Tlc, il mercato italiano sempre più in affanno. E la guerra dei prezzi si allarga alla fibra - CorCom

IL REPORT MEDIOBANCA

Tlc, il mercato italiano sempre più in affanno. E la guerra dei prezzi si allarga alla fibra

Il primo semestre 2021 chiude con ricavi in calo dell’1,8%. In sofferenza Tim, WindTre e Vodafone. Solo Iliad e Fastweb in controtendenza. Il mobile registra le peggiori performance, va meglio sul fisso sull’onda delle attivazioni delle linee ultrabroadband ma l’abbattimento delle tariffe rischia di impattare sui conti futuri

12 Ott 2021

Patrizia Licata

giornalista

Tra il 2016 e il 2020 i ricavi delle telco sono complessivamente diminuiti a un tasso medio ponderato del 2,7%, con la rete mobile in maggior affanno (-5,2%) rispetto alla fissa (- 0,3%).

Nel primo semestre 2021 i ricavi domestici dei principali operatori italiani hanno proseguito il trend calante, scendendo complessivamente dell’1,8%, con la contrazione più ampia per la rete mobile (-5,4%).

Lo rivela la nuova indagine annuale dell’Area Studi Mediobanca sui 27 maggiori gruppi mondiali del settore delle telecomunicazioni negli anni 2016-2020 e nei primi sei mesi del 2021 (QUI LO STUDIO COMPLETO).

In Italia nel primo semestre di quest’anno il calo del fatturato nei servizi mobili è concentrato nei primi 3 operatori (Tim, Wind Tre e Vodafone) con una diminuzione cumulata di 420 milioni di euro. Altalenante l’andamento dei ricavi: continua la crescita di Iliad (+23,9% sul primo semestre 2020), in aumento anche Fastweb (+6,9%), in calo Tim (-0,4% la business unit italiana), Vodafone (-5,2%) e Wind Tre (- 10,3%).

In Italia la crescita dei numeri del comparto fisso nel primo semestre 2021 (+1,2%) deve però fare i conti con la scelta dei principali operatori di allineare al ribasso i rispettivi piani tariffari a partire dal terzo trimestre 2021, in attesa del lancio dei servizi fibra da parte di nuovi attori. L’inasprimento del contesto competitivo e la necessità di nuovi investimenti volti all’implementazione su larga scala del 5G e all’incremento della diffusione della fibra rendono improcrastinabile per il settore l’esigenza di cogliere le opportunità di crescita provenienti dalle nuove tecnologie digitali (tra cui cloud, Ai e servizi Ict) nel prossimo futuro, sottolinea lo studio di Mediobanca.

Nella ripresa dei ricavi dominio Usa-Cina

L’andamento medio delle telco italiane contrasta con il trend dei ricavi su scala mondiale. Nel primo semestre 2021 il fatturato aggregato dei 27 principali operatori ha invertito la rotta (+4,8% rispetto al primo semestre 2020) portandosi a 555,5 miliardi di euro. Il risultato si deve soprattutto alla crescita dell’8,5% dell’Asia & Pacifico (236,1 miliardi di euro) alimentata a sa volta dalle telco cinesi (+12,7%). Bene anche i player delle Americhe (in crescita del 4,5% a 168 miliardi di euro), con l’Europa ancora al palo (-0,5%) con un fatturato aggregato di 151,4 miliardi di euro.

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In Europa investimenti a +20% per recuperare i ritardi sul 5G

Sempre nel primo semestre 2021 gli investimenti sono calati del 2,5%, con i tagli maggiori per Americhe e Asia & Pacifico (rispettivamente -11,1% e -10,1%), ma sono cresciuti del 20,6% per l’Europa che deve recuperare i ritardi nella diffusione del 5G, soprattutto nel confronto con Cina e Corea del Sud dove la penetrazione della nuova tecnologia (25,3% e 32,4% a fine giugno 2021) è ben superiore alla media mondiale (5,7%) ed europea (1,6%).

In Europa, Deutsche Telekom domina la classifica con ricavi nel primo semestre 2021 pari a 53 miliardi di euro (+1,2% sul primo semestre 2020, su base omogenea), seguita da Vodafone con 22,3 miliardi (+2,3%), Orange 20,9 miliardi (+0,5%), Telefònica 20,8 miliardi (-4%), BT Group 11,5 miliardi (-4,8%) e Tim 7,6 miliardi (-2,4%).

Conti in sofferenza per le offerte “a pacchetto”

Nonostante il traffico dati sia aumentato ovunque nel mondo, le telco hanno reagito positivamente all’emergenza in termini di tenuta e qualità del servizio offerto. I conti economici degli operatori del settore sono stati però gravati dall’aumento dei costi e dall’appiattimento dei ricavi favorito dall’ampia diffusione delle offerte “a pacchetto”. Solo le telco asiatiche hanno chiuso i 12 mesi del 2020 con ricavi stazionari (+0,2%), mentre i fatturati dei gruppi americani ed europei sono diminuiti, rispettivamente, del 3,7% e del 3,0%.

Nel 2020 i ricavi aggregati delle 27 principali telco mondiali sono stati pari a 1.080 miliardi di euro, in diminuzione dell’1,9% sul 2019, ma in crescita dell’1,4% rispetto al 2016. Inferiore la performance dei 10 big player europei delle telco, con ricavi diminuiti del 7% rispetto al 2016.

La classifica mondiale delle telco per ricavi: da At&t a Tim

At&t (140 miliardi di euro nel 2020) guida la classifica mondiale per ricavi che vede nelle prime 17 posizioni 7 gruppi asiatici e 6 europei (con Tim 17esima). Seguono Verizon (104,5 miliardi) e Deutsche Telekom (101 miliardi). Lo scorporo di Warner Media da parte della At&t e la cessione di Aol e Yahoo da parte di Verizon nel 2021 sanciscono la possibile fine dell’idillio nella convergenza tra le telco e la produzione di contenuti, con gli accordi di distribuzione tra i due settori che divengono ora la strada più percorsa.

In Italia la maggiore contrazione dei ricavi tra il 2016 e il 2020

Diminuiscono ovunque i ricavi della telefonia in Europa. Il primo mercato è quello tedesco con ricavi per 57 miliardi di euro (-0,8% sul 2019), seguito dal Regno Unito (35,1 miliardi esclusa la vendita di apparati i cui importi non sono disponibili; -1,8%) e Francia (35,2 miliardi; -0,4%). Nonostante la diversa popolosità dei due Paesi, Spagna e Italia si contendono la 4a piazza in Europa con, rispettivamente, 28,8 miliardi (-3,8%) e 28,6 miliardi (-4,8%). All’Italia tocca la maggiore contrazione dei ricavi tra il 2016 e il 2020 (-10,3%).

La redditività delle telco: in Europa guida Telenor

La redditività industriale è rimasta stabile tra il 2016 e il 2020 con l’ebit margin a quota 14,8%. Per le telco europee l’ebit margin, sebbene in miglioramento di 120 b.p., è inferiore e pari al 12,8%, a causa della forte concorrenza degli ultimi anni, come si evince dai prezzi in continua flessione dei principali servizi, specialmente in Italia.

In Europa, sul podio della redditività nel 2020 salgono: Telenor (ebit margin al 19,9%), Liberty G. (19,5%) e Swisscom (17,5%). Tra i principali operatori internazionali Verizon vanta i margini industriali più elevati (ebit margin al 23,1%), seguita dalla giapponese Kddi (19,6%).

Sul fronte patrimoniale, Swisscom ha la struttura finanziaria più solida (debiti finanziari sul capitale netto al 95,2%) con Tim al 104,9% e Telenor agli antipodi (343%), seguita da Telefònica (305%) e Altice Europe con patrimonio negativo.

I principali operatori in Italia nel 2020

Tim (business unit italiana) è prima per fatturato (12 miliardi; -8,4% sul 2019) davanti a Vodafone (5,1 miliardi; -9,4%), Wind Tre (4,9 miliardi; -3,7%) e Fastweb (2,3 miliardi; +3,6%), con Iliad in 5a posizione (0,7 miliardi; +58,3%). Escludendo le start-up (Iliad e Open Fiber) e le più piccole Eolo, PosteMobile e Linkem, nel quinquennio Fastweb è l’unica a crescere (+28%), con investimenti industriali superiori alla media italiana.

Wind Tre è l’operatore con l’ebit margin più elevato (17,4%) seguito da BT Italia (16,6%) e Tim (13,4%), con gli utili di Wind Tre in spolvero (+414%) grazie ai minori interessi passivi iscritti a bilancio dopo la ristrutturazione dell’indebitamento realizzata nel 2019.

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