direttore Generale.La funzione Chief Enterprise Market Office è stata affidata a Massimo Mancini.

L’Opa Kkr davvero possibile?

Sul piano industriale annunciato dall’Ad Labriola e soprattutto sul “dossier” Kkr ha acceso i riflettori in un’analisi il Financial Times. “Un’offerta proposta dal fondo americano Kkr lo scorso novembre valutava la società 33 miliardi di euro, compreso il debito. Ancora non ufficialmente respinta, un’acquisizione a quella valutazione sarebbe tra le più grandi acquisizioni di private equity nella storia europea. È altamente improbabile che accada”. Riguardo allo scorporo “se uno dei due piani di smembramento va avanti, sarebbe il superamento di quella che è diventata una situazione non più sostenibile dal punto di vista regolamentare” aggiunge il quotidiano finanziario per il quale “la via più ovvia ora è quella di riorganizzare il business attraverso un carve-out delle sue attività – un approccio previsto da Labriola e Kkr – che gli permetterebbe di ridurre il suo debito. Il piano di Labriola prevede uno scorporo più ampio. L’opzione Kkr manca di dettagli, ma non piace in alcune stanze della politica italiana, dove l’azienda continua ad essere percepita come un asset strategico”.

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